Non pensiamo a fare passi che ci conducano, un giorno, a una meta. Ogni passo deve essere in sè una meta.

Con la parola sanscrita Sadhana, in India, si indica una disciplina spirituale, cioè tutto l’insieme di pratiche e rituali che vengono eseguiti con regolarità e concentrazione dagli “Sadhaka”, gli aspiranti che hanno lo scopo di ottenere Moksha, la liberazione dai condizionamenti della vita. L’obiettivo di qualunque Sadhana è di conseguire la realizzazione nell’uomo della propria natura divina , tuttavia molto spesso in un percorso spirituale o di autoconoscenza profonda vengono intraprese svariate pratiche con il solo scopo di raggiungere obiettivi minori come ottenere una salute fisica migliore oppure lo sconfiggere una o più tendenze interiori : ad esempio la timidezza, il panico, la rabbia eccessiva. Un concetto meno orientale e certamente più diffuso oggi, che ci può aiutare a capire l’essenza di una Sadhana è “Essere Presenti A Se Stessi”, ossia essere consapevoli in ogni momento della nostra giornata di ogni nostra azione e di ogni pensiero, anche i più banali. Il progresso spirituale dopotutto è una cosa pratica, la teoria in sé non dà risultati, che si ottengono invece nel vissuto concreto della vita e non sono mai una manna che piove dal cielo.

La biologia e molte filosofie ci insegnano che il corpo e la mente sono i mezzi che ogni uomo ha a disposizione per vivere l’esperienza della vita terrena, siamo quindi tutti ricercatori che devono custodire ed elaborare i dati conosciuti e contemporaneamente sondare il nuovo e lo sconosciuto, dobbiamo provvedere a scaricare i bagagli inadeguati e fare posto agli equipaggi necessari al momento; per vivere l’esperienza della vita è indispensabile divenire esseri coscienti e fronteggiare i nostri impedimenti, quelle difficoltà che sembra ci vogliano distruggere, quelle sofferenze che non riusciamo a capire, indirizzando piuttosto l’attenzione a comprendere i messaggi che la vita vuole che elaboriamo attraverso gli eventi e i vissuti di ogni giorno, che hanno lo scopo di spingerci all’ evoluzione personale. La Sadhana degli indù è un percorso che dura tanto quanto la vita stessa dell’uomo, fatto di disciplina, di volizione, di impegno, di gioia di crescere. Come ha affermato il Maestro Osho “la vita è un viaggio e non una meta”, è determinante che ogni passo del nostro cammino assuma un significato incisivo nel tempo in cui avviene, non serve tanto l’aspirare di raggiungere, chissà quando, le più alte vette.

Tuttavia i momenti di smarrimento, di crisi e stasi, non mancano neppure nella vita dei grandi iniziati, di coloro che sono guidati nel cammino da una Chiamata Superiore, basta leggere l’ “Autobiografia di uno yogi “ del grande Maestro Yogananda per averne conferma. E scrive Paolo Coelho nel “Manuale del guerriero di luce”: “Il guerriero della luce si sta ridestando dal suo sonno. Pensa: non riesco a sopportare tutta questa luce che mi fa crescere. La luce tuttavia non scompare ed egli pensa: saranno necessari dei cambiamenti che non ho voglia di fare. La luce persiste perché la volontà è una parola piena di trucchi.” “Più aumenta la consapevolezza, più aumenta l’astuzia dell’ego” afferma Roberto Sassone nel suo libro “Il guerriero interiore”. Chi, uomo o donna, si avvia nel cammino della crescita personale è inevitabile che periodicamente non si ritrovi dentro nuove crisi, oggi ancor più di ieri, essendo la nostra una società variegata e molto complessa. La vita non è un casuale cocktail di eventi, ogni vita ha un filo logico che pone sempre di fronte a situazioni e persone che fungono da stimolo a guardarsi dentro, chi vive superficialmente magari riesce a evitare l’introspezione anche per lungo tempo, ma un Sadhaka no, un Sadhaka comprende che si tratta di specchi che non può scansare, che certe cose accadono proprio perché lui si osservi profondamente.

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