Fastidiosa, ma si guarisce!

Quando l’astenia perdura per molte settimane o alcuni mesi, senza che si possa attribuirla ad una causa conosciuta, e si accompagna ad altri sintomi come cefalea, dolori muscolari e alle articolazioni, febbricola, gonfiore delle linfoghiandole, potrebbe trattarsi di sindrome da fatica cronica (Chronic Fatigue Syndrome, CFS), una condizione caratterizzata da senso di fatica debilitante e da una varietà di disturbi associati, di tipo fisico e neuropsicologico. I pazienti che ne soffrono sono coloro che in passato venivano etichettati con diagnosi come ipocondria, neurastenia, sindrome da sforzo, sindrome da affaticamento postvirale, mononucleosi cronica….

Le più colpite sono le donne, tra i 25 e i 45 anni. All’inizio, l’astenia sembra essere dovuta ad un episodio similinfluenzale o a qualche altro stress acuto. In seguito, alla sensazione di essere sempre stanchi, si aggiungono altri disturbi, come cefalea, secchezza della gola, linfonodi dolenti, mialgie, artralgie e febbricola, che inducono a sospettare un’infezione persistente e spingono il paziente a rivolgersi al medico. Nella maggior parte dei casi, durante la visita non viene rilevato nulla di preoccupante.

I sintomi, però, non scompaiono, anzi, se ne aggiungono dei nuovi, come l’insonnia, una certa difficoltà di concentrazione e infine anche la depressione. Comincia così un lungo iter di accertamenti specialistici, suggeriti dal medico di famiglia per escludere le principali cause dell’astenia persistente, ma anche richiesti direttamente dal paziente, costantemente alla ricerca di una risposta alla propria condizione.

Nella maggior parte dei casi le ricerche si rivelano infruttuose e frustranti. Per questo il medico dovrà dosare gli accertamenti con molto equilibrio, poiché nessun esame di laboratorio è in grado di consentire la diagnosi di questa sindrome, né di misurane il grado di severità. Con il tempo, comunque, il quadro si stabilizza e i singoli sintomi possono variare d’intensità; ci sono giornate sì e giornate no, con peggioramenti nei periodi di maggiore affaticamento fisico od emotivo. La maggior parte dei pazienti riesce a condurre la vita di sempre, distribuendo le proprie limitate risorse tra gli impegni familiari, lavorativi e sociali. Alcuni, comunque, tralasciano le attività ricreative, mentre altri, alla lunga, abbandonano anche il lavoro.

Solo pochi pazienti arrivano ad aver bisogno di aiuto nello svolgimento delle attività quotidiane. Se la malattia si protrae per molti mesi o anni può subentrare l’isolamento, la rassegnazione, la frustrazione e persino la collera nei confronti dei medici.
La CFS, probabilmente è una patologia multifattoriale e molto può contribuire una psicoterapia specificatamente condotta a risolvere sia i problemi specifici, il quadro sintomatologico, ma soprattutto volta a risolvere le radici profonde del malessere che vengono manifestate attraverso la CFS.

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