Dopo il “vissero felici e contenti” tutte le coppie si ritrovano a fare i conti con il quotidiano. E le favole inevitabilmente crollano. Come affrontare i giochi di potere nella coppia?

Come fa il Principe a trasformasi in rospo? E la Principessa a trasformarsi in una strega? Sembrerebbe impossibile, tutto al contrario di quanto ci hanno raccontato i miti e le favole che hanno accompagnato la nostra infanzia. Eppure è quello che accade in molte relazioni di coppia. I due innamorati, gli stessi che inondati dalla passione e dalle endorfine saltavano i pasti l’uno per l’altra, si ritrovano dopo qualche anno prigionieri di una vera lotta per la supremazia. Se prima sembra impossibile, dal momento in cui comincia la convivenza si scopre che si può litigare su tutto e per qualsiasi cosa, anche la più banale. Ogni occasione sembra buona per ferirsi a vicenda e si innesca una dinamica che invece di assomigliare ad una guerra atomica totale, appare più una guerriglia cittadina e giornaliera, fatta di continue scaramucce, di attacchi e veloci ritirate. La relazione, con il passare del tempo, scivola lungo la via del rancore e del risentimento, fino talvolta a non riconoscersi più e a ritrovarsi dentro una vita che sembra non appartenerci. Ma come è potuto accadere questo incantesimo all’incontrario? Dove sono finiti il Principe e la Principessa del … e vissero felici e contenti? Facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di trovare una spiegazione.

Dobbiamo tenere conto che trasformare il proprio partner in un genitore è una propensione alquanto naturale. Le relazioni d’amore da adulti infatti sono preformate a partire dalla prima relazione d’amore: quella del bambino con i genitori. Essa ha la funzione di essere l’abbozzo di uno schema originario per tutti i rapporti che seguiranno. Questa tendenza si esprime naturalmente in tutte le coppie, e se i partner ne sono consapevoli, ciò non è di per sé negativo. Lo diventa invece quando essi sono ignari delle reciproche proiezioni e ne diventano vittime. Allora accade che la donna pretende che il partner-padre si curi di lei e affronti – al suo posto – i contesti che lei ha timore di affrontare. D’altra parte, l’uomo rischia di assumere un atteggiamento di ribellione adolescenziale rispetto a quelle che vengono percepite come pretese della partner-madre. L’esperienza d’amore con i genitori comprende tuttavia una relazione di potere che poi nella vita adulta è necessario abbandonare. Il bambino infatti si trova in una posizione di dipendenza rispetto a quella del genitore e ne subisce dolorosamente il potere.

Egli non è ancora in grado di rinunciare ai piaceri immediati e ogni divieto o negazione del genitore vengono percepiti come soprusi e ingiustizie terribili. Da adulti poi, all’interno di una relazione di coppia, l’individuo tende ad essere attento agli errori dell’altro, ai suoi punti deboli al fine di colpirli. Arriva a scatenare un ping-pong fatto di recriminazioni e rimproveri che finiscono per distruggere l’intimità e la fiducia reciproca della coppia. Il bisogno di immaginarsi liberi dalla sottomissione dell’altro, finisce per strutturare invece un perverso gioco di potere, dove le energie dei partner non sono più indirizzate alla crescita ma alla distruzione lenta e inesorabile. La rabbia accumulata da bambini, quando l’individuo non era in grado di difendersi efficacemente dai soprusi, se non viene riconosciuta ed elaborata, finisce per essere proiettata sulla relazione di coppia. L’uomo e la donna quindi possono non accorgersi che attribuiscono alla propria compagna/o tutte le manipolazioni e strumentalizzazioni che hanno dovuto subire dalla propria madre o in generale dai propri genitori.

Per uscire dalla spirale dell’ostilità, dal piacere perverso di infierire sul partner è necessaria una grande dose di forza interiore. E’ necessario riconoscere la propria rabbia e il proprio rancore “archiviato” e comprendere che la relazione con il partner non è altro che uno specchio in cui osserviamo alcuni dei nostri più antichi vissuti. Egli non è quindi responsabile del dolore che abbiamo vissuto, ma semmai è lì per offrirci l’opportunità di cambiare le cose, di cambiare simbolicamente la nostra storia e cambiare soprattutto il nostro futuro. Serve un grande coraggio e una grande onestà per accettare che il gioco perverso del potere non dipende interamente dal nostro partner, ma che invece ne siamo direttamente coinvolti almeno in egual misura. Serve una grande forza d’animo per accettare che il dolore del nostro passato non può essere vomitato sul partner ma che invece va accolto e superato. E ogni volta che il partner ci propone per l’ennesima volta una provocazione, dobbiamo avere la forza di non cadere nella trappola della sfida alla distruzione, ma comprendere che quella situazione è il frutto di un dolore antico non ancora superato e cercare invece di tornare al motivo principale per cui eravamo entrati in questa relazione: fare dono di noi stessi e del nostro amore.

Fare il dono del potere all’altro significa tornare ad esser nuovamente nudi ed indifesi come nei primi atti dell’innamoramento, significa tornare ad affidarsi al partner e riconoscergli che la sua “parte sana” è enormemente più grande e capace di ogni altra. Significa tornare a riconoscere che il potere è sì uno strumento di dolore quando viene utilizzato per possedere e strumentalizzare l’Altro, ma è altrettanto formidabile quando viene utilizzato per agevolare lo sviluppo dell’Altro, per permettergli di crescere ed evolversi seguendo i propri desideri profondi, per favorire la sua evoluzione interiore e spirituale.

Risorse utili:
Roma – Corso su l’Amore e le Relazioni di Coppia

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