Prendere per mano la propria storia e continuare così a scriverla come noi la desideriamo.

Fermarsi, rallentare davanti ad un ostacolo è saggio e buono. Riflettere sul significato simbolico che un determinato ostacolo ha nella nostra vita e sul contributo che diamo noi alla creazione dell’ostacolo anche questo è saggio e buono. Aggirare l’ostacolo, fermarsi di fronte alla oggettività elevandola a ragione massima socialmente accettabile per non trovare/cercare il superamento è già un po meno saggio e buono dato che può nascondere una modalità per non entrare in contatto con il travaglio del passaggio di crescita, vale a dire in quella esperienza dialettica con il nostro mondo interiore in cui contattare un nostro blocco esistenziale, vederlo per il modo in cui opera in noi e decidere ( ci auguriamo ) per il suo superamento.

Sempre più la persona investe energie buone nella direzione sbagliata. Molto più spesso di quanto ammettiamo impegniamo le nostre risorse – più che per i superamenti – per cercare ed avvalorare le ragioni oggettive che impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Quei motivi e quelle ragioni che meglio si prestano allo scopo di non ci fanno sentire in colpa dato che ” Tanto e’ così!” e “Non dipende da noi ma è la vita che va così!” ed ancora del “Che cosa ci posso fare io!”.

C’è tutta una letteratura che sin da piccoli ci racconta di sogni e desideri, di epiche battaglie di eroici guerrieri che lottano contro mostri portatori di mali ed ingiustizie per l’affermazione ed il ritorno della bellezza e della verità (…); alla letteratura scritta dei racconti epici e delle favole si aggiunge anche una letteratura sociale molto condivisa tra le persone e che si esprime nel fatto che spesso noi stessi ci facciamo portatori di una verità forte e concreta e la offriamo in modo chiaro e sicuro ai nostri figli o ai nostri amici tutte le volte che li sproniamo a non fermarsi davanti agli ostacoli, tutte le volte che li incoraggiamo a non smettere di sognare e di desiderare, tutte le volte che li invitiamo a fare dei superamenti. Quindi dentro di noi abbiamo ben scritto l’importanza di fare superamenti e di lottare di fronte alle difficoltà. Ma quando dobbiamo dialogare con noi stessi? Quando siamo noi di fronte ai superamenti da fare?

Beh qui la cosa un po si complica.
Succede che come sotto un incantesimo d’improvviso perdiamo lo smalto e la lucidità, siamo meno sicuri e più spaventati.

Un’altra persona. Una persona che d’improvviso si ritrova come a perdere il contatto con quella componente saggia che magari solo fino a qualche momento prima si faceva portatore di un messaggio sano e ben centrato intorno ad alcuni passaggi chiave della vita. Eppure il mondo non è cambiato all’improvviso. Cosa è successo? E’ successo che le situazioni della vita, gli ostacoli alla nostra realizzazione, possono riattualizzare aspetti della nostra storia che evidentemente per noi rappresentano delle difficoltà non ancora superate. Succede che cambia la fonte da cui partono i nostri pensieri e le nostre decisioni. Potremmo sentire d’un tratto la seduzione di altre immagini, tanto reali e concrete quanto quelle che doniamo agli altri spronandoli ad essere artisti della propria esistenza. Immagini di noi così come le abbiamo assunte sin dalla prime esperienze di vita. Immagini che si sostanziano nei fatti in un “non sono abbastanza bravo” oppure “non sono abbastanza forte”. Un immagine ed un identità in cui noi semplicemente “non siamo”.
Un identità falsa, strutturata e costruita in rapporto ad un mondo complesso in cui molto spesso i sogni e l’autenticità vengono opportunamente messi in secondo piano.

Mi corre la memoria ad un passaggi molto simpatico della commedia “Miseria e Nobiltà” – con Totò e la Loren – in cui il piccolo Peppinello dice a don Vincenzo (che gli suggerisce di dire che lui è suo padre): “Don Vincenzo, voi basta che mi fate mangiare io vi chiamo pure mamma”. Forse molte volte nella nostra storia abbiamo detto alla vita “Si, è colpa mia…sono io che non sono bravo…sono io che non ho talento…ecc ecc”. Come Peppiniello molti di noi in passato hanno assunto su di se la decisione più opportuna per la propria crescita, ed a quel tempo è stato anche un bene. Di fronte agli ostacoli che continuamente si frappongono sul nostro cammino in vita ecco che si ripete un motivo storico in cui tutto il nostro essere autentico e quello un po’ meno ritornano ad essere un dilemma esistenziali che può immobilizzare, farci stare fermi in una “non decisione” e/o in una “stasi esistenziale” fatta di continue rinunce e aggiramenti delle difficoltà impegnano anche ingenti investimenti di forze. Siamo persone in continuo divenire ed abbiamo assunto su di noi anche maschere di identità non nostre.

Queste stesse un tempo hanno assolto la buona funzione di farci crescere in salute ed al meglio delle possibilità che il nostro ambiente ci offriva. La vita è e diviene, quindi, ed ecco allora che ogni giorno e ogni nuovo attrito esistenziale e/o ostacolo della vita è un occasione per vedere come dentro di noi queste maschere sono ancora attive ed operanti. In questa nuova visione ecco che ogni nuovo attrito esistenziale è una grande opportunità per assumere decisioni nuove a partite dall’assunzione in noi il potere reale di essere vivi “qui ed ora” in un fattivo lavoro di trasformazione degli schemi del passato attingendo forza nuova proprio dallo scioglimento dei nostri nodi esistenziali.

Ogni persona, ognuno di noi, ha una forte componente decisionale. Una componente saggia, sana, che opera continuamente per la nostra crescita e che proprio nei momenti di difficoltà riusciamo a sentire reale. Una competenza che ci permette di poter sintetizzare in noi istanze oggettive e soggettive nel continuo e difficile lavoro di liberazione dalle maschere – tutt’altro che simboliche – di una falsa identità che non ci serve più.

Possiamo essere noi stessi e – di fronte agli ostacoli della vita – fermarci e prenderci il tempo per pensare a tutte le componenti in campo, quelle oggettive e quelle nostre personali. Possiamo assumerci – in un rinnovato patto d’amore quotidiano con noi stessi – la libertà di decidere se continuare a fingere o se cercare di creare una vita bella e gratificante in compagnia di tutte le cose buone che abbiamo nel nostro animo e nei nostri sogni. Ed una volta decisa quale strada è la giusta per noi ho fiducia che ritroveremo il coraggio per fare breccia tra la coltre di paure che ci immobilizzano. Ogni volta una nuova opportunità di prendere per mano la nostra storia e continuare così a scriverla come noi la desideriamo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here