Un aiuto ai bambini dislessici

Oggi c’è una tecnologia d’avanguardia, sviluppata ad hoc, che permette ai bambini dislessici di superare la loro disorganizzazione spaziale superando quei problemi che compromettono, innanzitutto, la loro capacità di lettura. Tale tecnologia si basa su favole sonore tridimensionali da ascoltare in cuffia che, appositamente ideate, “costruiscono” non visivamente ma acusticamente un mondo virtuale nel quale i bambini si trovano coinvolti. Essi, infatti, immergendosi nei suoni tridimensionali che vengono loro fatti ascoltare sono in grado di costruire una rete di riferimento acustico che li aiuta a dissipare la loro confusione spaziale. La validità di questa originale metodica terapeutica ideata dal dott. Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo dell’infanzia, direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, e dai suoi collaboratori è stata illustrata oggi a Roma. Nel corso degli interventi è stato messo in evidenza come i disturbi dell’apprendimento, che mostrano sintomatologia simile ma hanno cause diverse, raggiungono il 12-14% dei bambini. Su 10 bambini dislessici, mediamente si riscontra una prevalenza di casi maschili (circa 6) rispetto a quelli femminili.

“I bambini dislessici – ha affermato Bianchi di Castelbianco – presentano, com’è noto, nella maggioranza, la tipica manifestazione dell’inversione di lettere (ad esempio “b” e “d”) e numeri (21 e 12), la difficoltà a memorizzare informazioni in sequenza e, talvolta, la difficoltà di calcolo. Il disturbo di lettura è associato solitamente a disturbi di scrittura e si manifesta con alterazioni e ritardi nell’apprendimento che possono protrarsi negli anni. La dislessia – ha continuato Bianchi di Castelbianco – si può presentare in forme diverse, dalle più leggere nelle quali il bambino pur leggendo male comprende tutto ciò che ha letto a quelle più gravi. Sono comunque tuttora oggetto di ampio dibattito la natura e le cause della dislessia, “contesa” tra spiegazioni di tipo neurologico oppure psicologico, nonché materia, soprattutto negli ultimi anni, di ricerca genetica. Innanzitutto – ha aggiunto – va posta particolare attenzione nel formulare la diagnosi mediante valutazione clinica supportata da test adeguati. Il nostro approccio terapeutico prevede un doppio livello. Da una parte, l’intervento psicologico per quegli aspetti correlati alla dislessia come l’ansia che spesso sono causa o concausa del problema e rendono ancora più difficile la vita del bambino.

Dall’altra, metodiche diverse, a seconda delle specifiche difficoltà, come queste favole sonore tridimensionali che puntano a riattivare l’organizzazione spaziale e che hanno dato ottimi risultati poiché i bambini hanno dimostrato di saper risolvere agilmente compiti che prima li vedevano in difficoltà”. Nel corso dell’incontro sono stati proposti esempi di realtà virtuale uditiva estrapolati dalle registrazioni effettuate per la realizzazione delle favole sonore ideate e realizzate dall’équipe dell’Istituto di Ortofonologia. E’ stata fatta ascoltare la differenza tra una registrazione stereofonica ed una registrazione di realtà virtuale uditiva e sono stati presentati alcuni esempi del materiale utilizzato in terapia. “Il progetto terapeutico – ha spiegato – ha come obiettivo primario il recupero delle difficoltà nell’organizzazione spaziale, presenti circa nel 70% dei bambini affetti da difficoltà di apprendimento. Le informazioni spaziali, infatti, afferiscono tramite il sistema visivo reiterando queste alterazioni di analisi e sintesi visiva.” Tramite le favole sonore tridimensionali vi è, quindi, possibilità di un valido approccio terapeutico nei disturbi dell’apprendimento poiché esse permettono un coinvolgimento che consente la reale interiorizzazione e generalizzazione delle esperienze fatte a livello spaziale.

All’interno del progetto sono stati inclusi i soggetti sordi con ipoacusia grave che hanno difficoltà nell’organizzazione spaziale correlate alla protesizzazione acustica che non consente di effettuare la localizzazione del suono nello spazio. Il bambino con perdita uditiva colloca, infatti, ogni rumore come se la fonte sonora provenisse direttamente dalle protesi. Con un particolare sistema di amplificazione e specifiche tarature, in relazione alla perdita uditiva del singolo soggetto, vengono fatti ascoltare, senza le protesi, gli stimoli sonori tridimensionali, tramite delle cuffie, ciò consente una conoscenza ed elaborazione dello spazio tramite l’udito e la creazione di una rappresentazione concettuale dello spazio che precedentemente non era possibile. Ha collaborato alla realizzazione delle favole sonore tridimensionali l’équipe dell’Istituto di Ortofonologia di Roma diretto da Federico Bianchi di Castelbianco: Francesca Sgueglia, logopedista, Hubert Westkemper, ingegnere e Marco d’Ottavio, programmatore computer.

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