” Perdona, liberati e risplendi: l’amore più l’arte vince su tutto”.

Sono due realtà opposte, che si devono incontrare e poi scegliere con libertà per giungere alla bellezza della fusione , capace di creare un’anima la cui forza e bellezza è infinitamente superiore a quella per cui avevano prima vissuto e penato. Ma quanto dolore dovranno attraversare per medicare le loro ferite , e con quale strazio! La forza potente dell’amore dovrà incidere ed addentrarsi nei buchi neri delle decisioni inconsce di odio e di vendetta, aiutata dal laser penetrante della verità per divenire efficace strumento di rigenerazione, di libertà e di bellezza! Di David Helfgott, un grande pianista vivente dalle cui vicissitudini è tratta la trama del film, il regista ci mostra tutta la discesa all’inferno, nel quale deve sostare un lungo numero di anni per ricostruire i mille frantumi della improvvisa e violenta deflagrazione interna della sua tragedia personale e famigliare, oltre che storica del popolo ebraico, sterminato dall’Olocausto nella seconda guerra mondiale. Di Gillian non sappiamo molto se non che, quando appare nella vita di David, uscito dall’ospedale psichiatrico per l’intervento amorevole di una anziana maestra di musica che si dedica ad opere di bene, da anni si era rivolta alla saggezza delle stelle .

Mi piace immaginare di lei un percorso interiore simile a quello comunicatomi un giorno da un’astrologa: “ero precipitata in un abisso di dolore quando, disperata, ho cercato risposta nelle stelle!”. Con parole simili David le chiede di sposarlo, lasciandola esterrefatta! Questo film, specie nel primo tempo, è cupo ed oppressivo , come lo è l’angosciosa realtà di storie vere, ferite e tormentate dal bisogno di subire o di agire la violenza degli assoluti che le dominano. In esse la voce e la luce del SE’ non trovano uno spazio sufficiente di ascolto e di accoglimento perché sono sopraffatte dalla decisione di sfidare la Vita e le sue leggi , di ritenersi vittime per sempre a causa del dolore subito, con il diritto e con il dovere di espiare o di fare espiare. Le vicende narrate nel film ci invitano ad un percorso che bene illustra la concezione dell’anima nella religione ebraica centrata sul patto tremendo di obbedienza tra Dio ed il popolo ebraico, nella religione cristiana in cui l’amore , la carità e l’abnegazione sono il massimo valore per darsi un’anima, nella Sophia-Art e nella Cosmo-Art per le quali l’universo intero , come un unico organismo vivente, aspira a darsi un’anima immortale e mette nell’uomo il desiderio fortissimo dell’immortalità assegnandogli il compito di creare un altro tipo di anima, l’anima artistica .

Per il Teorema della Sophia-Art e della Cosmo-Art noi possiamo trasformare l’esistenza del nostro Io in un’unica, grande opera d’arte che ci consentirà, forse, di uscire dallo spazio-tempo di questo universo e di navigare verso altri universi.. Nessuno, prima di Antonio Mercurio , aveva parlato di anima come campo di energia ; l’anima artistica è molto più potente di quelle finora conosciute avendo attraversato e vinto la morte. David ha un sogno, quello di diventare un grande pianista, il più grande di tutti come gli chiede il padre, ma la lotta che deve affrontare per realizzarlo è una lotta titanica: la esprime in modo stupendo il suo maestro di musica, al Royal College di Londra, parlandogli delle difficoltà insuperabili nell’esecuzione del concerto nr.3 di Rachmaninov ,che il giovane pianista ha scelto per la selezione di fine corso. In esso due melodie, della mente e del cuore, lottano fra di loro per avere la supremazia e le sue mani devono diventare due giganti capaci di creare la sintesi degli opposti per dargli un’anima. Suonare il Rach.3 e vincere è per David un’impresa impossibile, una sfida al padre ed al Dio tanto amati e tanto odiati, che hanno dilaniato la sua anima da sempre, nell’adolescenza, nell’infanzia , fin dalla vita intrauterina come ci dicono le terribili atmosfere della sua casa d’origine, della scuola dove apprende la Torah e come ci dice anche la presenza dell’acqua , di tanta acqua nel secondo tempo del film in cui il protagonista riattraverserà e trasformerà, con l’aiuto di Gillian , l’abisso di dolore che ha condotto lui alla follia ed il popolo ebraico alla disperazione, con le distruzioni e le persecuzioni accumulatesi nei secoli della sua storia .

Macerie, frantumi che galleggiano a pelo d’acqua come fogli disordinati di uno spartito, quello della Torah, la Legge divina infranta che non ha più senso né armonia. David come il giovane Davide che, nella Bibbia, deve sconfiggere il gigante Golia ed insieme come Isacco , che deve essere sacrificato come prova di obbedienza e di fedeltà al patto per cui Dio costringe Abramo ad un dolore immane: “vai ed uccidi tuo figlio”. Sono i due opposti con cui il padre di David lo opprime chiedendogli tutto e poi il contrario di tutto, mettendolo continuamente a dura prova, in una contrapposizione drammatica fra la fedeltà al padre, alla famiglia e la fedeltà al suo SE’. Tanto accanimento e tanta oppressione da dove vengono? La grandezza del popolo ebraico viene dalla grandezza della sua tragedia famigliare, che è iniziata con la distruzione di Gerusalemme ad opera dei Romani; a questa oppressione esterna corrisponde una struttura famigliare che è oppressiva, nella quale avviene una lotta tremenda tra l’uomo ed il Dio che l’uomo si crea, il Dio della punizione e del patto d’alleanza; tra l’obbedienza e la ribellione alla Legge esterna in opposizione a quella interna, quando la fedeltà a Dio che passa per la Torah viene sconvolta dalla voce dello stesso Dio che , all’improvviso e dall’interno, dice tutto il contrario.

David è attanagliato tra la fedeltà al padre e alla famiglia e l’amore per il suo progetto; dentro di lui passa una contrapposizione drammatica: essere una cosa e dover fare il suo contrario. Man mano che , con l’aiuto di una coppia amorevole e non oppressiva come il suo primo maestro di musica e la scrittrice Katharine che lo accoglie nella sua casa, progredisce nell’arte di suonare il piano ed ottiene consensi , avverte quanto si allontana dal suo SE’, che gli chiede non solo di dare un’anima a ciò che suona arricchendo la musica immortale dei grandi compositori , ma di fare delle sua stessa vita un’opera d’arte unificando gli opposti da cui è dilaniata la sua esistenza . Nella sfida tra l’uomo e Dio e con il cuore ferito a morte David giunge al punto di rottura, dove non c’è più rete di protezione perché si è allontanato sempre di più dal suo progetto, dove il dolore arriva con una violenza che lo sconquassa, perchè non è più in grado né di elaborarlo né di accoglierlo. Il dolore fa impazzire o inaridisce e, quando aumenta a dismisura, la follia può diventare un meccanismo di difesa: succede a David quando esegue il Rach.

3 Nel Vecchio Testamento ci sono molte donne guerriere, nel Nuovo Testamento ce ne sono altrettante pie e caritatevoli ma nessuna ha accettato la sfida tra la donna ed il dolore , come fa Gillian quando si fa carico dell’immane dolore di David. Per tentare una ricomposizione così grande nessuna religione, con la sua affermazione di immortalità, può indicare la via dando un senso al dolore , un senso che non sia quello di un sacrificio ” ridicolo”, come afferma lo stesso David, o di un atto di fede che trae la sua origine da un mistero . Gillian accetta la sfida, sa accogliere questo dolore perché glielo chiede David ed ha imparato dal suo SE’ che amare lui , che le chiede di morire a se stessa e alle sue speranze di un matrimonio sicuro e tranquillo, è un modo più vero di amare se stessa. Gillian saprà ricomporre il dolore , l’ha imparato guardando le stelle, guardando gli abissi spaziali, sintonizzandosi con l’universo, con il cuore dell’universo dove c’è tanto dolore ma c’è anche tanta luce, tanta gioia e tanto calore! Lei ha ascoltato la musica di David e la sua bellezza l’ha profondamente commossa, ma Gillian sa ascoltare anche la musica delle stelle che le parla di tanta bellezza da creare dalla materia oscura ed inerte, la bellezza seconda cui l’anima di David aspira perché, insieme a lei, desidera creare un’opera d’arte dalla sua tragedia personale, famigliare e storica.

Da tempo si è allenata a servire la Vita trasformando se stessa e creando felicità per gli altri, è la sua funzione preziosa nell’unico organismo vivente che è l’universo: per questo accoglie e ricompone con il suo amore i fogli sparpagliati della esistenza di David. Dalla loro fusione nasce una musica stupenda, unica, irripetibile, che arriva direttamente al cuore di tutti coloro che ascoltano David suonare nella grande sala dei concerti! Le note dal pianoforte si diffondono come un campo potente di energia che coinvolge, trasforma, arricchisce e si arricchisce della intensa partecipazione degli spettatori, che si alzano tutti in piedi uniti e commossi nell’applaudire! Tanta bellezza nasce dall’armonia di tutte le unificazioni che David realizza con il concerto: sé e la madre, sé e la famiglia, sé e la tradizione, sé ed il suo popolo, sé e la musica, sé ed i suoi maestri, sé e la donna che stringe fra le sue braccia, sé e il dolore che ora risplende con lacrime di gioia nei suoi occhi! Ed infine l’unificazione più difficile, che si compie sulla tomba paterna: sé e il padre, sé e Dio.

Qui occorrono la forza , la saggezza del SE’ del cosmo ed il massimo dell’ARTE: PERDONA, LIBERATI E RISPLENDI! Quando “Saturno dà uno scossone”, chiede che tanto dolore diventi energia inesauribile di amore, di libertà , di verità e di bellezza per te e per l’universo intero! RAGIONIAMO INSIEME SUL FILM Io sono rimasta molto toccata dalle vicende di questo grande musicista e, poiché musicista non sono come non lo sono i milioni di spettatori che come me hanno pianto nelle sale cinematografiche, mi sono chiesta quali corde profonde ed oscure del mio essere abbia toccato, e con tanta arte, la storia di David Helfgott. Il conflitto scatenato dall’Io Persecutorio dentro ognuno di noi è immenso, come immenso è il suo potere e tale da umiliare e vanificare tutte le nostre potenzialità creative. Oggi le religioni vengono abbattute, ma non c’è nessuno che non si costruisca, in mille forme diverse e nuove, un io persecutorio e che non ragioni nei seguenti termini: “Poichè io sono oppresso dall’io persecutorio, non posso fare più nulla nella mia vita, rimango nell’impotenza e nella disperazione”.

E’ necessario passare dall’impotenza alla potenza e dalla disperazione alla speranza. Quando David esegue il Rach. 3 e poi entra nella follia, ha tutti i motivi per dire: “Io sono un uomo finito”. Che cosa lo sostiene in quegli interminabili anni per poter coltivare nel suo cuore una sia pur fievole speranza e per poter dire a se stesso: “no, io non sono un uomo finito”? Che cosa lo sostiene nella deflagrazione del dolore? Che cosa lo tiene in vita, che cosa lo fa sperare ancora? LA VOCE DEL SE’, che lui ha la libertà di ascoltare nonostante sia nella prigione esterna ed interna della follia e della scissione. Creati la convinzione che, quanto più stai nel dolore, tanto più stai creando dentro di te un nuovo modo di essere, un nuovo ordine, una nuova armonia, una nuova vita, che sfoceranno un giorno nella creazione artistica! Stai creando dentro di te un nuovo modo di essere ed è ancora invisibile: se hai il coraggio di credere che stai creando e non solo morendo di dolore, prima o poi diventerà visibile! Nelle stelle c’è l’esempio: quanto più è immenso il fuoco e la temperatura raggiunge milioni di gradi, tanto più si distrugge la forma dell’idrogeno, si fonde e si forma l’elio, poi l’elio si fonde e si forma il carbonio, e così via di seguito per tutti gli elementi successivi che già sono contenuti in un atomo di idrogeno, ma che ancora non sono visibili.

Anche per me, essere umano, avviene lo stesso processo: se io accetto il dolore di perdere tutto ciò che sono e conosco fino ad un determinato giorno, se io decido di credere nella forza distruttiva-costruttiva del dolore, io già sto creando un nuovo modo di essere, già sto facendo della mia vita un’opera d’arte che risplenderà come una stella ed avrà una forma nuova. David, quando giunge al culmine del suo cuore ferito, brucia in un solo momento tutta la sua vita precedente ed accetta di stare per un lunghissimo tempo nell’agonia della morte, per assumere poi la forma di un essere mezzo saggio e mezzo pazzo che ha perso per sempre la normalità precedente. Nella scena finale del film ci appare ancora nella veste di un uomo mezzo saggio e mezzo pazzo, ma quali vibrazioni, quale sconvolgimento, quale gioia provoca nel nostro animo lo splendore della sua luce! E’ il costo che ha accettato di pagare, è la morte che ha attraversato per poter creare la sintesi degli opposti, per poter unificare la sua aspirazione a diventare un grande musicista ed un grande artista della sua vita, la cui forza e la cui bellezza ha provocato in me ed in milioni di spettatori un autentico terremoto, perché l’opera d’arte coinvolge, scuote, provoca ed interpella in un processo continuo di arricchimento e di movimento che vince la morte! Quanta energia trasformativa e creativa è passata dalla storia delle loro vite, che David e Gillian hanno accettato di donare al regista e a tutti coloro che hanno lavorato nel film, per permettere al protagonista di creare uno stupendo David Helfgott e di vincere il premio Oscar ! E quanta energia trasformativa ancora è passata dalle scene di questo film a tutti coloro che hanno applaudito e pianto, compresa me quando ho sentito che desideravo scrivere qualcosa non sapendo quanto avrei poi sofferto e penato per farlo! Nel film sono ben rappresentati i due giganti che si fronteggiano, che lottano per la supremazia: la mente ed il cuore.

Accade a David ciò che accade ad ognuno di noi quando la mente mantiene tutto il suo potere e si oppone al cuore. Il dissidio diviene insanabile nella nostra vita e non trova una soluzione, che non sia tragica, finchè mente e cuore agiscono come due entità contrapposte: chi vincerà, il pessimismo della mente o l’ottimismo del cuore? Ed allora ci vuole una catastrofe che rompa la mente, la conduca alla follia per far comprendere al cuore che, senza l’integrità della mente, esso pure diviene impotente ed inefficace. Il cuore deve capire che ha bisogno della mente, così come la mente ha bisogno del cuore: se la mente va in pezzi,, il cuore pure va in pezzi perché non può creare più nulla.: così accade a David nei lunghi anni del suo ricovero ed in quelli del suo reinserimento. Solo il dolore, quando è assunto con coraggio e con fiducia nella sua potente energia trasformativa e creativa, può bruciare la follia dell’assoluto della mente e del cuore e può far risplendere la luce della avvenuta fusione! Allora sì che nasce una stella!.

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