Si chiamano farmaci generici, hanno gli stessi principi attivi delle medicine di marca ma costano molto meno. E soprattutto sono gli unici che dal luglio prossimo saranno totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale. Il Tribunale per i diritti del malato lancia una campagna per farli conoscere ai cittadini.

Risparmiare sull’acquisto dei medicinali ottenendo gli stessi benefici sulla salute? Da oggi si può, grazie ai farmaci cosiddetti generici, quelli cioè che non sono più coperti dal brevetto della casa farmaceutica che li ha prodotti per prima e che quindi possono essere commercializzati anche da altre aziende, a prezzi più bassi ma naturalmente a parità di efficacia. Per informare i cittadini sulle caratteristiche e sui vantaggi di questi farmaci, il Tribunale per i diritti del malato promuove la campagna “Stare bene spendendo meglio”, che con la distribuzione di oltre un milione e 500mila stampati si prefigge appunto di spiegare la convenienza di una medicina generica rispetto a una “di marca”. Questo soprattutto in vista dei nuovi meccanismi di rimborso dei farmaci, che scatteranno dal 1° luglio prossimo. La nuova legge finanziaria, infatti, prevede l’abrogazione della fascia B del prontuario farmaceutico, quella cioè comprendente farmaci il cui costo è a carico del cittadino per il 50 per cento. Alcuni di questi farmaci andranno a confluire nella fascia A diventando così gratuiti, altri finiranno nella fascia C e dunque saranno completamente a carico dei cittadini.

Non solo: a parità di principio attivo, forma, via di somministrazione e dosi, il Servizio sanitario nazionale garantirà il rimborso pieno solo sui farmaci a prezzo più basso. Nel caso di un medicinale di marca, la differenza con il costo medio sarà a carico del malato. Di qui l’importanza dei generici, che non appartenendo più in esclusiva a una ditta (perché sono utilizzati da anni e il brevetto è scaduto) possono essere prodotti con gli stessi princìpi attivi da altre case farmaceutiche e venduti a prezzi ridotti, permettendo così a chi li compra di ottenere il maggior rimborso possibile. Ma come si riconoscono i medicinali generici? E soprattutto, sono sempre sicuri? Per prima cosa, attenzione al nome: per legge un farmaco di questo tipo non può avere un nome di fantasia, ma solo quello del principio attivo che lo caratterizza seguito dal nome dell’azienda che lo produce. In commercio, però, vi sono anche farmaci con nomi inventati molto simili a quello del principio attivo: per evitare di acquistare un falso è bene consultare prima il proprio medico o il farmacista di fiducia.

In secondo luogo, basta guardare il prezzo: i generici costano dal 20 al 50 per cento in meno rispetto ai loro corrispettivi di marca. Sul fronte della sicurezza i controlli sono rigidi: per ottenere l’attributo di “generico” il medicinale deve passare al vaglio del ministero della Sanità, che ne controlla l’effettiva bioequivalenza, ovvero l’uguale efficacia rispetto alla specialità originale cui corrisponde. Si verifica quindi che abbia la stessa composizione, la stessa forma farmaceutica (compresse, gocce, ecc.), le stesse indicazioni terapeutiche, la stessa posologia, gli stessi effetti collaterali. E’ bene ricordare che sul mercato si trovano anche i cosiddetti farmaci copia, che hanno il principio attivo identico all’originale ma un nome di fantasia diverso. In sostanza sono farmaci copiati senza l’autorizzazione dell’azienda produttrice e venduti a un prezzo simile. Dunque poca sicurezza e soprattutto poco risparmio. Secondo i dati forniti dal Tribunale per i diritti del malato, su oltre 18mila miliardi di spesa farmaceutica complessiva ben 13mila riguardano le medicine totalmente rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale e più di 5mila quelle a carico dei malati.

Oggi il mercato dei generici a disposizione dei cittadini è costituito da 36 molecole per circa 300 confezioni. Con la scadenza progressiva dei brevetti la loro percentuale dovrebbe raggiungere l’80 per cento, con un risparmio potenziale – sia per il Servizio sanitario sia per gli assistiti – del 25-30 per cento. Nonostante la nostra legge li preveda dal 1993, i farmaci generici non sono però così diffusi come in altri Paesi, anzi rappresentano un’assoluta novità. Negli ultimi tre anni le percentuali di vendita hanno raggiunto negli Stati Uniti il 40 per cento della spesa complessiva, in Germania il 39, in Danimarca il 38, in Gran Bretagna il 22. Nel nostro Paese, invece, siamo solo a quota 1 per cento. Se i medici di base hanno ancora molte difficoltà a prescrivere al paziente un farmaco generico (che viene percepito come “nuovo” anche se utilizzato da anni con un altro nome), un aiuto può arrivare dai farmacisti. Al momento essi non possono giocare un grande ruolo (per la prescrizione si passa comunque dal medico), ma il presidente della Società italiana di farmacia, Alberto Ambreck, ha ipotizzato anche per l’Italia l’acquisto da parte delle farmacie di medicine generiche in grandi confezioni e la vendita al paziente solo della quantità necessaria, in base al principio attivo e alla prescrizione del medico, senza quindi doversi adeguare necessariamente a una specifica marca.

E’ quello che peraltro già avviene negli ospedali, dove i medicinali vengono prescritti non con il nome della specialità ma solo con quello del principio attivo. Sono poi i farmacisti ospedalieri a scegliere la specialità più conveniente tra quelle con lo stesso principio disponibili sul mercato. Per incentivare il ricorso ai farmaci generici – soprattutto da parte dei medici che devono prescriverli – scende in campo anche il ministero della Sanità. Il direttore del Dipartimento di farmacovigilanza, Nello Martini, ha annunciato la pubblicazione della lista ufficiale dei farmaci registrati dal ministero (divisi per categoria terapeutica, per costo e per quota di rimborso), che sarà a disposizione di medici e farmacisti. Inoltre le famiglie italiane riceveranno a casa un opuscolo informativo su farmaci e salute e presto sarà creato un centro di documentazione e informazione rivolto a tutti i cittadini. Nel frattempo, per saperne di più si può contattare il Tribunale per i diritti del malato al numero 06/36718444, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.

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