Se solo Van Gogh

Vincenzo si trova di fronte ad una tomba: sopra c’è scritto il suo nome. Ogni giorno passa delle ore contemplando quella scritta…e vede passare sopra di essa tante immagini colorate. Vincenzo ha dieci anni, è solo un bambino ma molto perspicace e ribelle. Vede se stesso da grande e si immagina bello, buono e colorato: i capelli gialli, il corpo verde e lo sguardo rivolto sempre in direzione del sole. Una vita davvero colorata! Guardando quella tomba con sopra scritto il suo nome immagina, vede e sogna i suoi colori. Stamattina, come sempre alla stessa ora e sempre su quella stessa tomba, in quella stessa posizione, delle allucinazioni si impadroniscono della scritta: Vincenzo vede un uomo molto denutrito, con la barba che gira per strada alla ricerca di famiglie povere da consolare. “O mio Dio!” Esclama tra sé, “é proprio ridotto male quel tipo lì”. Ma ecco che il suo sguardo viene distratto da un’altra “visione”: a fianco della tomba c’è un girasole quasi appassito che Vincenzo non aveva mai notato prima, durante le sue ultime visite alla tomba.

I suoi occhi si riempiono di giallo e rosso mescolati a formare “una fiamma, anzi no forse è una lampada…oppure no, del fuoco”, pensa il bambino. Un movimento inconsapevole fa ritrarre la piccola mano del bambino in una tasca del pantalone: “No, no!!!Bruciano, bruciano i dipinti, brucia il mio amore, brucia la mia mano, ma…cosa sta succedendo?”, adesso urla spaventato. Un’immagine confusa si espande per tutta la lapide e davanti agli occhi di Vincenzo: tante sigarette sparse qui e lì fino a coprire la scritta del suo nome, ci sono anche pochi centesimi che sembrano essere stati lasciati dalle fiamme, sotto il girasole quasi morto. “Sigarette, centesimi ma…” queste le uniche parole del bambino prima della prossima immagine. “Ah, ah, ah, ah…” si sente d’improvviso la risata del piccolo echeggiare per tutto il cimitero, il suo sguardo è fisso verso una donna, quasi nuda: “Ah, che ridere ha aperto il pacco regalo, si l’ha aperto…Ah, ah! Chissà se le è piaciuto il mio orecchio???”. Queste risate si confondono con quelle di altri bambini che passeggiando davanti una casa indicano un uomo con la barba nel suo giardino, prendendolo in giro.

Adesso Vincenzo non ride più, si arrabbia e cerca di ribellarsi a quest’ultima allucinazione avuta: “quei bambini, siano maledetti!”, urla, arrabbiandosi, arrabbiandosi, arrabbiandosi fino alla morte. Il colore rosso del sangue che si espande piano per tutto il cimitero soffoca il bambino, il rumore dello sparo lo terrorizza e scappa via. L’ultima immagine resta da sola a proiettarsi sulla lapide; Vincenzo non vuole più guardare. Il girasole appassito, adesso allunga il suo stelo verso l’alto e gira la sua faccia verso il sole come rinvigorito da quel sangue color rosso. Vincenzo non immagina, non sa che quello che ha appena visto, in maniera confusa, quelle allucinazioni, altro non sono che la sua vita; e domani tornerà ancora sulla tomba del fratellino a contemplare la scritta sopra incisa recante il suo stesso nome.

Fede, sofferenza, passione, gioia, rabbia, creatività, malattia, delusioni tutti elementi racchiusi in un solo uomo e portate all’esasperazione dalle tante incomprensioni, luoghi comuni, ignoranza e sfortune della vita, possono creare un grande artista e quindi grandi opere. Emozioni non contenute, strabordate però in sofferenza e basta, almeno in vita. Evidentemente, si può creare nonostante questo e a prescindere dai risultati, dai soldi e dalla soddisfazione altrui.

Ma è davvero così?
Se Van Gogh avesse saputo del successo e della comprensione ottenuta dopo la sua morte, cosa avrebbe fatto? Cosa avrebbe cambiato? E questo avrebbe trasformato il corso degli eventi, della sua malattia e della sua solitudine? Della sofferenza provata in vita? E se avesse venduto il suo unico lavoro a cifre esorbitanti anziché a pochi centesimi? Forse da lì in poi avrebbe venduto anche quei dipinti bruciati? Oppure no?
Può darsi anche che, in fondo, in fondo l’autolesionismo fisico e psichico avrebbe portato Vincent a vivere esattamente allo stesso modo? Anche se avesse vissuto l’arte al nostro tempo?

Penso che la grandezza di un uomo e della sua opera risieda proprio in tutti questi interrogativi. Molto probabilmente Van Gogh non sarebbe mai stato Van Gogh se avesse avuto successo durante la sua vita, e forse non ci avrebbe regalato i suoi colori, o forse si. Ma nessuno ci impedisce di sognare e immaginare davanti i suoi dipinti, un bambino che corre felice per prati gialli di girasoli in fiore, allontanando l’idea di un corpicino davanti una tomba inondata di sangue.

Salutandovi vi lascio riflettendo sulle parole di Spitz. “L’opera d’arte può far godere delle fantasie senza dover per questo autorimproverarsi…”.(E.H.Spitz (1993), Arte e Psiche, Il pensiero Scientifico, Milano).

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