Scaramucce che tendono a trasformarsi in conflitti, lotte armate, operazioni belliche logoranti ed estenuanti

Il colore della carta da parati, la gita al mare piuttosto che al lago, lo spazzolino da denti fuori posto e la tavoletta del water sono i “pomi della discordia” della gran parte delle relazioni di coppia. La lotta di potere strisciante è infatti uno degli elementi che maggiormente ostacola la realizzazione di una rapporto appagante. Dopo la prima fase di passione ed innamoramento, nel momento in cui i partner decidono di fondare il loro progetto di coppia, ecco che emergono insospettate lotte per il predominio: si guerreggia per tutto, per qualsiasi cosa, basta che rappresenti un confronto tra chi deve decidere e che deve invece accettare la decisione dell’altro. Le operazioni militari più che assomigliare ad una guerra in grande stile, potente e concentrata, assumono invece piuttosto spesso le caratteristiche di una guerriglia sparsa, frammentata, rapida e veloce. Eppure, se intervistate, la maggior parte di queste coppie dichiara di essere autenticamente innamorata, di amarsi con affetto sincero, anche se – talvolta e senza comprenderne il perché – ogni tanto scoppiano scaramucce che tendono a trasformarsi in conflitti, lotte armate, operazioni belliche logoranti ed estenuanti.

Per fare chiarezza su questo mistero, dobbiamo distinguere il “potere su”, fatto di dominio e che porta alla sopraffazione, alla continua contrapposizione e alla distruzione, e il “potere di”, costruito attraverso la capacità di lavorare per gli altri, e che porta alla creazione. Distinguere queste due forme di potere ci può aiutare a comprendere che tra i partner il nemico non è l’altro, ma spesso è soltanto il nostro bisogno di agire un “potere su” , bisogno che non viene tollerato dal nostro Io più adulto e che quindi scatena grandi sensi di colpa.
Ma chi non riconosce il proprio bisogno di potere negandolo, rifiutando di accettare che dentro ognuno di noi alberga questo profondo bisogno narcisistico, è colui che spessissimo si fa vittima delle circostanze esterne, delegando agli altri la possibilità di agire un potere spesso enorme. Ogni volta che uno dei partner (o entrambi) finge di ignorare il proprio potere e il proprio bisogno di potere, struttura una relazione che oscilla continuamente tra i ruoli di dominatore e dominato, carnefice e vittima: rinunciando così alla possibilità di agire sia per il bene proprio che per quello dell’altro, rinunciando ad acquisire la capacità creativa di un “potere di”, un potere che si sa prendere finalizzandolo ad uno scopo di crescita, seguendo consapevolmente sia il proprio progetto evolutivo, sia il progetto di crescita della coppia.

L’uomo storicamente ha lasciato il potere dell’affettività nelle mani della donna escludendosi dalla vita familiare, dai rapporti con i figli. La situazione che si è andata strutturando è che l’uomo ha sviluppato il suo potere maschile fuori casa, realizzandosi nella società e nel lavoro e la donna ha sviluppato il suo potere all’interno delle mura domestiche. Questi stereotipi hanno prodotto uno strapotere, un “potere su” da ambo le parti. L’uomo ha sviluppato una cultura “maschilista” nella società escludendo e sottomettendo la donna (forse per vendicarsi del suo strapotere nella vita familiare?); la donna ha fatto della famiglia il suo regno creando dei rapporti con i singoli componenti, marito e figli, di dipendenza e di possesso. Si instaura con questi stereotipi, la lotta di potere tra l’uomo e la donna per arrivare – oggi – ad una ulteriore esasperazione: la distruzione dell’identità maschile e femminile e la nascita dell’identità fallica. Il principio maschile e paterno è un elemento fondamentale oggi più che mai all’interno della coppia e della vita familiare, nel rapporto con i figli: con la sua forza aiuta i figli ad incontrarsi con la vita, con la realtà e a separarsi dalla simbiosi e dalla dipendenza. Così come il principio femminile e materno sano può insegnare l’armonia e l’amore per la vita.

Non si può lottare contro l’altro e contrapporsi all’altro in continuità, per imporgli la nostra volontà e trasformarlo a nostro piacimento. Non vinceremo mai. La soluzione non sta evidentemente nella contrapposizione, ma nella sintesi artistica. Il principio maschile e il principio femminile sono entrambi assolutamente indispensabili alla realizzazione sia della vita biologica, ma anche alla realizzazione di un progetto di coppia sano, appagante e ricco di spinte evolutive e trasformative. E’ necessario mettere da parte i dolori antichi, le delusioni, rinunciare ai vecchi rancori per diventare saggi, forti e duttili. E’ solo così che potremo arrivare a fondere insieme principio maschile e principio femminile e a farli danzare in coppia come avviene nel tango, con tutta la libertà dell’uno e dell’altro, con tutta la creatività dell’uno e dell’altro.

Risorse:
– Seminario su “La Coppia – La danza del Maschile e del Femminile. Io sono Te e Tu sei Me, ed insieme siamo l’Universo infinito”
Roma – 29 Novembre 2003

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Giampiero Ciappina
Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Allievo del Prof. Antonio Mercurio. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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