L’86% delle spese per consumo personale sono effettuate dal 20% della popolazione mondiale. Il Rapporto sullo sviluppo umano 1998 misura i progressi umani e le deprivazioni.

New York, 9 settembre 1998 – Il consumo globale di beni e servizi raggiungerà quest’anno la quota di 24 mila miliardi di dollari, sei volte l’ammontare del 1975. Gli individui stanno spendendo di più in cibo, energia, istruzione, trasporti comunicazione e divertimenti. Le persone vivono anche più a lungo e godono di una maggiore libertà personale grazie a un migliore accesso ai servizi sanitari e all’istruzione, alle risorse produttive, al credito e alle tecnologie. Ma le conseguenze umane degli attuali modelli di consumo sono inaccettabilmente elevate secondo il Rapporto sullo sviluppo umano 1998, commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Il rapporto rileva che le profonde diseguaglianze nelle opportunità di consumo hanno escluso oltre un miliardo di persone che non sono in grado di soddisfare neppure le loro esigenze di consumo essenziali. Dei 4,4 miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo circa tre quinti vivono in comunità prive di infrastrutture igieniche di base; circa un terzo è privo di acqua potabile; un quarto manca di un alloggio adeguato; un quinto vive senza accesso ai moderni servizi sanitari; un quinto dei bambini non raggiunge la classe quinta a scuola e una pari percentuale sono sottonutriti.

Per la maggior parte dei molto poveri del mondo, il trasporto per i lavori domestici quotidiani, compresa la raccolta di combustibile ed acqua, avviene a piedi. “L’abbondanza di consumo non è un crimine,” afferma l’amministratore dell’UNDP James Gustave Speth. “Ma è scandaloso che i poveri non siano capaci di consumare abbastanza per soddisfare almeno i loro bisogni più essenziali.” Il rapporto rileva che con la globalizzazione dei mercati la domanda di beni e servizi di lusso è esplosa, anche nelle comunità tradizionalmente povere. Ciò che era considerato un bene di lusso 20 anni fa è ora una necessità: un’automobile privata per ogni famiglia della classe media in Francia, un orologio da polso per ogni famiglia rurale in India, un frigorifero per famiglia in Cina. Tra il 1975 e il 1995, il numero di apparecchi radiofonici venduti in Africa è cresciuto di più del 400¡/O; gli apparecchi televisivi in Brasile sono aumentati di più del ~00%; le automobili nell’Asia dell’Est del 1.40Q%. Le vendite di personal computer in Corea del Sud sono più del doppio di quelle della Norvegia.

Le vendite annue di televisori in Brasile, Cile e Corea del Sud sono ai livelli della maggior parte dei paesi industrializzati, o addirittura superiori. Gli abbonamenti alla TV via cavo in Cina si sono incrementati dagli 11 milioni del 1990 ai 35 milioni del 1995 Il rapporto sottolinea che, malgrado questi elevati tassi di crescita nel consumo, i paesi in via di sviluppo sono ben lontani dal raggiungere i livelli di consumo delle nazioni più ricche a livello mondiale Il quinto più ricco della popolazione mondiale; consuma il 45% di tutta la carne e il pesce, il quinto più povero ne consuma meno del cinque per cento n consumo medio di proteine è di 115 grammi al giorno in Francia, mentre in Mozambico è pari a 32 grammi. utilizza il 58% dell’energia totale, il quinto più povero meno del quattro per cento. I paesi a reddito più elevato producono il 63/o dell’elettricità mondiale. dispone del 74% di tutte le linee telefoniche, il quinto più povero dell’1,5%. Svezia, Svizzera e Stati Uniti hanno più di 600 linee telefoniche per mille abitanti, mentre Afghanistan, Cambogia e Ciad hanno un solo telefono ogni mille abitanti consuma 1’84% della carta, mentre il quinto più povero solo 1’1,1%.

La media dei paesi industrializzati consuma 78,2 tonnellate di carta ogni mille persone, la media per i paesi più poveri è di 0,4 tonnellate per mille abitanti. possiede 1’87% dei veicoli a livello mondiale, il quinto più povero meno dell’uno per cento. I paesi industrializzati possiedono una media di 405 automobili per mille abitanti, i paesi dell’Africa SubSahariana una media di 11 ogni mille persone, i paesi dell’Asia orientale e dell’Asia del Sud cinque La distribuzione ineguale del reddito si traduce in esclusione sociale quando il sistema di valori di una società attribuisce eccessiva Importanza a ciò che un individuo possiede piuttosto che a ciò che un individuo e o che può fare. “Un teen-ager privo di calzature alla moda di una determinata marca può provare vergogna tra i suoi compagni di scuola. Nell’India rurale, una donna può essere esclusa dal matrimonio nel caso in cui gli standard per la dote siano superiori ai mezzi della sua famiglia.” Il rapporto avverte che quando gli standard sociali aumentano più rapidamente dei redditi i modelli di consumo divengono squilibrati.

“La spesa domestica per un consumo vistoso può escludere beni essenziali quali il cibo, I’istruzione, le cure sanitarie, il mantenimento dei figli e il risparmio per la sicurezza futura.” L’incremento sfrenato nel consumo sta esercitando una pressione senza precedenti sull’ambiente e sottopone coloro che consumano meno a un duplice rischio benchZ il consumo crescente nei paesi in via di sviluppo stia provocando tensioni sull’ambiente i livelli di consumo non si avvicinano ancora a quelli dei paesi industrializzati L’impiego di combustibili fossili è quasi quintuplicato dal 1950 il quinto più ricco della popolazione mondiale ne consuma circa il 53% del totale Le emissioni pro capite di diossido di carbonio sono pari a 21 tonnellate annue negli Stati Uniti, a confronto con le tre tonnellate della Cina. Il quinto più povero della popolazione mondiale, chZ è responsabile solo del tre per cento delle emissioni di dissodo di carbonio, vive in regioni che sono le più vulnerabili all’incremento del livello del mare connesso al riscaldamento globale In seguito ad un innalzamento di un metro nel livello del mare, il Bangladesh perderebbe il 17% delle sue terre emerse.

mentre l’Egitto ne perderebbe il 12% e sette milioni dl egiziani rimarrebbero privi di abitazione Anche gran parte delle terre emerse delle nazioni costituite da piccole isole, come le Maldive e Tuvalu, potrebbe scomparire al di sotto delle onde. La pesca globale è quadruplicata dal 1950 e il consumo di acqua e quasi raddoppiato dal I g60 Il consumo di legname come combustibile industriale e domestico è del 40% più elevato rispetto a 25 anni fa. Ma anche in questo caso, osserva il rapporto, i poveri godono di benefici minori e sopportano le conseguenze più dolorose delle abitudini di consumo non sostenibili. Il pesce è la fonte principale di proteine per circa un miliardo di persone nei paesi in via di sviluppo, ma le pratiche dispendiose dei paesi industrializzati hanno impoverito molti stock ittici e collocato i prezzi al di là della portata dei poveri. La scarsità di acqua potabile costringe molti milioni di poveri ad affidarsi a fonti non pure che sono la causa principale dei circa due miliardi di casi annui di diarrea e una delle cause primarie di decesso tra neonati e bambini.

Il costo elevato e la scarsità di carburanti moderni nelle comunità povere, costringe molti milioni di persone, soprattutto donne, a cucinare le loro pietanze su fuochi fumosi alimentati da legna e sterco di animale. Il rapporto osserva che circa due terzi dei 2,7 milioni di decessi che si verificano ogni anno a livello globale a causa dell’inquinamento atmosferico sono causati da fumi ed esalazioni domestiche nelle abitazioni povere Sono notizie positive che, sebbene il consumo abbia raggiunto livelli da record, I’utilizzo di risorse non rinnovabili è rallentato, sono state scoperte nuove risorse, il consumo si e spostato verso prodotti e servizi a impiego di materiale meno intensivo, I’efficienza dell’energia è migliorata e il riciclo ha guadagnato popolarità Le alleanze stipulate a voce per la protezione dell’ambiente hanno, inoltre, contribuito a rendere più consapevoli alcuni consumatori circa il loro impatto sull’ambiente. “I consumatori, la società civile e i governi devono costituire alleanze per nuovi modelli di consumo”, afferma Richard Jolly, il principale coordinatore del rapporto.

“Il mondo necessita di modelli di consumo che ripartiscano le risorse, non dividano le società; che rafforzino le capacita delle persone, non le inducano; che siano socialmente responsabili, non lesivi del benessere degli altri, che siano sostenibili e non degradino la base delle risorse naturali e l’ambiente per le generazioni attuali e per quelle future Il consumo, osserva i1 rapporto, è la linfa vitale di molti progressi umani e la vera questione non e il consumo, ma i suoi modelli ed effetti “Taluni suggeriscono che i paesi in via di sviluppo dovrebbero restringere il proprio consumo per limitare il danno ambientale”, si asserisce. “Ma ciò significherebbe protrarre alle generazioni future una deprivazione già scandalosamente ampia e profonda”. Il rapporto stabilisce cinque obiettivi: accrescere i livelli di consumo di più di un miliardo di individui che sono rimasti ai margini della esplosione dei consumi. Muoversi verso modelli di consumo più sostenibili che riducano il danno ambientale, migliorino I’efficienza nell’impiego delle risorse e rigenerino le risorse rinnovabili, comprese le scorte idriche, il terreno, lo stock ittico e le foreste.

Proteggere e promuovete i diritti dei consumatori all’informazione, alla sicurezza dei prodotti e all’accesso ai beni di cui hanno necessità. Scoraggiare i modelli di consumo che hanno un impatto negativo sulla società e rafforzano le diseguaglianze e la povertà. Raggiungere una più equa ripartizione degli oneri tra le nazioni per limitare e prevenire il danno ambientale e ridurre la povertà. Al fine di raggiungere tali obiettivi, il rapporto propone un’azione per: garantire livelli di consumo adeguati per tutti; sostenere innovazioni tecnologiche grazie alle quali i paesi in via di sviluppo potrebbero saltare processi industriali inquinanti; affrontare le distorsioni del mercato mediante l’eliminazione di sovvenzioni inique e la tassazione; migliorare la consapevolezza pubblica dell’impatto degli attuali modelli di consumo, fissare e imporre dei regolamenti adeguati! rafforzare i meccanismi della cooperazione internazionale I paesi in via di sviluppo si trovano oggigiorno di fronte a una scelta strategica sostiene il rapporto: essi possono replicare i processi di industrializzazione e crescita dell’ultima metà del secolo riproponendo i modelli iniqui che generano inquinamento, oppure possono saltare direttamente a modelli di crescita che sono favorevoli all’ambiente e ai poveri, ampliando l’accesso degli individui ai servizi sociali di base.

“Non è necessario un consumo maggiore o minore, ma serve un modello di consumo diverso, il consumo per lo sviluppo umano” afferma James Gustave Speth, amministratore dell’UNDP. “Quando il consumo distrugge le risorse rinnovabili, iniqua l’ambiente locale e globale, si presta ad esigenze create per esibizionismo consumistico e sottrae dalle legittime necessità di vita nella società moderna, c’è un motivo giustificato di preoccupazione. A proposito di questo rapporto: Ogni anno, a partire dal 1990, il Programma delle Nozioni Unite per lo Sviluppo incarica un gruppo indipendente di esperti di redigere il Rapporto sullo Sviluppo Umano al fine di esplorare le principali problematiche di interesse globale. Il rapporto va oltre il reddito pro capite quale misura del progresso umano, prendendo in considerazione indicatori quali la speranza di vita media, il tasso di alfabetizzazione e il benessere complessivo. Esso, in definitiva constata che lo sviluppo umano è “un processo di ampliamento delle scelte delle persone ” Quest’anno il rapporto è incentrato sul consumo di beni e servizi ed esamina il modo in cui questo possa accrescere o impedire lo sviluppo umano.

Nonostante un eccezionale aumento dei consumi in molti paesi, oltre un miliardo di persone non dispone dell’opportunità di consumare nei modi che permetterebbero loro di soddisfare la maggior parte dei loro bisogni essenziali. Il rapporto sullo Sviluppo Umano è pubblicato in Italia da Rosenberg & SelliZr Editori in Torino Via Andrea Doria 14, 10123 Torino; Tel 39/11/8127820; Fax 39/l1/8127820; Contatti: New York: Ian Steele (212) 906-5302 fax (212) 906-5364 Washinghton : Sarah Burns (202) 331 9130 fax (202) 331-5364 Ginevra: Daniela Bagozzi (41-22) 979-9548 fax (41-22) 979-9005 Copenhagen: Eva Arnvig (45-36) 46 71 50 fax (45-36) 467095 ToKyo: Hidehiro Tsubaki (81-3) 5467-4751 fax (81-3) 5467-4753 Rome: Mario Mazzei (39-06)868-96096 fax (39-06) 699-0816

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