Linee Guida da applicare in Comunità terapeutiche

*Il metodo, modellato nel corso di dieci mesi di attività in un Centro di Accoglienza per dipendenti da droghe e in corso di perfezionamento attraverso ulteriori verifiche, risponde in modo efficace a tre fenomeni di disturbo ben noti lungo la strada del recupero:1) lo stato di estrema fragilità psicofisica e mentale degli ospiti (che può generare negli operatori ‘reparenting’ accuditivi che sono di ostacolo a una vera autonomia psicologica),2)tendenza all’isolamento o ritiro degli ospiti (che impedendo la valorizzazione della vita in comune e delle sue regole, possono indurre gli operatori ad essere involontariamente-e inutilmente- coercitivi),3)tendenza dell’ospite a concentrarsi più sul recupero delle proprie forze fisiche e mentali (per il ripristino delle disadattive ‘modalità d’uso’ di sé e dell’altro)..che sul cambiamento (di ostacolo a un clima di fiducia e rispetto senza il quale non c’è crescita nella relazione..ma involontarie cadute dell’operatore in controlli investigativi,che possono rinforzare nell’ospite il ricorso all’uso di strategie per aggirarli).

**In ogni Accoglienza per combattere questi tre fenomeni non mancano nè ‘colloqui individuali’ nè ‘sessioni rieducative in gruppo’;in genere sono vissute come pratiche separate,effettuate in luoghi e spazi differenti ,condotte da operatori o psicologhi differenti ,per finalità differenti:nei primi si ricercano ‘temi personali profondi’ che l’ospite deve conoscere e affrontare..i secondi sono orientati ad una rieducazione del comportamento sociale. Magari lo psicologo che ha condotto il colloquio individuale comunica ciò che ‘ha visto’ all’operatore che condurrà il gruppo,ma non è detto che questo possa tenerne conto vuoi perché lui ‘vede’ altro,vuoi perché il setting differente impone attenzioni e atteggiamenti differenti.In mezzo c’è la libertà dell’ospite,libertà che deve imparare a usare.

***Per incrementare l’efficacia del trattamento in un’Accoglienza il metodo ‘comprime’ e controlla ulteriormente questa libertà,seguendo tre regole guida:1)il setting duale ha modesta efficacia se non è connesso e metodologicamente al servizio di quello gruppale (ciò significa che il terapeuta deve porsi come emissario-portavoce del gruppo degli ospiti nel colloquio individuale) 2)il setting gruppale ha scarsa efficacia se non è connesso e metodologicamente al servizio del setting duale (ciò significa che il terapeuta deve preparare il gruppo ad ascoltare e ricevere l’individuo che con lui s’è aperto) 3) può esservi connessione solo se è ‘fisicamente’ la stessa persona (terapeuta) che ‘traghetta’ l’ospite (per cui è visto da subito come un compagno di viaggio interiore per la ricostruzione del sé) da un set duale ad uno gruppale e solo se tutto ciò avviene in una continuità spazio-tempo.

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