I risultati dell’indagine realizzata dal Ministero della salute volta a misurare le politiche finora attuate dai paesi membri e candidati in tema di promozione di stili di vita sani

Le attuali conoscenze scientifiche hanno dimostrato quanto l’incidenza di molte patologie sia legata a stili di vita errati: il tabagismo, l’abuso di alcol, l’alimentazione scorretta o eccessiva, l’inadeguata o insufficiente attività fisica, sono tutti fattori che predispongono, infatti, ad un maggiore rischio di contrarre malattie cardiovascolari, tumori, varie forme dismetaboliche e osteoporosi. Indurre i cittadini europei ad adottare stili di vita più salutari, studiando azioni tese a rendere facilmente accessibili le informazioni e le conoscenze necessarie a tutelare la salute dai danni arrecati da abitudini nocive, rende, quindi, possibile evitare molte sofferenze e costi correlati a malattie prevenibili.

Il numero di decessi nonché il numero di anni vissuti in condizioni di disabilità per patologie croniche attribuibili a stili di vita sbagliati e dannosi per la salute è enorme nel mondo ed in Europa. Secondo stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) gli stili di vita non salutari spiegherebbero quasi il 50% delle malattie negli uomini e il 25% nelle donne, nei Paesi europei più sviluppati.

Si pensi che il fumo, considerato ormai unanimemente dalla comunità scientifica la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile, provoca nell’Unione Europea circa il 90% dei tumori del polmone, l’80% delle broncopneumopatie croniche ostruttive e il 25% dei decessi per malattie di cuore e la sua diffusione in Europa riguarda 230 milioni di persone, vale a dire il 30% dell’intera popolazione. Ma anche le abitudini alimentari errate, così come la sedentarietà, sono da considerare con attenzione per i gravi rischi che comportano alla salute: mangiare troppo, mangiare alimenti ricchi di grassi, condurre una vita priva di adeguata attività fisica, espongono anch’essi a malattie cardiovascolari ischemiche, tumori, diabete mellito, osteoporosi. Per contrastare queste abitudini di vita errate occorre stimolare il diffondersi di una cultura della “responsabilità della propria salute” ed in tal senso corrette informazione, educazione e comunicazione sui comportamenti salutari, costituiscono gli strumenti principali. Ma da soli non bastano. Bisogna creare un accordo tra gli Stati dell’Unione Europea per una linea di azione comune condivisa anche dalle associazioni di consumatori e produttori e dalle aziende pubblicitarie.

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