Oscar 1996 per il miglior film straniero: un film sul cinema e sull’amore. Ma non l’amore occidentale, bensì quello persiano rappresentato nel paesaggio iraniano dopo il terremoto che lo ha devastato.

Un regista cerca attori per il suo film in mezzo alla gente delle campagne. Li trova fra i contadini e le studentesse di un liceo. Lui è un povero manovale analfabeta; lei una giovane studentessa di buona famiglia. Le riprese del film subiscono numerose interruzioni a causa della storia d’amore che è nata tra i due protagonisti. La studentessa-attrice si rifiuta di rivolgere la parola al manovale-attore. Quest’ultimo infatti ha chiesto alla famiglia di lei di poterla sposare, ma oltre alla risposta negativa ha ricevuto l’ordine di non parlare più con la ragazza. Tra un ciak e l’altro si inseguono i monologhi di Osseim alla ragazza che si ostina nel suo mutismo. giovani. Osseim sa di essere analfabeta e di non avere nè denaro nè il rango di Assimira; ma a questo conflitto di classe oppone la sua semplice visione del mondo: “se i ricchi sposano sempre i ricchi e se quelli con la casa sposano sempre altri con la casa, i ricchi rimarranno sempre più ricchi e con 2 case. Cosa ci fanno con 2 case: mica possono vivere in 2 luoghi diversi.
E’ meglio che chi ha una casa sposi chi non ha casa, e chi è ricco sposi chi non è ricco: così si sta tutti bene”.

Il paesaggio è quello delle campagne dell’Iran devastato dal terremoto. Ognuno piange i propri morti, ma Osseim – orfano come Assimira – è ben radicato nella realtà. Vuole sposarla a tutti i costi malgrado le resistenze della ragazza. Osseim non ha solo l’umiltà della sua condizione, ma ha un’umiltà ancora più profonda che gli viene dalla purezza del suo amore. Le sue parole sono povere, spesso inesatte, prive di qualsiasi inutile abbellimento: sono schiette e asciutte, colpiscono direttamente al cuore. Questa essenzialità è anche la sua più grande ricchezza: Osseim sa di essere un uomo semplice ma anche profondamente autentico. La purezza e la bellezza del suo amore lentamente emergono fra le le macerie: in un paese profondamente sconvolto e devastato, l’amore di Osseim è come un fiore che fa capolino fra le rovine. Nessuno ha il tempo di commuoversi: tutti sono occupati a sopravvivere; forse solo l’anziano e saggio regista che li osserva da lontano. La semplicità di questo amore è anche la sua grande forza: Assimira non ha nessun argomento per contrastarlo.Una potenza incredibile lo anima e lo sostiene. Il paese è distrutto, i genitori sono morti, il passato è cancellato: ma l’amore riemerge a tratteggiare un futuro possibile, forse l’unico possibile: quello disegnato dall’amore più puro. Assimira resiste fin quasi alla fine: la scena finale mostra una collina coperta di ulivi dove Osseim segue paziente la sua donna, insistendo fino a farla capitolare e accettare il suo amore. Un film dai tempi filmici non usuali, e da vedere con gli occhi del cuore.

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