Rancore e Perdono nel Modello Classico Cinese

Prima ancora di quella cinese, la cultura cristiana (o ebraico-cristiana) ci dice che Il perdono rende capaci di amare e di crescere, riconciliarsi con gli altri, curare lo spirito e il corpo. Anche nel pensiero classico taoista e buddista e nello sviluppo sincretico Chan e Zen, il perdono è sorgente di guarigione: guarisce infatti le ferite provocate dal risentimento, rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale. Secondo il dettato del pensiero classico cinese, il perdono è rinuncia al risentimento e, pertanto, è dare innanzi al giudizio .

Per i contenuti classici del pensiero cinese, il dare effettivo è quello effettuato con amore. L’amore è stato spesso descritto nelle religioni orientali come armonia perfino nella discordia. Il vero amore verso l’altro è incondizionato, non ha alcun “perché”. L’amore abbraccia aspetti quali la compassione, il servizio, l’amicizia e la cooperazione. L’amore non è un luogo al quale arrivare, bensì il luogo dal quale si proviene. Il perdono, quindi, è l’accesso all’amore, il raggiungimento del perfetto fluire del Qi, la realizzazione del movimento di espansione del Cuore, il completo raggiungimento dello scopo dello Shen. L’amore è l’espressione più alta dello spirito e la realizzazione della Legge. Ora va detto che lo spirito è l’energia dalla quale ogni manifestazione della vita viene formata, lo spirito è il flusso principale dell’esistenza. L’anima, è spirito individualizzato. Siamo anime con gli spiriti e ci esprimiamo attraverso i corpi fisici. La personalità è quell’aspetto che viene manifestato solo mentre siamo qui sulla terra. E’ una parte infinitesimale dell’individualità, che è il vero io.

Non solo lo spirito è infinito, ma è perfetto. Non può comunque esprimere la propria perfezione ad ogni stadio dell’essere né in questo mondo né nel mondo dello spirito. E tuttavia il perdono, attraverso la comprensione, consente la massima consapevolezza, la massima presa di coscienza del nostro spirito. Ora, va ricordato, il senso che le antiche tradizioni attribuisco alla Legge. Tutta l’esistenza si ascrive all’interno della cornice delle leggi naturali create dallo Spirito Collettivo. Molte leggi fatte dall’uomo in effetti contraddicono le leggi naturali e spesso ostacolano e rallentano il cammino evolutivo. L’universo è perfettamente equilibrato dalle leggi naturali e morali. L’ordine è mantenuto dalle vibrazioni regolatrici. Quando l’umanità lavora in uno stretto rapporto con le leggi naturali si può garantire un risultato positivo. Comunque, non sempre si ha bisogno di consultare ed applicare la legge alla lettera, piuttosto, dovremo comprenderla e conformarci al suo significato. Non è necessario per lo Spirito Collettivo creare nuove leggi, in quanto tutte le leggi già esistono.

Ciò che è necessario per l’universo è qui ora, lo è sempre stato e sempre sarà. Perdonare ed adeguarsi alla Legge, secondo i Maestri, i Santi e i profeti, conduce alla riscoperta dei rapporti tra il Tutto e l’uomo, tra Dio e sua creatura, tra il macro e il microcosmo . Quando il rancore e il non-perdono attanagliano l’uomo il medico agopuntore si pone nella condizione di intervenire:
1. Sui nodi energetici che creano “Calore-Latente”
2. Sulla espansione del Cuore.
3. Sulla riapertura dei contatti con l’esteriore.
4. Sui principi in cui si stratifica la Legge.

Per quanto concerne i punti da trattare, a nostro avviso vanno usati
1. 26GB-41GB per aprire il Dai Mai ed eliminare le Stasi, il rancore, il Calore-Latente.
2. il punto 1 H, che consente il movimento di espansione del Cuore.
3. il punto 15CV, che controlla tutti i collegamenti fra uomo e contesto sociale.
4. Il 39GB ed il 16LI, punti attivi sui Midolli, Viscere Curioso su cui si depone la Legge .

Ma il discorso è molto più ampio, profondo e sottile di quanto si possa immaginare cristallizzandolo su un mero atto terapeutico (per quanto permeato di valore simbolico e “guaritorio”).

“Sulla spinta del risentimento si possono compiere azioni di cui non ci saremmo immaginati capaci”, scrive lo psichiatra Marco Pocari che continua “chi prova rancore, infatti, conosce meno degli altri la paura quando decide di passare all’azione. Questa forma d’ostilità, quindi, può essere una leva straordinaria per superare, se ce n’è bisogno, ostacoli e difficoltà”. Per la moderna psichiatria, come per l’antica cultura cinese, il rancore può essere utile, e positivo, se viene messo a frutto nel breve periodo, se dà la forza di andare via per chiudere con il passato, per esempio dopo aver scoperto il tradimento del partner; ma diventa devastante se costringe a rimuginare per sempre sul passato. Questa idea è molto ben espressa nel film della new-wave horror giapponese Ju-on, diretto da Takashi Shimizu ed uscito nelle nostre sale nel 2003. L’ossessione della memoria (e del rancore) entra come un virus (i demoni o mo del taoismo classico) nella vita degli individui come silenziosa e concreta minaccia, più temibile della morte stessa. Il rancore come infezione, quindi, come “male oscuro” che si propaga lentamente ma inesorabilmente, non lasciando vie di scampo a chi ne viene contagiato.

Ancora più palese il concetto di “rancore protratto” come “ombra” in Kairo (2001) di Kiyoshi Kurosawa. L’incapacità di perdono crea la possibilità, nell’uomo, di un’invasione nefasta di “spettri” e di suggestioni che lo allontanano inesorabilmente dalla radice profonda della stessa umanità.

“Vestire il rancore come una corona di negatività Calcolare cosa vogliamo e cosa non tolleriamo Disperati per controllare tutto e ogni cosa Incapaci di dimenticare il tuo letterato scarlatto …rancore che sgorga/mi divora dall’interno quello che ho dentro/e’ il freddo dell’inverno! rancore nel sangue/spinge la mia sete la vendetta aspetta/ma tanto non cede! rancore mi segue/e mi strappa il fiato mi tormenta spesso/ma ci sono abituato! rancore mi sfibra/prechè ne sono intriso”
Italo Nostromo

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