L’Aula di Montecitorio ha approvato con 242 voti favorevoli, 174 contrari e un astenuto il disegno di legge che delega il governo a riordinare e riscrivere ampie parti della legislazione ambientale. Il provvedimento, che contiene anche norme di immediata attuazione, è stato parzialmente emendato e passa all’esame del Senato

25/09/2002 17.10.10
Deleghe ambientali, è scontro a Montecitorio Dopo dieci mesi di esame in Commissione e oltre trenta audizioni, arriva al voto dell’Aula di Montecitorio il disegno di legge del governo che delega all’Esecutivo il riordino legislativo mediante testi unici e decreti legislativi. Ecco i settori d’intervento. Con le critiche (e le proposte) dell’opposizione.

Dopo dieci mesi di esame in Commissione e oltre trenta audizioni, arriva al voto dell’Aula di Montecitorio il disegno di legge del governo che delega all’Esecutivo il riordino legislativo mediante testi unici e decreti legislativi. Ecco i settori d’intervento. Con le critiche (e le proposte) dell’opposizione L’opposizione è molto critica, sia rispetto al metodo sia al merito del provvedimento, tant’è che ha elaborato un proprio testo alternativo, non volendosi limitare alla presentazione di emendamenti, e ha nominato un relatore di minoranza, il diessino Michele Vianello.

Il provvedimento individua sette settori sui quali operare: gestione dei rifiuti e bonifica dei siti contaminati; tutela delle acque dall’inquinamento e gestione delle risorse idriche; difesa del suolo e lotta alla desertificazione; gestione delle aree protette, conservazione ed utilizzo sostenibile degli esemplari di specie protette di flora e di fauna; tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente; procedure per la valutazione di impatto ambientale, per la valutazione ambientale strategica e per l’autorizzazione ambientale integrata; tutela dell’aria e riduzione delle emissioni in atmosfera.

Le obiezioni sollevate nei confronti del provvedimento sono molteplici. “La sensazione è, per un verso, che il Governo non abbia le idee chiare e, per altro verso, che esso voglia avere, su tutta la materia ambientale, mani libere. Ma questo non è accettabile”, afferma il deputato diessino Fabrizio Vigni.

Secondo il deputato verde Marco Lion, “si chiede al Parlamento una cambiale in bianco non per riordinare ma per stravolgere l’insieme di tutte queste materie. Basta, infatti, considerare l’assoluta vaghezza della determinazione dei principi criteri direttivi per rendersi conto che l’intero impianto normativo in materia ambientale farà un vero e proprio salto nel buio.

Si vogliono così affossare vent’anni di lavoro e di confronto su temi ambientali a tutti livelli ed in tutte le sedi competenti. La cosa più corretta da fare sarebbe ritirare il provvedimento e proporre testi unici sulle singole materie non come deleghe ma come disegni di legge”.

Inoltre, osserva il relatore di minoranza Vianello, “dopo un anno questo testo è stato ulteriormente peggiorato soprattutto nella sua parte finale, laddove si esula da quanto previsto dalla delega e si legifera sotto la spinta di interessi particolaristici.

Ciò, naturalmente, potrà determinare in materie molto delicate, soprattutto per quanto attiene i rifiuti, problemi gravi ed una forte incertezza tra gli operatori del settore”.

Secondo il relatore di maggioranza, Adriano Paroli (Forza Italia), siamo invece di fronte ad “un testo equilibrato e, sotto certi profili, migliorato e completato rispetto alla proposta del Governo”.

Critiche infondate anche secondo il sottosegretario all’ambiente, Roberto Tortoli (Forza Italia), che così replica al centro-sinistra: “Anche noi abbiamo la nostra visione per valorizzare e salvaguardare la natura, è una visione diversa dalla vostra che del resto, fino ad oggi, è stata tradotta in leggi che, solo in parte, hanno prodotto risultati e funzionamento reale. Siamo qui a governare con la nostra visione politica e con il nostro approccio ambientale con serenità, pronti ad un serio confronto”.

Ma il diessino Vigni fa due conti e accusa: “Il Governo con questo disegno di legge sequestra le politiche ambientali. Sarà un po’ brutale dirlo così ma rappresenta la realtà delle cose. Con l’approvazione di un provvedimento di tal genere, il Parlamento, per questa legislatura, con riferimento alle politiche ambientali, potrebbe anche chiudere i battenti. Esagero? Faccio un po’ di conti: se tutto va bene, il disegno in esame sarà approvato definitivamente nel 2003; vi sarà poi un anno di tempo per l’adozione dei decreti delegati e giungiamo al 2004; successivamente, vi sarà la seconda delega, con altri due anni per apportare successive correzioni e modifiche.

Arriviamo così al 2006, vale a dire alla fine della legislatura: per tutto questo periodo la funzione legislativa in materia ambientale verrà sottratta al Parlamento e passerà nelle mani del Governo. Se il Governo si fosse presentato al Parlamento dicendo di voler riordinare e semplificare le leggi sull’ambiente, noi non avremmo mosso obiezioni.

Tuttavia, con questo provvedimento, il Governo non chiede solo di predisporre testi unici, con interventi di semplificazione; chiede mano libera per riscrivere come e quando gli pare nella sostanza tutta la legislazione ambientale, il che è cosa molto, molto diversa”.

Niente di tutto questo, ribatte il relatore di maggioranza, il forzista Paroli, secondo il quale è stato definito “un innovativo percorso di esame dei futuri decreti legislativi in sede parlamentare, prevedendo un doppio parere, che interviene in diversi stadi di elaborazione degli schemi di decreti legislativi predisposti dal Governo.

A ciò si aggiunga la norma che prevede che il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio riferisca periodicamente alle commissioni competenti in merito ai lavori della commissione di esperti incaricata di redigere i testi. L’intento della nuova disciplina è, dunque, quello di rafforzare il più possibile il ruolo consultivo del Parlamento e di consentire una significativa integrazione tra Governo e commissioni parlamentari nella definizione dei nuovi testi normativi Per tali motivi non regge, a mio avviso, la tesi sostenuta dall’opposizione, secondo la quale la delega in esame rappresenterebbe, di fatto, l’esautoramento del ruolo della Commissione ambiente per il prossimo anno e mezzo”.

Ma l’opposizione parla di tre anni e con Vigni rilancia, sostenendo che “non solo si espropria il Parlamento della propria funzione, ma, addirittura, lo si umilia con l’articolo 4 che prevede di istituire una commissione di 24 esperti, commissione istituita per legge con tanto di adeguata retribuzione. Da ciò che mi risulta – mi posso sbagliare -, non ci sono precedenti. In altre leggi delega era, in ogni caso, il Governo ad assumersi pienamente il compito e la responsabilità di lavorare ai decreti delegati, ferma restando la sua facoltà di avvalersi delle consulenze e degli esperti che riteneva più necessari.

Qui, invece, s’istituisce per legge una commissione e, dunque, le si attribuisce un ruolo più autorevole, più forte, che rende ancora più insopportabile lo svuotamento dei poteri del Parlamento. Ecco la nostra preoccupazione”.

“Noi temiamo che in tal modo si possa creare la Camera delle corporazioni ambientali – osserva il relatore di minoranza, Vianello -, chiedendo all’associazione tal dei tali di mettere il suo consulente, all’associazione imprenditoriale di metterne un altro e così via; dunque, esperti più interessi”.

Vigni evidenzia poi un altro problema: “La legge delega, se approvata, getterebbe nell’incertezza e nell’instabilità per i prossimi anni il quadro della normativa ambientale e, quindi, i cittadini, le imprese, le amministrazioni e gli operatori. Il messaggio, quindi, che si invia alla società italiana e agli operatori è: vedremo! Tutto è in discussione! E come si deve regolare un’impresa che deve fare un investimento ambientale o un’azienda per la gestione dei rifiuti o dell’acqua che deve compiere una scelta o un ente parco che ha un progetto da realizzare o un’autorità di bacino che deve predisporre misure di salvaguardia o un operatore che deve fare una bonifica? Quali punti certi ha e avrà nei prossimi mesi?”.

Dopo questo primo confronto avvenuto in sede di discussione generale lunedì 23 settembre, l’Aula di Montecitorio dovrebbe passare all’esame e al voto dei singoli articoli giovedì 26 o venerdì 27, compatibilmente con l’andamento del dibattito sulla “legge Cirami”.

Uno degli argomenti di merito su cui si concentrerà maggiormente l’attenzione è la previsione di una sanatoria, anche penale, dell’abusivismo in aree sottoposte a vincolo ambientale e paesaggistico, non solo per il passato ma anche per il futuro.

Di cosa si tratta lo spiega nel dettaglio il verde Lion: “Con l’articolo 8 si istituisce, in via ordinaria ed illimitata, la procedura di sanatoria di opere abusive realizzate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico-ambientale, con la conseguente estinzione di tutti i reati compiuti da chi ha costruito l’opera o trasformato il territorio, senza le autorizzazioni previste dalle normative vigenti. L’applicazione di questa norma rischia di trasformarsi in un nuovo condono sulle opere abusive realizzate in zone di interesse ambientale.

“Si modifica così uno dei principi fondamentali del testo unico sui beni culturali e ambientali (decreto legislativo n.

490 del 1999), sancito con l’articolo 163 che stabilisce: “Chiunque senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa esegue lavori di qualsiasi genere su beni ambientali è punito con le pene previste dall’articolo 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47”. Tale norma sancisce, in maniera chiara ed inequivocabile, il divieto di edificazioni, trasformazioni territoriali e realizzazione di qualsiasi opera in aree vincolate, divieto superabile solo attraverso un preventivo controllo, che si esprime con l’autorizzazione paesaggistico-ambientale delle autorità preposte alla tutela di tali aree. La violazione del divieto è sanzionata con le sanzioni penali di cui alla legge n. 47 del 1985.

“Ne consegue la non applicabilità delle procedure riguardanti la cosiddetta “Concessione in sanatoria”, prevista dagli articoli 13 e 22 della legge n. 47 del 1985 esclusivamente per le trasformazioni territoriali e le opere eseguite in assenza di regolare concessione edilizia ma su aree comunque edificabili e non vincolate, quindi esclusivamente per le violazioni di tipo urbanistico edilizio ma non per quelle paesaggistico-ambientali.

La Corte costituzionale ha confermato tale principio, sostenendo che le “sanatorie” (a differenza dei “condoni”) costituiscono “la regolarizzazione formale dell’abuso” e sono limitate “alle violazioni edilizie (…) con implicita esclusione dei reati ambientali” (ordinanza n. 46 del 2001).

“Con la modifica in oggetto, si vogliono stravolgere proprio questi principi, in un tentativo di confondere in un ibrido l’istituto del condono e quello della sanatoria: infatti, va considerato che la sanatoria è un atto amministrativo permanente che i comuni possono rilasciare solo per abusi realizzati in difformità dei processi autorizzativi in aree dove comunque era possibile edificare, è di tutta logica che il legislatore avesse escluso questa possibilità (che invece c’è nel condono) per le aree vincolate.

Va anche ricordato che il condono edilizio deve stabilire un termine certo entro cui le opere devono essere state realizzate, la sanatoria può essere rilasciata sempre; inoltre, diventando la concessione in sanatoria nelle aree vincolate uno strumento ordinario, senza scadenza di termini, consentirebbe ai comuni, che lo volessero, di poter approvare varianti dei piani regolatori allo scopo di ricomprendere in queste gli abusi consolidati e creare il presupposto giuridico della concessione stessa; infine, la modifica legislativa proposta appare ancor più grave se si considerano le notizie sulle ipotesi di condono edilizio, per ora solo parzialmente smentite da alcuni esponenti della maggioranza.

Chiediamo a tutti parlamentari che sono insorti giustamente contro l’ipotesi di un nuovo condono edilizio, un intervento altrettanto fermo contro la proposta, formalizzata nell’articolo 8 in questione, che consente di estendere alle aree vincolate la possibilità di concessione in sanatoria”.

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