La qualità della vita non è un’esclusiva della Sophianalisi come di nessuna disciplina terapeutica, ma sempre più il risultato di un’inseme complesso di fattori che interagiscono nella vita degli individui. A questo scopo, e per conoscere meglio altre discipline che si occupano della promozione della salute, abbiamo posto qualche domanda alla Dott.ssa Vaccari, Psicoterapeuta e Docente all’Istituto dell’Approccio centrato sulla Persona, fondato da Carl Rogers, Charles Devonshire, e Alberto Zucconi. Solaris: Alle soglie del terzo millennio la salute è sempre più considerata come un insieme complesso di fattori in delicato equilibrio, misto ad un desiderio di “salvezza” reso visibile dal massiccio consumo di prodotti naturali, terapie dolci e non invasive e un graduale abbandono dei farmaci di sintesi chimica. Questo bisogno di “salute-salvezza”, al di là del fenomeno commerciale, ci parla tuttavia di un desiderio più profondo comune a moltissime persone. La psicoterapia rogersiana, quale contributo ha dato e sta dando in questo specifico ambito? V.V.: Carl Rogers è stato uno dei principali esponenti della piscologia umanistica.

Questa cosiddetta “terza forza” fra psicoanalisi e comportamentismo si è sempre battuta per l’affermazione dei valori umani, considerando la persona quale essere unitario, libero e responsabile. In quest’ottica la “salvezza” consiste nel contatto con il nostro “Sè” profondo, nella nostra congruenza interiore. Ciò non è qualcosa che possa venire dall’esterno: è invece una tendenza che parte da noi stessi e può essere favorita, “facilitata” dal rapporto con gli altri. Solaris: La depressione continua a dimostrarsi una delle psicopatologie più diffuse nei paesi occidentali. Al di là delle questioni strettamente farmacologiche, in che modo lei ritiene che questo disturbo sia da considerarsi frutto delle nuove abitudini dei cittadini del mondo moderno? V.V.:La depressione è probabilmente il frutto della solitudine, dell’incapacità di interazione e comunicazione profonda che caratterizza la vita dei cittadini del mondo moderno. Solaris: Molte discipline (dall’Omeopatia, alla Medicina Ayurvedica, alla Sophianalisi, ecc.) considerano i sintomi come un segnale più o meno simbolico che la persona lancia nel momento in cui si trova ad affrontare un momento difficile anche dal punto di vista esistenziale.

Alcune discipline addirittura ritengono che sia utile non reprimere ma intensificare i sintomi, al fine di identificare il messaggio ivi contenuto e poterlo in seguito elaborare e sciogliere. Qual’è il punto di vista della psicoterapia rogersiana? V.V.:La psicoterapia rogersiana concorda con la prima posizione, dissente dalla seconda. I sintomi, così come i sentimenti, i punti di vista, i vissuti, ecc. del paziente (o meglio, “cliente”) non vanno nè repressi nè intensificati, ma semplicemente accolti. Solaris: Nel progetto terapeutico che lo psicoterapeuta rogersiano propone al paziente, oltre alla remissione dei sintomi, quanta parte viene dedicata alla ricerca del progetto esistenziale più profondo della persona e alla sua realizzazione? V.V.:Nell’ottica della terapia centrata sul cliente la remissione dei sintomi si ha quando la persona comincia ad attingere e a realizzare il suo progetto esistenziale profondo. Le due cose sono quindi inscindibili. Solaris: Quale sarebbe – secondo lei – una adeguata definizione di qualità della vita per il millennio che andiamo ad incontrare? V.V.:Il parametro della qualità della vita per il terzo millennio potrebbe definirsi come il massimo benessere psicofisico individuale che non ostacoli quello di tutti gli altri esseri umani e delle generazioni future.

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