Ogni giorno gli italiani producono 1.5 chili di spazzatura a testa. Ma cresce anche la loro sensibilità per la raccolta differenziata

Gli italiani producono sempre più spazzatura, ma riciclano anche di più. Lo rivela il Rapporto 2001 dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti del ministero dell’Ambiente. A fine anno saranno 30 milioni di tonnellate i rifiuti urbani made in Italy, il 3% in più dello scorso anno. Ognuno di noi, infatti, getta nel secchio 1,5 chilogrammi di scarti, quasi 520 l’anno, mentre il “contributo” delle famiglie è salito a 2 tonnellate. Ma c’è un dato positivo: con l’aumento della “mondezza” in conseguenza all’espansione dei consumi e alle modifiche nello stile di vita, aumenta anche la raccolta differenziata con 4 milioni 700mila tonnellate (3 milioni 300mila di imballaggi e un milione 300mila di rifiuti organici) arrivando al 15,7% a livello nazionale, il doppio rispetto a quattro anni fa. Il sistema industriale del riciclo organizzato dal Conai, dice il rapporto, si conferma pienamente in grado di recuperare tutto il materiale proveniente dalla raccolta differenziata e nel 2001 verranno riciclate oltre 5 milioni di tonnellate, superando quota 42% dei rifiuti di imballaggio recuperati. Nel corso dell’anno, inoltre, ben 12mila imprese hanno utilizzato le procedure semplificate (cioè con meno controlli) per il recupero dei rifiuti speciali non pericolosi, per un totale di 196 diverse tipologie di rifiuti.

Per capire questo trend positivo basta considerare uno solo dei settori di raccolta, quello della carta, e una sola zona d’Italia, il Mezzogiorno. Nei primi 6 mesi di quest’anno nelle regioni del Sud sono state raccolte e avviate a riciclo circa 42mila tonnellate di carta e cartone, quasi quanto è stato raccolto nell’intero anno scorso. Alla fine di quest’anno le previsioni parlano di circa 114mila tonnellate. In soli 12 mesi, quindi, nel Sud Italia sarà quasi triplicato il quantitativo di carta e cartone raccolto e avviato a riciclo: un risultato che avvicina il nostro Mezzogiorno alle aree più avanzate d’Europa. Complessivamente il nostro Paese raggiungerà alla fine di quest’anno gli obiettivi fissati in sede europea dal programma quinquennale 1997/2001 e fatti propri dal decreto Ronchi nel ’97: l’Italia raccoglie e ricicla il 45% della carta e del cartone immessi al consumo e ne recupera un altro 5%. Si tratta di un risultato di grande rilievo, soprattutto se si considera che nei primi 9 mesi di quest’anno la quotazione internazionale del macero è diminuita mediamente di oltre il 30%.

“Questa – ha detto Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco – è la migliore dimostrazione dell’efficacia del meccanismo che gestiamo. Esso prevede che la raccolta da parte delle amministrazioni locali sia finanziata con il contributo ambientale che i produttori di imballaggi a base di cellulosa applicano direttamente in fattura ai clienti. È un meccanismo che mette al riparo le amministrazioni dalle rapidissime oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali, e consente la forte crescita della raccolta differenziata”, con enorme beneficio per l’ambiente e per l’economia. Il consorzio Comieco gestisce il 72% del totale della raccolta differenziata di materiali cellulosici realizzata in Italia. Nel futuro dello smaltimento e del riciclaggio dei rifiuti, però, ci sarà anche l’inceneritore. “Sì alla raccolta differenziata e al riciclaggio – ha detto il ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli -, ma una parte dei rifiuti va inviata necessariamente agli inceneritori: questo farà anche sì che in discarica ne vada il minor numero possibile”. Un deciso cambiamento di rotta rispetto alla politica avviata a suo tempo da Ronchi, che mirava alla diminuzione della produzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata, al riciclaggio totale.

“E’ stato dimostrato che diminuire la produzione non è possibile – ha detto il ministro – anzi c’è un continuo aumento. Quindi bisogna essere pratici e cercare soluzioni alternative”. Matteoli si è detto convinto del fatto che una cambio di rotta potrà anche risvegliare l’interesse degli imprenditori verso quello che è stato definito il “business del nuovo secolo”. “Gli imprenditori dovranno capire – ha spiegato – che il ministero dell’Ambiente non è più contro di loro. Al contrario, la tutela dell’ambiente potrà essere una fonte di sviluppo. Naturalmente nel totale rispetto delle regole”. Per fare questo il ministro chiede poche norme chiare e certe, “una legge delega che sia in grado di snellire la materia”, ma anche un “sostanziale rafforzamento del Noe” addetto ai controlli e il mantenimento da parte dello Stato della gestione del corpo forestale. E a proposito di controlli, il 22 ottobre scorso è stato definitivamente approvato il disegno di legge di iniziativa parlamentare che istituisce una commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Avrà il compito di proseguire, e in alcuni casi di approfondire, l’indagine compiuta dall’analogo organismo parlamentare che ha operato nel corso della precedente legislatura e che ha aiutato a mettere in luce gli aspetti relativi ai meccanismi che generano le illegalità nello smaltimento. La Commissione avrà l’incarico di svolgere indagini sul ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni che lo gestiscono, sui loro assetti societari e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata. Dovrà anche condurre indagini per individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico interno e internazionale. Un altro settore nel quale dovrà svilupparsi l’indagine e la vigilanza del nuovo organismo è quello delle cause del dissesto geologico e idrogeologico del territorio e dei danni ambientali provocati. L’attività della Commissione dovrà anche accertare lo stato di attuazione della normativa vigente e delle eventuali inadempienze da parte dei soggetti pubblici e privati coinvolti e responsabili, oltre che nella verifica dei comportamenti della pubblica amministrazione centrale e periferica, al fine di stabilirne la congruità con le leggi vigenti e di proporre le soluzioni normative, amministrative e organizzative necessarie a rendere più incisiva l’iniziativa dello Stato e degli enti locali.

La Commissione, della quale faranno parte venti senatori e venti deputati, è anche tenuta ad accertare le modalità di gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti da parte degli enti locali e le relative procedure di affidamento. L’organismo, che riferirà annualmente al parlamento l’esito della sua attività, potrà decidere di trasmettere informazioni in suo possesso all’autorità giudiziaria, al fine di sollecitare i poteri di indagine con le modalità previste dal codice di procedura penale. Particolarmente soddisfatta Legambiente, da sempre in lotta contro l’illegalità dei rifiuti. “La Commissione sarà uno strumento investigativo che renderà dura la vita alle ecomafie. E soprattutto sarà il principale osservatorio sul mondo dei rifiuti, nella sua gestione legale e nelle derive illegali”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here