Più di tre milioni di italiani consumano tisane per curarsi. Un business che nel 2002 sfiorerà i 2mila miliardi. E a Roma e Milano partono i primi Master di fitoterapia

Tisana che passione. Da Pechino e dall’Amazzonia arriva nel Belpaese la riscossa delle erbe. La fitoterapia trova nuova dignità terapeutica e passa dagli scaffali del supermarket ai banchi degli atenei. Cosicché, quella che un tempo era appannaggio di stregoni o di esperte ed affettuose nonne di paese può oggi vantarsi di essere materia per un Master nazionale promosso dalla fondazione Fatebenefratelli, con sede a Roma e Milano. L’iniziativa parte da una struttura didattica da sempre all’avanguardia nella formazione sulle antiche cure provenienti dalla Cina ed è rafforzata da partnership con enti come l’Accademia di medicina tradizionale cinese o l’Istituto Pan. E’ la prima volta di una scuola dedicata allo studio delle tecniche di agopuntura e fitofarmacologia controllata e monitorata dall’Istituto superiore di sanità, che ne vaglia contenuti, metodologie didattiche ed esecuzione. Ma se l’agopuntura viene praticata, oltre che da vecchi statisti del calibro di Andreotti ed Eltsin, da 3 miliardi di persone nel mondo, la fitoterapia non è da meno. Neanche in Italia, dove ci sono 3 milioni di utenti che creano un giro d’affari di 1.

700 miliardi di lire che, nel 2002, dovrebbe superare quota 2mila miliardi. A fornire i numeri è Vincenzo Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori, in occasione della presentazione del Contrassegno di qualità per gli integratori alimentari. Ci sono 8mila prodotti naturali sul mercato «tra cui – spiega Dona – 215 integratori, con 1.500 notifiche di nuovi preparati presentate ogni anno al ministero della Salute». La cura basata su decotti e piante medicinali trasformati in estratti viene utilizzata anche per combattere gli effetti di ansia, depressione e reumatismi, con preziosi effetti antiossidanti e immunostimolanti. La Toscana è all’avanguardia sia in queste pratiche che nella conoscenza e nella prevenzione dei rischi che esse comportano. Il servizio di fitoterapia dell’ospedale di San Giuseppe, nella Asl 11 di Empoli, è il primo in Italia per lo studio delle sostanze naturali dal punto di vista oncologico, ma nondimeno dei pericoli insiti nella automedicazione praticata senza il parere dei medici di base. Non male. Considerando che con l’inverno si fanno sentire anche gli “acciacchi” di stagione.

Con tosse, raffreddore, mal di gola e qualche linea di febbre, gli armadietti delle nostre farmacie casalinghe si riempiono di antibiotici, analgesici e vitamine sintetiche. Ma per rimanere immuni dai disturbi stagionali non sempre conviene ingurgitare antibiotici o antipiretici all’insorgere della prima febbre. Così facendo si anestetizzerebbe il disturbo impedendo al corpo di rafforzarsi per non raffreddarci ogni volta che c’è un abbassamento della temperatura. Contrario all’antibiotico è Fabio Firenzuoli, direttore del servizio di Fitoterapia dell’ospedale di Empoli. «In questo modo – avverte – non si fa altro che generare germi resistenti e, specie nei piccoli, creare deficienze immunitarie nei confronti della malattia e delle medicine». Meglio allora ricorrere all’Echinacea, alla Propoli o, meglio ancora, all’Uncaria, una liana tipica utile per le forme di raffreddamento non acute, croniche e ricorrenti, specie nei bambini. La sua forza vitale proviene, neanche a dirlo, dalla foresta Amazzonica. Ma perché le piante hanno effetti benefici sull’uomo? Secondo la spiegazione scientifica data nella seconda metà di questo secolo, i principi attivi dei vegetali agiscono perché mimano messaggi propri dell’organismo umano.

La morfina, per esempio, mima le enkefaline, sostanze naturalmente presenti nel nostro corpo che controllano il dolore, così come la glicirrizzina mima l’aldosterone (recettore renale) riproducendone l’effetto ipertensivo. Dunque gli organismi unicellulari hanno in comune alcune sostanze con i loro discendenti vegetali e animali, e questo è anche il motivo per il quale le sostanze presenti nelle piante e negli animali inferiori trovano recettori appropriati nell’uomo. Allora, cosa differenzia un farmaco di sintesi dal fitocomplesso? Per entrambi si parla di azioni benefiche e di effetti collaterali. Ma nella droga vegetale – così è detta la parte della pianta utilizzata come medicamento – l’eventuale tossicità risulta più blanda. Ciò è da attribuire al fatto che nel fitocomplesso sono presenti, oltre al principio attivo, anche sostanze inerti e sostanze che regolano l’attività farmacologica. Così, nel caso del rabarbaro la presenza dei tannini rende l’azione lassativa dei sennosidi (principio attivo) meno aggressiva perché hanno effetto astringente. Ma le differenze e spesso i vantaggi della droga vegetale nei confronti del farmaco di sintesi, non si fermano alla minore tossicità.

In virtù della presenza di numerose sostanze all’interno del fitocomplesso il medicamento vegetale manifesta molteplici azioni farmacologiche. Per esempio, gli estratti di liquirizia utilizzabili nella cura di alcune malattie dello stomaco sono allo stesso tempo cicatrizzanti, antinfiammatori e antispastici. Queste differenze portano erroneamente a credere che la fitoterapia sia una medicina alternativa alla cosiddetta medicina ufficiale. Così non è. Attualmente le autorità sanitarie di tutto il mondo stanno affrontando attraverso l’Organizzazione mondiale della sanità il problema delle piante medicinali, selezionando quelle veramente attive, regolamentando il settore normativo e promuovendo l’uso terapeutico su basi più scientifiche. A livello europeo sono nate alcune organizzazioni (spesso commissioni create all’interno dei ministeri della Sanità) composte da esperti in materia, con il compito di promuovere la ricerca scientifica sulle piante medicinali. Un’altra importante organizzazione a cui appartengono esperti provenienti da diversi Stati europei: si tratta dell’Escop (European Scientific Cooperative on Phytotherapy), il cui compito è di fornire informazioni scientifiche sulle piante medicinali stilando le relative monografie e di armonizzare a livello europeo la situazione legislativa.

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