Riflessione semiseria sulle coppie che camminano mano-nella-mano

Umberto Eco, nella sua “Bustina di Minerva” sull’ultimo numero de L’Espresso ci informa che, in modo abbastanza empirico, ha osservato che molte coppie (con esclusione dei giovanissimi che hanno ritualità proprie ed oscure agli adulti) camminano tenendosi per mano. Eco ricorda che ai suoi tempi (che -a suo dire- sono quelli dei suoi genitori) le coppie adulte andavano sottobraccio e che allora l’uso della mano-nella-mano sembrava riservato soltanto ai bambini. Lo scrittore aggiunge, a completamento della sua indagine, alcune osservazioni circa il fatto che il mano-nella-mano, non viene praticato da persone ricche e famose, né, a suo avviso, dalle coppie più belle. Anzi , gli sembrano che siano proprio le coppie più improbabili e tristi che camminano legate, per affermare in modo a tutti evidente l’indissolubilità di quel rapporto che, per mancanza di opportunità di alternative, è “sciaguratamente infrangibile”. L’articolo, con una punta di cinismo, vuole divertire chi lo legge ma, nella mia testa, ormai deformata dall’”indagine antropologica”, ha messo in moto, un complicato e forse tortuoso ragionamento sui rapporti di coppia.

Anch’io ho osservato in mezzo alla gente, questo modo di andare in giro, legati mano-nella-mano, con uno dei due partner che traina l’altro, che sembra o vuole sembrare recalcitrante e distratto, come a dire: se fossi libero andrei altrove, potrei fare di meglio, ma lui (o più spesso lei) mi trascina, ha paura di perdermi. Anche chi conduce la “pattuglia” spesso sembra comunicare una sua speciale inquietudine, quasi a dire: senza di me, lei (o anche lui) si perderebbe, non sarebbe capace nemmeno di ritrovare la strada di casa. Alla fine ha ragione Umberto Eco: in una coppia adulta che si tiene per mano c’è qualcosa di incongruo, perché uno dei due gioca a fare il bambino e si fa portare per mano come un bambino. Se avessi qualche residuo dubbio al riguardo, a fugarlo basta osservare come in molte coppie i nomi di battesimo (che in taluni casi sono anche normali come Michele o Antonia e non per forza Pamela o Kevin) sono stati abrogati e sostituiti da una serie di nomignoli, per lo più terribili ed improponibili, che vanno da “principessa”, a “miss”, passando per “orsacchiotto” , “coniglietto” “topolino”e persino per lo svalutatissimo “papi”.

Il sospetto è che a molti eterosessuali faccia piacere avere a fianco un partner che si manifesti, per il suo aspetto fisico ed il suo abbigliamento, per il suo atteggiamento e per lo stesso nome che porta, come una sorta di figlio minore, una persona a cui vogliamo bene ma che dobbiamo accudire e sopportare perché, alla fine, è “più piccolo di noi”. Qualche volta è davvero molto più giovane e magari anche incapace di comunicare in modo corretto: si pensi ai tanti “secondi matrimoni” con differenze di età impressionanti (“sì, è un po’ più giovane di mia figlia…) aggravate da provenienze esotiche e differenze linguistiche incolmabili. E chi non è giovane ed è originaria dell’entroterra di Minturno? Non si rassegna, in nessun caso. Se è una donna, in particolare, le si aprono davanti le frontiere sconfinate della chirurgia estetica per cui due taglie in più di seno non sono che un passaggio iniziatico da affrontare di corsa, per fare di più e meglio. E dopo il chirurgo viene il personal trainer e, volendo, anche il look maker per vestirsi al meglio, ovviamente come una ragazzina.

La palestra, da questo punto di vista, diventa il punto di snodo di intere esistenze che sono consumate (letteralmente con-su-ma-te) con parecchie ore di sacrificio, nel segno della fatica e del sudore, talvolta per tutti i giorni della settimana. Ma l’immagine di questi partner portati al guinzaglio, con un nome che sembra uno scherzo, davvero giovani o, più spesso, giovani per forza, cosa vuole raccontarci? Ci racconta, con una vena di amarezza, della diffusa incapacità di accettare che il nostro partner ha più o meno i nostri anni e, se non è un alieno, una storia personale non troppo dissimile dalla nostra. Magari condivide con noi le stesse preferenze alimentari e, alla fine, le inclinazioni sessuali. Sono convinta che “in un mondo perfetto” o almeno un po’ meno complicato del “nostro”, queste persone potrebbero avere un rapporto paritario, potrebbero amarsi e rispettarsi, per quello che sono (anche se non sono più dei ragazzini e non hanno il fisico da star), potrebbero andare a braccetto nella Vita, essere una coppia solida, formata da due persone UGUALI con la stessa consapevolezza di sé.

Ma il sospetto è proprio questo: che molte persone temano e sfuggano (anche a costo di essere penosamente ridicoli) un rapporto paritario e preferiscano svolgere, all’interno della coppia, un ruolo sbilanciato (io sono il tuo “orsacchiotto” …tu sei la mia “topolina”….) che consenta, almeno ogni tanto, di fuggire dalla realtà. Sulla base di queste riflessioni e di quelle ben più autorevoli di Umberto Eco, raccomando a tutti di camminare a braccetto, guardarsi negli occhi e lasciare i nomignoli, anche quelli più affettuosi, in uno spazio strettamente privato, meglio ancora, soltanto in camera da letto.

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