Un sottile filo rosso collega tra loro le scoperte freudiane effettuate sul finire del secolo scorso, l’opera di W.Reich durante la metà del novecento e gli assunti del Funzionalismo Energetico oggi al sorgere del nuovo millennio. Questo filo è rappresentato dalla scoperta della natura energetica dell’essere umano. Un sottile filo rosso collega tra loro le scoperte freudiane effettuate sul finire del secolo scorso, l’opera di W.Reich durante la metà del novecento e gli assunti del Funzionalismo Energetico oggi al sorgere del nuovo millennio. Questo filo è rappresentato dalla scoperta della natura energetica dell’essere umano.

L’uomo freudiano, con il suo sviluppo libidico, diviene con Reich l’uomo cosmico: Un frammento di energia orgonica particolarmente specializzato ed organizzato. Parallelamente, la prassi terapeutica nata dalla metodologia della libera associazione e della neutralità del terapeuta, ha mutato radicalmente il proprio setting e quindi la gestione del rapporto tra terapeuta e paziente. La prima grande svolta avvenne quando Reich intuì la funzione del carattere e delle resistenze caratteriali. Attraverso lo spostamento del focus dal sintomo nevrotico al carattere, venne sviluppata una precisa caratteriologia psicodinamica ed una metodologia di analisi caratteriale che mantiene ancora oggi gran parte della sua validità e innovatività. L’interesse di Reich si orientò sempre più verso la ricerca del dove e del come la nevrosi traesse la propria energia, fino a scoprire nella stasi sessuale la fonte energetica della nevrosi e nel sistema nervoso vegetativo il suo vettore. L’approccio terapeutico reichiano si sposta quindi sempre più concretamente verso il corpo, scoprendo l’identità funzionale tra psiche e soma, tra l’armatura caratteriale e l’armatura muscolare di un individuo: un irrigidimento muscolare corrisponde funzionalmente ad un irrigidimento caratteriale, pur manifestandosi in forme differenti.

Dall’analisi caratteriale si passa alla vegetoterapia: un approccio che vede nel ripristino delle funzioni vegetative e nello scioglimento delle tensioni del corpo la via regia per lo scioglimento della nevrosi; un approccio che contiene in se l’analisi caratteriale di cui ne amplia i confini e ne approfondisce le risorse. Anche il setting psicoterapeutico “prende corpo”. Si passa dall’analista seduto dietro al paziente sdraiato, quindi un analista fantasticato, al terapeuta che si pone davanti al proprio paziente, proponendo anche la propria fisicità nella relazione terapeutica. Per aiutare a sciogliere le tensioni muscolari il terapeuta reichiano tocca, massaggia, “conosce” il corpo dei propri pazienti; cosa fino ad allora impensabile. Il terapetuta propone anche dei movimenti abbinati alla respirazione con la finalità di provocare abreazioni emotive. Con la scoperta dell’energia orgonica l’orizzonte reichiano si amplia ulteriormente ed il setting terapeutico si arrichisce di apparecchiature strumentali quali l’accumulatore orgonico o quali il dor-buster. Dopo la morte di W.

Reich, avvenuta nel 1957, la ricerca e la pratica in ambito psicoterapeutico ( gran parte della ricerca si è sviluppata nel contesto della fisica orgonica e nella ricerca in ambito prettamente bio-medico) assunse due filoni principali : uno staunitense ed uno europeo. Negli States gli esponenti di maggior rilievo sono E.Baker e A. Lowen. Mentre il primo approfondisce e prosegue piuttosto fedelmente l’opera del maestro, Lowen crea una nuova disciplina: la bioenergetica, che pur dichiarando le proprie radici reichiane se ne discosta soprattutto con l’introduzione del concetto di grounding e il conseguente approccio basato nell’ uso terapeutico della postura eretta e di posizioni di stress, quali quelle assunte ad esempio attraverso la pratica con il cavalletto bioenergetico; un cavalletto su cui inarcare la schiena consentendo ai piedi di rimanere in contatto con il terreno. In Europa la ricerca in ambito prettamente orgonomico si sviluppa principalmente in Germania e in Spagna. A cavallo tra gli anni sessanta e settanta Ola Rakness, allievo e collaboratore di W.Reich, stabilì dei proficui contatti con un gruppo di psicoterapeuti, medici e psichiatri italiani fornendo loro una formazione in vegetoterapia.

Questo gruppo di ricercatori, primo in Italia, sistematizzò l’approccio vegetoterapeutico carattero-analitico; alcuni di loro diedero vita alla Scuola Europea di Orgonomia. Contemporaneamente Luigi De Marchi contribuiva alla diffusione degli scritti di Reich in Italia Un ulteriore approfondimento dell’opera e della prassi terapeutica reichiana è oggi rappresentato dal Funzionalismo Energetico ed in particolare dalla elaborazione operata da Francesco Dragotto. Attraverso questa proposta la prassi vegetoterapeutica analitico-caratteriale viene radicalizzata nei suoi assunti orgonomici e viene arricchita dalle conoscenze sull’embriologia e sulla fisiologia intrauterina, post-natale e neonatale. La prassi viene completata dai presupposti psicopolitici e sociali intuiti da Reich sin dagli anni trenta. Secondo questo approccio, e coerentemente con Reich, ciascuno di noi è un campo energetico che inizia la propria definizione in quel momento in cui “Attratto da un campo di irresistibile forza l’unico superstite risponde ad un messaggio senza tempo, la corsa tra le onde una tempesta.

Il dolce risucchio asseconda il desiderio dell’incontro; al contatto, una esplosione illumina anni luce. E uno più uno non fa nè l’uno nè l’altro e soprattutto non fa due” (Francesco Dragotto- Partorire e nascere: una unità funzionale- Energia Carattere e Società N°2/83 Ed. Riza libri) Ciascuno è un campo energetico definito ed irripetibile in relazione con altri campi e con l’oceano energetico che ci circonda e di cui siamo parte. La prassi terapeutica si arricchisce di nuovi strumenti. Il primo è rappresentato dalla diagnosi della condizione energetica del campo. In relazione a questa viene stabilito un progetto terapeutico mirato alla persona, che si realizza attraverso la relazione tra il campo energetico del terapeuta ed il campo energetico del paziente, l’elaborazione dei vissuti, l’uso di particolari “actings”, dei movimenti emozionalmente significativi Gli actings, già individuati ed utilizzati nella vegetoterapia vengono arricchiti e resi meno “muscolari” grazie anche all’individuazione delle tre funzioni energetiche dell’essere, dell’esistere e dell’essere in relazione con il mondo.

La funzione respiratoria assume sempre più valore di attivatore energetico ed emozionale. Secondo questo approccio la muscolarità diviene solo il mezzo attraverso cui il campo, le funzioni e il movimento energetico si concretizzano, prendono forma. Viene introdotto il concetto di Principio Paterno ed il concetto di Democrazia Funzionale diviene uno strumento concreto ed operativo nelle situazioni di gruppo. Attraverso la metodologia del Funzionalismo Energetico, respirando sdraiati sul lettino ed accompagnati dalla presenza-guida del terapeuta verso la ricerca della propria “verità”, si può scendere quella scala d’oro (F. Dragotto) che consente di andare a recuperare quei frammenti di storia, esperienze ed emozioni spezzate dentro ciascuno di noi e celate in ogni espressione caratteriale, modalità relazionale, in ogni fibra muscolare, in ciascuna cellula, per poterne poi riemergere più interi, senza bisogno di un altro in cui completarsi, ma capaci di un più ampio abbandono a sé stessi e desiderosi di incontrare il mondo.

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