Come superare Paranoia e pensiero persecutorio

In questo locale mi guardano tutti. Mi sento i loro occhi addosso. Mi danno la caccia. Io non mi giro a guardarli, ma lo so che mi stanno scrutando. Mi sarò pettinato? Stanno sicuramente parlando male di me. Mi prendono in giro, mi sbeffeggiano. Dove ho messo il portafoglio con la carta di credito? Anche il cameriere mi vuole fregare. Perchè quel sorrisino saccente? Se si aspetta che mi sbagli sul conto se lo può scordare. Controllerò tutto fino in fondo, fino all’ultima virgola, fino all’ultimo centesimo. Maledetti scarafaggi. Ma se ne accorgeranno: quando sarò ricco e famoso mi dovranno osannare e io avrò finalmente la mia vittoria, la mia rivincita, la meritata vendetta.

La personalità paranoica, o con tratti paranoici, è fondata su un sistema di lucide convinzioni a tema persecutorio non corrispondente alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta nel contesto di capacità razionali altrimenti integre. Esistono naturalmente molti gradi di gravità, alcuni dei quali si limitano ad una semplice degenerazione di tratti caratteriali come la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio o l’insicurezza.

Nei casi più gravi, si arriva fino al delirio paranoico, dove il soggetto può essere convinto dell’esistenza di complotti o minacce, oppure di essere perseguitato da misteriose organizzazioni, di essere sottoposto ad un controllo mentale, di essere manipolato, o di essere una persona divina, o profetica o comunque di avere un rapporto diretto con Dio, con gli alieni. L’incidenza nella popolazione, soprattutto dei casi lievi e moderati, è molto più alta di quella che comunemente ci si immagina. Anche perchè il nucleo persecutorio è quasi sempre inserito all’interno di un contesto che lo fa apparire ragionevole e coerente e ne appanna la percezione eziologica: ad esempio nel caso di ferventi religiosi, zelanti ispettori e investigatori di polizia, convinti eco-terroristi ed estremisti ambientali, diligenti ufologi e contattologi di varia natura. Al di là dei vari gradi di gravità, in generale il complesso di credenze di tipo persecutorio viene elaborato in modo lucido e sistematico. In altre parole, la personalità paranoica raramente si presenta come caotica o disorganizzata, anzi piuttosto il contrario.

Infatti, in generale, non solo non viene a mancare la funzione razionale, ma spesso si tratta di individui molto intelligenti e con un’analisi cognitiva sorprendentemente coerente, logica ed acuta. Ciò purtroppo non depone sempre a favore di una prognosi positiva poiché il sistema di credenze persecutorie si presenta sempre in maniera realistica, convincente, apparentemente aderente alla realtà, e quindi, più difficile da eradicare. Un’altro aspetto tipico del sistema di credenze persecutorio è il ribaltamento verso l’esterno dell’ostilità, ad esempio sugli altri, sugli amici, sulla società. In altre parole, la persona che vive in un universo persecutorio, diventa a sua volta – più o meno inconsapevolmente – un persecutore. Prigioniero di un paradossale circolo vizioso autoreferenziale, la persona si sente legittimata nella propria sospettosità ed aggressività verso l’esterno, proprio perchè ritiene che siano prima di tutto gli altri a perseguitarlo. Tipici, in alcuni casi, quei comportamenti che oggi vengono identificati con il fenomeno dello Stalking. In generale il vissuto è all’interno di quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, che porta a interpretare le intenzioni altrui come fondamentalmente malevole.

Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri – anche familiari, amici e colleghi – potenzialmente li possano sfruttare, li danneggino o li ingannino, anche quando non esistono prove in tal senso. Provano costantemente risentimento e sono incapaci di dimenticare insulti e offese subite, perché ciò avvalora la tesi che gli altri ce l’abbiano con loro. Com’è facile intuire, queste persone hanno grande difficoltà ad andare d’accordo con gli altri, perché qualunque relazione è vissuta come pericolosa, a causa della loro eccessiva sospettosità e ostilità. Cercare di convincere un soggetto delirante dell’infondatezza delle sue convinzioni può essere un’esperienza estremamente frustrante, come si vede molto bene nel film “A beautiful mind” di R. Howard (2001). Qualsiasi tentativo di dimostrare l’inesistenza di complotti o di manipolazioni, viene automaticamente interpretata come un’ulteriore tentativo di doppio-gioco e di manipolazione: in una parola, la dimostrazione fattiva dell’esistenza del complotto stesso. Le cause della personalità paranoica possono essere diverse.

Scendendo ad un primo livello troviamo una vasta area di paura generalizzata. Essa si trasforma in bisogno di controllo ossessivo, in sospettosità verso l’esterno. Secondo la Klein, che ha studiato la cosiddetta “Posizione Schizo-Paranoide”, il bambino non riesce a gestire il proprio odio e teme di esserne autodistrutto, oppure distrutto dalla madre per la propria cattiveria. Deve quindi rimuoverlo, negarlo e estrofletterlo verso l’esterno. Questo meccanismo di difesa fa sì che l’individuo non percepisca l’odio in se stesso, ma negli altri. Sono quindi gli altri che sono trasformati in portatori di quella cattiveria da cui poi il soggetto deve continuamente difendersi. Nei casi più gravi di delirio paranoide, questo meccanismo deve necessariamente essere molto rigido e forte, poiché gli impulsi distruttivi che l’individuo può percepire interiormente possono essere molto forti. In altre parole, l’individuo non può lasciarsi convincere dell’improbabilità dei complotti o delle manipolazioni, poiché questo lo costringerebbe ad allentare il meccanismo di difesa con il rischio di trovarsi a contatto con le proprie parti distruttive.

Il meccanismo che rivolge all’esterno l’odio è quindi il medesimo che gli garantisce la sensazione di “essere nel giusto” e di non contattare la forza del proprio odio distruttivo. Modelli di paranoia sublimata, socialmente e positivamente orientata possono essere tutte quelle professioni dove si ha bisogno di identificare con chiarezza un nemico da combattere, come ad esempio poliziotti, militari o soldati. Il “Bene” e il “Male”, i “buoni” e i “cattivi” non soltanto sono ben distinti tra loro senza possibilità di ambigue contaminazioni, ma l’individuo che svolge una funzione di utilità sociale, come la difesa dei valori della democrazia o la caccia a pericolosi criminali, si sente legittimato all’uso della forza e della propria aggressività. Con ‘autorizzazione da parte dello Stato, quando in questi casi l’odio trova il modo di esprimersi, è incapsulato all’interno di contrafforti di indottrinamento che garantiscono all’individuo di farlo “per il bene comune”, liberandolo – almeno temporaneamente – dai terribili sensi di colpa. In generale quindi, il sistema di pensieri persecutori è fondato su dei meccanismi necessariamente rigidi.

L’individuo trova pochi spazi di creatività individuale, pochi luoghi di serenità, e finisce per mancare l’elasticità necessaria per affrontare gli inevitabili imprevisti dell’esistenza. È quindi necessario un addestramento non solo all’elasticità e a familiarizzare con l’imperfezione del mondo, ma anche a percepire la “propria parte buona”, quella vera e non quella artificiale creata dalla rimozione dell’odio. In altre parole, è necessario prima riconoscere il proprio odio e la propria parte distruttiva, e poi fare una sintesi autentica tra amore e odio. Quando la persona ha potuto riconoscere prima il proprio odio, quando poi ha potuto riconoscere che sotto il proprio odio è rimasta intatta una vasta area di amore (il Sè), allora un’altro passo molto importante è quello di imparare ad “affidarsi”. Poiché tuttavia questo processo rimane comunque molto difficile da fare inizialmente verso gli altri, è fondamentale che la persona sia in grado di identificare una propria parte interna a cui cominciare ad affidarsi. Questa parte è il proprio Sé, il proprio progetto personale, la propria fonte di amore interno.

In questo modo, la persona procede lungo un cammino di graduale familiarizzazione con il processo dell’”affidarsi”, cominciando proprio da se stesso. La personalità paranoica può trasformarsi radicalmente quando impara a contattare l’enorme serbatoio di amore che tiene (gelosamente) conservato dentro di sé. La scoperta è folgorante e ha spesso esisti sorprendentemente efficaci. Quando la persona scopre quanto amore ha dentro di sé, quanto amore è rimasto indenne (malgrado il proprio odio), quanto grande sia la sua capacità di amarsi e di amare gli altri, i pensieri persecutori diminuiscono rapidamente. In altre parole, il processo di proiezione comincia ad invertirsi e a funzionare positivamente: “se io sono più buono di quanto sono cattivo, se anche io – che ho odiato così tanto – sono anche così tanto buono e capace di amare, allora anche gli altri lo possono essere, allora non c’è più motivo di essere punito, né di essere perseguitato”. La ricchezza di talenti, fantasia, capacità ideativa, amore, a lungo congelati (o peggio, utilizzati per generare pensieri persecutori), possono finalmente essere liberati ed utilizzati in processi di creatività e ricostruzione di un mondo positivo, sicuro, ricco, nutriente, caldo, e accogliente.

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