Come le nostra nascita influenza il nostro schema di vita

A 20 anni dall’uscita del bestseller di Bob Mandel e Sondra Ray “Nascita e personalità” (purtroppo esaurito anche nella seconda ristampa italiana) anche la rebirther australiana Robyn Fernance cerca di riassumere i suoi vent’anni di esperienza nella rielaborazione delle nascite attraverso la respirazione circolare in un libro dal titolo “Being Born, how your birth affects your learning performance lifestyle and relationship” (Come la vostra nascita influisce sulla capacità di apprendere, sui risultati, sullo stile di vita e sulle relazioni) purtroppo non tradotto né distribuito in Italia. Già in un mio precedente articolo sull’imprinting della nascita, qui pubblicato nel mese di maggio, proponevo di usare la specifica modalità del parto come chiave di lettura della nostra personalità. Ciò ci ocnsente di individuare la particolare la direzione integrativa del nostro schema di vita che ci avrebbe portato ad una maggiore libertà di scelta, fuori dal condizionamento di quella prima importante esperienza.

La nascita dunque come rito iniziatico di passaggio, rito che lascia su di noi tracce profonde e una impostazione di apprendimento, di vita e di relazione, che se non trasformata nelle fasi successive della crescita può diventare limitante e impedire la nostra piena espressione e realizzazione. Poiché Robyn viene anche da una trentennale esperienza di insegnamento scolastico, la sua preoccupazione è andata ad individuare uno specifico approccio psico-pedagogico con i bambini nati con una certa modalità (dal parto naturale al cesareo, dai nati con il cordone intorno al collo a quelli prematuri, ecc.) ed in ogni capitolo dedicato ad un tipo di nascita affronta argomenti quali: Come lavorare con bambini; Il lavoro in classe; Come relazionarsi con loro; Come aiutarli a relazionarsi con gli altri. Riconoscendo il grande impegno di analisi e sintesi senz’altro utile ai genitori ed agli educatori, tuttavia la parte più affascinente del suo lavoro, che conferma e condivide una mia impostazione metodologica già da tempo espressa, è quella dove lei affronta la domanda: perché scegliere di nascere con quello specifico schema di nascita.

“Scegliere di nascere” è certamente una affermazione che trascende l’esperienza medico-scientifica per abbraciare una visione metafisica che vede un prima (e un dopo) nella vita nel quale esistiamo ad un altro livello, tanto da introdurre concetti come “anima” e “incarnazione”. Lasciando ad ognuno la libertà di condividere questa visione e al di là della assunzione o meno di responsabilità o corresponsabilità per questo significativo evento della nostra vita, rimane il valore delle risposte che possiamo dare a tale domanda, valore che si riallaccia alla consapevolezza del successo della modalità con cui abbiamo affrontato quell’esperienza e alla direzione evolutiva che dal suo significato possiamo dedurre.

Nel concreto riporto alcune risposte con riferimento ad esempio al parto cesareo pianificato (per quello di emergenza valgono altri schemi):
Per imparare ad avere la vita facile, senza dolore e preparata per noi.
Per andare oltre le paure ed i limiti degli altri (in questo caso della mamma/genitori) con facilità.
Per imparare a creare situazioni win/win dirigendo “da dietro le quinte”.
Per andare oltre l’impulso di dimostrare quanto si è forti e indipendenti e non si ha bisogno degli altri.
Per sviluppare una connessione con ciò che è naturale piuttosto che essere attirato da ciò che è artificiale.
Per non sentirsi mai troppo occupati da non avere il tempo da dedicare agli altri e per amare.

Ancora un esempio riferito al parto con anestesia:
Per sentire che sappiamo dove c’è la sicurezza, non importa quanto drammatiche sono le vite degli altri, piene di stress o di traumi.
Per imparare ad essere totalmente presenti e lasciare che gli altri si occupino delle loro necessità perché le ritengono più importanti delle vostre senza per questo fermare anche la vostra vita.
Per imparare ad esserci anziché estraniarsi quando le circostanze cambiano o sono sconosciute.
Per lasciar andare il pensiero che stiamo perdendoci qualcosa anche se ci sembra di non esserci
Per imparare ad affidarsi anche se si è incoscienti perché comunque la vita è sicura.
Per imparare ad essere uno con gli altri e la vita partendo dal nostro controllo interiore piuttosto che basandosi sui contatti esterni.
Per sviluppare il sesto senso non potendo contare sugli altri cinque.

Un ultimo esempio riferito al parto prematuro:
Per imparare che essere vulnerabili è comunque sicuro.
Per prendersi un grande rischio in qualcosa di sconosciuto e sopravvivere con la consapevolezza che abbiamo tutte le risorse necessarie a crescere e cambiare.
Per essere capace di sopportare molte attenzioni anche se a volte potrebbero sembrarci eccessive.
Per sentire che siamo abbastanza importanti da essere curati e nutriti anche quando ci sentiamo al minimo della forza vitale.
Per essere in anticipo sui tempi rispetto agli altri che sono partiti con noi.
Per vedere il vantaggio di fare le cose in anticipo.
Per lasciare andare la paura del pericolo di non essere preparato per quello che ci aspetta.
Per avere fiducia che tutto e tutti ci amano, ci aiutano e collaborano al nostro più alto ideale.
Per lasciare andare il pensiero di dover lavorare più duramente degli altri per sopravvivere.
Per imparare a mettere in gioco la propria vita con la consapevolezza delle proprie capacità fisiche, mentali ed emozionali.
Per lasciar andare la paura di sembrare impreparati per quello che ci aspetta.
Per imparare a rilassarci al pensiero che siamo sempre comunque amati e accuditi e che non siamo mai lasciati soli ad affrontare i rischi della vita.

Le risposte sono senza dubbio una sintesi di quelle possibili ed esprimono veri e propri temi esistenziali nei quali ci si può identificare con sfumature diverse, ma la sfida è lanciata: riconoscere il vantaggio competitivo ed evolutivo che la nostra specifica esperienza di nascita ha rappresentato e rappresenta tuttora per ognuno di noi e rileggere il significato di quanto avvenuto cogliendone il profondo insegnamento e la grande opportunità che ha rappresentato.
Attraverso l’esperienza del Rebirthing ciò può avvenire in modo spontaneo attraverso quella “comprensione liberatrice”, così definita da Krishnamurti, che ci consente di superare i convincimenti limitanti e negativi per aprirci ad un più alto livello di consapevolezza e di capacità di amare.

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