L’amante divino è lo spirito senza corpo

Ogni percorso che accompagni l’uomo verso un elevato vissuto spirituale pone tra i traguardi l’astinenza sessuale. Raggiungere una tale vetta non è meta per ogni scalatore, la filosofia dei Sufi afferma: ”L’amante divino è lo spirito senza corpo, l’amante spirituale o mistico possiede spirito e corpo, l’amante fisico, puro e semplice, è un corpo senza spirito”. In queste poche parole sono descritte le vie che ogni uomo può e deve conoscere affinché si realizzi in lui il piano evolutivo, secondo la propria morale, la propria natura, l’ indole e la ricerca interiore. Ci insegna lo yoga che, per operare nei piani sottili, l’uomo deve imparare a dirigere verso l’alto, attraverso midollo spinale, la propria energia sessuale, l’unica forza, insieme alla volontà ed alla concentrazione, capace di condurci nel mondo dello spirito. Ma quante persone sono all’altezza di realizzare tutto questo? Quante sono in grado di astenersi dal sesso senza procurarsi danni fisici o psicologici? Solo i Grandi Maestri, che si dedicano per moltissimi anni alla moderazione, ad impegnativi esercizi fisici e spirituali, riescono, dopo un lungo percorso, a fare a meno di questa attività.

La nostra religione cattolica impone l’astinenza ai propri sacerdoti, ma la realtà, la cronaca, ci raccontano quanto ciò sia spesso impraticabile e/o fonte di grandi sofferenze per questi uomini. Quando la continenza non è sostituita da un’attività interiore e fisica che sublimi e liberi creativamente l’energia bloccata dall’astinenza, i risultati della castità possono essere disastrosi, così come può esserlo il digiuno, che non sempre conduce alla spiritualità, in molti casi provoca anch’esso solo un’alterazione della coscienza, negativo quanto gli eccessi. Se ci spingiamo a rispolverare le testimonianze di antichissime civiltà incontriamo l’ unione sessuale tra l’uomo e la donna alla base di molteplici rappresentazioni iconografiche universali che simboleggiano gli opposti creativi, l’unione del Sole e della Luna, della Terra al Cielo, l’ alchimia tra l’Acqua ed il Fuoco, esempi simbolici che stanno a ricordarci come attraverso gli opposti , insiti in ogni uomo, si possa giungere a creare un altro essere al nostro interno, la Monade, fonte perenne di vita e immortalità, dal quale tutto ha avuto origine.

Sempre spingendoci tra le antiche culture non possiamo scavalcare una sicura diversificazione, ieri come oggi, tra una limitatissima elite aspirante alla ricerca evolutiva e una massa inglobata e radicata negli istinti e nei luoghi comuni, dove la sessualità era spesso priva non solo di aspirazioni elevate, ma anche di dogmi morali; è sufficiente pensare ai Lupercali del popolo romano, in cui i partner si sceglievano sorteggiandosi, ogni anno, e l’unico scopo dell’accoppiamento era il piacere e la procreazione, o alla Chiesa celtica delle Streghe che predicava: “fai tutto ciò che vuoi più a lungo che puoi…” Negli Aforismi dello Yoga (Yoga Sutra) scritti dal saggio Patanjali ( il cui nome significa “unificare le energie del corpo e della mente per dirigerle nella stessa direzione”), personaggio vissuto presumibilmente tremila anni prima di Cristo, troviamo riferimenti comportamentali utili al praticante per raggiungere lo stato di yoga: tra gli YAMA (astinenze) egli fa riferimenti a BRAHMACHARIA (rivolgere le proprie risorse energetiche a Brahma, l’Assoluto, il Divino). Molte scuole di pensiero associano questo stato alla castità, altre affermano che fino a quando esiste il desiderio, questo non può essere represso e che la vita casta deve essere una conquista naturale.

Altre ancora rileggono il precetto non tanto come divieto, ma come “non attaccamento al sesso”, ossia non vivere schiavi del desiderio e non farne il fulcro della propria vita. Dopotutto non dimentichiamo che YOGA significa unione e per noi umani corredati di un corpo fisico, programmato per svolgere funzioni fisiologiche, il concetto di unione assume il significato di “armonia delle parti”, un equilibrio che annulla ogni eccesso, ogni contrasto, ogni fustigazione. Il vero Brahmacharia non è la sofferenza della privazione, accade piuttosto attraverso la conoscenza di noi stessi , dell’energia che trasmuta secondo ritmi personali, elevandosi dal primo al settimo chakra, dove Brahmacharia si compie.

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