Dialogo corpo-mente

Si potrebbe tracciare un percorso ideale dalla medicina alla psicologia partendo da un progetto di “cura” in cui si percorre l’iter farmacologico e/o chirurgico che permetterà poi di “prendere in cura” ponendo l’attenzione agli aspetti psicologici e al sostegno emotivo con l’obiettivo di “prendersi cura” di una persona realizzando una forma più completa e ampia di salute. La moderna concezione della salute potrebbe andare sempre più nella direzione di valutare il prendersi cura del “malato” occupandosi in modo approfondito del benessere della persona. Inserire nell’ambito dell’intervento terapeutico anche la possibilità di affrontare le difficoltà emotive inerenti al difficile percorso della malattia, rappresenterebbe ampliare il campo di intervento, rivolgendosi anche ad altre professionalità, in un team multidisciplinare di esperti, con più competenze che operano in collaborazione, per realizzare più salute e più benessere possibile. In questa sinergia di professionalità potrebbero esserci, oltre alla figura del medico, quella del nutrizionista, del fisioterapista, dello psicologo o dello psicoterapeuta e di altri professionisti ancora, a seconda delle esigenze.

Accanto al pilastro delle cure mediche-farmacologiche-chirurgiche, si potrebbero fondare così altre basi, per costruire con il lavoro comune, la casa della salute. Questa sinergia di forze permetterebbe una maggiore presa in carico del paziente, aumentando il livello qualitativo della prestazione e diminuendo l’uso-abuso delle strutture pubbliche. Ci si allontanerebbe quindi sempre più dalla sola cura del sintomo, per accompagnare la persona nella sua difficile esperienza con la malattia, cercando di offrire il sostegno più ampio e approfondito possibile. In particolare il sostegno psicologico offerto al paziente , può fortemente contribuire a migliorare l’efficacia delle cure ed essere di grande aiuto per raggiungere il livello migliore possibile di vita. L’attenzione per il mondo interiore del paziente è una delle basi fondanti per perseguire l’obiettivo di aiutare la persona a vivere una vita soddisfacente e non a sopravvivere in una identità di malato in continuo pellegrinaggio ospedaliero. La terapia farmacologica e la riabilitazione motoria potrebbero essere affiancate da una terapia di tipo psicologico o psicoanalitico di vario tipo: una psicoterapia o una terapia di sostegno, una terapia di coppia e/o familiare, una terapia di gruppo.

Scegliendo a seconda dei casi e delle necessità, si può decidere per una psicoterapia analitica piuttosto che per una terapia di sostegno più breve; se l’ambiente familiare è in difficoltà può essere valida una terapia che comprende il sostegno familiare o di coppia. Anche una terapia di gruppo può essere molto utile: i gruppi sono generalmente condotti da uno o da due terapeuti che guidano il lavoro sugli argomenti di interesse specifici. Si può formare un gruppo di sostegno composto anche esclusivamente da persone con le stesse patologie, oppure ci si può indirizzare verse nuove tipologie di gruppo come ad esempio i “gruppi antropologici” in cui si apprende l’arte di realizzare progetti e di sviluppare le proprie potenzialità. Ciò risulta particolarmente utile per distogliere l’attenzione ossessiva dalla malattia, trasferendo le energie alle possibilità che si hanno a disposizione e alle capacità che si possono sviluppare. Ponendo l’accento su quello che si può fare, e non su ciò che non si può fare. Il gruppo ha una grande funzione di sostegno, sia per condividere le problematiche, sia per avere risposte, sia perché la coralità che si crea produce una grande forza.

Nel caso del malato cardiaco grave può essere necessario un sostegno e una presa in carico maggiore rispetto ad altri pazienti. Infatti l’ansia per la propria vita, la paura, l’angoscia per il futuro, la sensazione di limite e di incapacità, possono dominare la condizione emotiva del paziente ed appesantire lo stato di salute generale rendendo la ripresa più difficoltosa. Il sostegno psicologico, particolarmente in questo caso, diventa una rete tesa nel vuoto della paura e dell’incertezza, rappresenta una corda solida a cui aggrapparsi saldamente e lentamente risalire. Un utile intervento può essere rivolto anche a riconoscere e contrastare i pensieri negativi che incidono sull’umore. Modificare i pensieri, cambiare atteggiamenti e comportamenti negativi può avere un importante peso sullo stato di salute generale. Ci può essere, infatti, in alcuni pazienti, la tendenza a costruire il proprio “calvario” di immobilismo e lamentele togliendo energie alla ripresa di una vita sufficientemente autonoma. Una metodologia per sottolineare i miglioramenti fisici è ad esempio il biofeedback: viene periodicamente monitorata la situazione motoria del paziente evidenziando i progressi fisici; questa metodologia rinforza la consapevolezza del cammino verso la guarigione.

Conoscere ed accettare le risorse e le possibilità reali che si hanno, può essere l’inizio di una riflessione approfondita sulla propria condizione, cercando di accettare i cambiamenti, non come sciagure o punizioni, ma anche come esplorazioni di nuove possibilità. Ad esempio, decidere di cambiare stile di vita, scegliere abitudini più sane ed adeguate, può essere vissuto come una restrizione e una imposizione o come una opportunità di accrescere e coltivare l’amore per se stessi. Questa diversità di atteggiamento ha un peso sull’umore e può influire sullo stato di salute generale. Sintonizzarsi nel modo più positivo possibile con la nuova condizione, elaborare la paura, l’angoscia e l’incertezza del futuro, costruire una nuova identità che non sia ristretta alla sola identità di malato, può aiutare ad elaborare la dipendenza dalla struttura medica; mobilitando energie insospettate al servizio di più vita e più benessere. Certo è una cultura della salute più ampia che si dovrebbe affermare: dando più sostegno al paziente e minor carico alle strutture pubbliche. L’utente potrebbe essere messo nella condizione di poter scegliere un lavoro sul profondo e un più ampio sostegno, che lo accompagni e lo aiuti nel difficile percorso che è chiamato ad affrontare; la malattia è sempre un evento importante e significativo nella esperienza di un individuo e andrebbe collocata nella giusta dimensione; affrontando con il terapeuta i vissuti profondi, le paure, le ansie e le angosce che la malattia suscita, il paziente può sentire di non essere solo con se stesso, ma sostenuto da chi, con presenza e sapienza, condivide con lui un pezzo del duro cammino nella esperienza di malattia.

Questo sostegno del profondo e l’attenzione ai contenuti mentali riferiti all’evento, richiede uno spazio e una professionalità specifici, richiede che si dia la giusta importanza al settore che si prende cura “dell’interiorità”. Si tratta di ampliare il campo di intervento utilizzando le giuste competenze, dando dignità e importanza all’interiorità della Persona a confronto con l’esperienza della malattia e del dolore nel suo cammino esistenziale. Affinchè si possa provare a dare un senso, una dignità e la giusta collocazione a questo evento, evitando l’abitudine di minimizzare e di usare il buon senso comune per affrontare situazioni che reclamano più importanza e spazio. Possiamo pensare all’uomo e all’organismo umano come ad una complessa e bella opera d’arte: dando dignità e spazio a tanti livelli di coscienza, ancora oggi un po’ trascurati e che invece hanno un peso sulla salute, si può riconoscere ad ogni essere umano, il diritto e la possibilità di costruire l’opera d’arte personale della sua vita, inserendo nella giusta cornice l’evento, le cure mediche, le proprie emozioni e tanti elementi ancora, tutti necessari per ottenere un quadro di vita più armonioso possibile.

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