Un club italiano per sostenere il legno con certificato ecologico. Un’iniziativa per spingere l’Italia, primo produttore mondiale di mobili, a imboccare in modo deciso la strada delle produzioni e delle lavorazioni a misura di ambiente

Il Club per il legno ecocertificato è stato creato dal Wwf. E per il lancio l’associazione ambientalista ha scelto SANA, il tredicesimo salone internazionale dell’Alimentazione naturale, Salute e Ambiente. In una tavola rotonda si sono trovati di fronte, produttori di legame, trasformatori, enti di certificazione e associazioni ambientaliste. “Wwf da più di trent’anni è impegnato nella tutela delle foreste – ha spiegato Edoardo Isnenghi, di Wwf Italia -. Gli sforzi hanno solo rallentato il degrado”. E’ stato dunque deciso di lanciare in Italia un club per il sostegno della certificazione Fsc, un sistema di certificazione nato a metà degli anni ’90, ma che in Italia finora non era riuscito a sfondare. “L’Italia registra un significativo ritardo nel campo delle certificazioni ambientali – ha aggiunto Gaetano Benedetto, responsabile relazioni istituzionali del Wwf Italia -. Si stanno oggi diffondendo certificazione del valore relativo, quale le Iso 900 mentre rimangono ancora limitate le Iso14001 e, soprattutto, Emas”. Da qui la scelta del Wwf di lanciare il Club per il sostegno all’ecocertifcazione del legno.

“Tra tutte le materie prime possibili forse il legno rappresenta quella che maggiormente richiama, anche nel prodotto finito, la propria naturalità originale. Il rapporto tra il tipo di legno, quindi di albero, di paesaggio, di luogo di provenienza è molto più esplicito che non in altri beni di largo consumo”. Da qui la scelta di creare un club che riunisca le realtà della filiera legno e del settore carta, che aderendo potranno sostenere il sistema di certificazione. Il compito del club, inserito in un network internazionale, sarà soprattutto quello di promuovere la diffusione dei prodotti in legno con marchio di certificazione. La strada scelta dal Wwf? Sensibilizzare i consumatori e allo stesso tempo i produttori. “Una nuova via al rapporto con le aziende – ha spiegato Isnenghi -, teso a favorire il dialogo tra Paesi fornitori di materie prime e Paesi che si occupano della trasformazione”. Attualmente di prodotti in legno ecocertificati sul mercato italiano ce ne sono ben pochi. Così come ben poche sono le realtà di ecocertificazione in questo settore: solo 11.000 ettari di foreste contro i 24 milioni di ettari in tutto il mondo, così come limitato è il numero delle aziende di trasformazione che hanno chiesto e ottenuto a ecocertificazione.

Il settore legno in Italia attualmente viaggia sui 73.000 miliardi di fatturato annui, con quasi 500.000 addetti, ha ricordato Gianni Martelli di Icila, ente di certificazione creato proprio dalle aziende del settore. Nel 2000 le esportazioni italiane in questo settore hanno aggiunto i 24.000 miliardi, con un saldo commerciale ampiamente positivo. “Recentemente per le aziende del settore è diventata necessaria non solo la tradizionale certificazione di qualità, ma anche una certificazione ambientale. Questo per mantenere la competitività sul mercato internazionale”.

COS’E’ IL MARCHIO FSC?
La certificazione forestale Fsc (Forest Steward Council) è un marchio sorto nel ’93, dopo il fallimento della Conferenza di Rio dell’anno prima: “Lì la speranza di gettare le condizioni per un miglioramento della situazione naufragò – ha spiegato Livio Amarei della Fsc -. Per questo motivo un gruppo di associazioni non governative nel’93 hanno deciso di fondare Fsc per porre un freno al degrado delle foreste mondiali attraverso gestioni socialmente sostenibili”. E’ stato creato un protocollo con dei principi internazionali a cui si devono ispirare gli standard nazionali di applicazione.

Si tratta di una certificazione a cui possono aderire non solo le aziende forestali, di produzione del legname, ma anche le aziende di trasformazione. In questo momento il marchio compare su oltre tremila prodotti nel mondo.Come detto, la superficie di foreste certificate nel mondo è di circa 24 milioni di ettari sparsi in 46 Paesi. Le aziende certificate raggiungono invece quota 1.600. I protocolli, ha spiegato Eliseo Antonimi dell’Università di Padova, puntano a mettere d’accordo tutela ambientale, equità sociale ed efficienza economica. E tengono conto di una serie di aspetti e parametri particolarmente complessi che vanno dal rapporto con le comunità locali, ai sistemi di coltivazione, dalle strade alle specie utilizzate, all’utilizzo di fertilizzanti biologici. Il processo per ottenere la certificazione è stato illustrato da Franco Della Francesca dell’istituto di certificazione Sgs. Sono previste una serie di visite in azienda: una preliminare, una vera e propria visita ispettiva e una serie di visite annuali per il controllo della situazione. “Il mancato rispetto anche di uno solo dei principi fondamentali su ci si basa il certificato Fsc porta alla non certificazione dell’azienda, che altrimenti resta valida per cinque anni.

“In Italia la certificazione ambientale nel campo del legno non si è diffusa finora per una serie di motivi – ha spiegato -. C’è la polverizzazione della proprietà forestale, il fatto he la certificazione non viene percepita in modo immediato come una fonte di ritorno economico…”.

L’UNICO PRODUTTORE ITALIANO DI LEGNO CERTIFICATO
Ha chiesto la certificazione ambientale Fsc ’96 e da allora è rimasto l’unico produttore italiano di legno certificato. Si tratta della Magnifica Comunità di Fiemme, in Trentino. Sono suoi tutti gli 11.000 ettari di foresta italiana certificata. Ed è anche uno dei pochi produttori italiani che segue anche le fasi successive della filiera: oltre alla produzione e al taglio, la Magnifica Comunità dispone anche di una segheria anch’essa certificata, come ha spiegato il rappresentante della Comunità, Stefano Cattoi. “Non abbiamo incontrato particolari difficoltà ad ottenere la certificazione perché di fatto rispettavamo già molti dei principi previsti. La produzione, esclusivamente di abete rosso, incontra una forte concorrenza con Austria e Germania, che possono raggiungere costi di lavorazione inferiore per la conformazione dei rispettivi territori”.

In questi anni, ha ricordato Cattoi, la legislazione ha previsto finanziamenti speciali per le realtà forestali certificate. Perché dunque la Magnifica Comunità di Fiemme è rimasta l’unica realtà produttiva certificata in Italia? “Si sconta la scarsa dinamicità del sistema produttivo. E’ molto più vivace il settore della trasformazione (dove infatti le certificazioni iniziano ad aumentare). E poi – ha aggiunto Cattoi – c’è un problema delegato al numero degli enti di certificazioni: se fossero molti di più si ridurrebbero probabilmente i costi”.

CERTIFICAZIONE PER RISOLVERE I PROBLEMI DEL COMMERCIO DI LEGNAME
Secondo Lorenza Colletti (Mipaf Corpo forestale), la strada dell’ecocertificazione è utile per risolvere i problemi del settore del commercio di legname. “Si calcola che attualmente circa un decimo del fatturato di legno mondiale è illegale, con danni economici ed ecologici davvero consistenti. Servono misure nazionali e internazionali. Finora le foreste del mondo ecocertificate sono solo il 2%, ma l’ecocertificazione è certamente un incentivo importante a un uso ecologico sostenibile del legno.

Si tratta di uno strumento nato soprattutto per proteggere le foreste tropicali ma che può essere utile anche per quelle in limi temperati”.

PRIMA ADESIONE AL CLUB: COOP ITALIA
Coop Italia ha già deciso di aderire al nuovo club creato dal Wwf: “ Come Coop – ha spiegato Franco Cappelli – abbiamo l’obiettivo di tutelare i diritti dei consumatori ma non a tutti i costi, cercando cioè di determinare condizioni eque per tutti”. Da qui nasce l’attenzione di vecchia data di Coop per le produzioni biologiche, il rifiuto degli Ogm, la riduzione degli imballaggi : “Nel 2000 sabbiamo utilizzato 270 tonnellate di materiale in meno e abbiamo utilizzato 640 tonnellate di plastiche riciclate. Ora crediamo che la certificazione Fsc sia un ottimo punto per favorire uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che economico. Per questo abbiamo deciso di aderire al Club”.

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