La simbologia più ricca e pertinente al significato archetipico dell’Ariete è nella mitologia greca con la storia del Vello d’Oro e l’impresa degli Argonauti.

Si racconta che il giovane Frisso, figlio di Atamante, re di Boezia, sofferente per le persecuzioni che riceveva dalla matrigna Ino, invocò l’aiuto di sua madre Nefele, dea delle nubi. Toccata dalle suppliche del giovane sfortunato, la divina Nefele gli offrì un ariete il cui vello, anzichè lana, era tutto oro e con questo, egli avrebbe potuto fuggire per sottrarsi alla minaccia. Frisso, recando con sè Elle, la dolce sorella, salì in groppa all’ariete alato. I due si staccarono finalmente dalla terra e iniziarono lo straordinario viaggio sorvolando i mari e le terre. Ma un oscuro evento colse di sorpresa i due: nella faticosa impresa, Elle si addormentò e abbandonò la presa del vello precipitando in mare. Niente potè fare Frisso per salvarla; proseguì nel suo solitario volo e raggiunse una terra ignota, dove sacrificò a Zeus l’ariete dal vello d’oro, in segno propriziatorio. Tuttavia Frisso non sapeva ancora di essere sceso su una terra inospitale la Colchide dove lo avrebbero atteso altre prove.
La storia di Frisso prosegue con il mito di Giasone e l’impresa degli Argonauti. Narrano Pindaro e Apollonio, di Pelia, re di Iolco, figlio di Poseidone il quale pattuisce con Giasone, eroe greco, un reciproco favore: Pelia avrebbe restituito a Giasone il trono usurpatogli dal fratello a condizione che Giasone avesse riportato in Patria il Vello d’Oro dell’Ariete alato di Frisso.

Pelia era tormentato dall’ombra di Frisso rimasto per sempre laggiù nella Colchide, morto. Giasone accettò il patto; scelse un equipaggio di audaci e armata la nave “Argo”, partì verso la Colchide. Questi uomini furono gli Argonauti. Dopo molte avventure e ostacoli in navigazione, l’ Argo giunse dinanzi alla terra dov’era stato sepolto Frisso. Giasone tenne consiglio di guerra; e dall’alto Olimpo, protettive, Era e Atena infusero in Giasone suggerimenti inconsci per superare gli ostacoli. Costui, scortato dagli Argonauti, si presentò al re Eete nella città di Eea, dove abitava anche Medea, la figlia sacerdotessa e maga di Ecate. Fra i due uomini fu trattata la cessione del Vello d’Oro. Il re pose condizioni e prove di coraggio e abilità che Giasone ritenne quasi insormontabili. Ma Medea si era accesa d’improvviso violento amore per lo straniero e promise a Giasone di aiutarlo purchè le giurasse reciprocità di amore conducendola poi con sè in Grecia. Giasone superò tutte le prove grazie all’aiuto magico di Medea. Contrariato da simile riuscita dell’eroe greco, il re fu spergiuro e rifiutò di rispettare il patto sancito.

Giasone meditò di conseguenza uno scontro cruento, ma ancora una volta Medea si pose al suo fianco prestandogli i suoi sortilegi. Ancora una volta Giasone accetta l’aiuto e non si avvede che questo lo indebolisce ancor più nella personalità e lo lega alla donna avventurosa, anche se apparentemente tutto sembra un giustificato mezzo per raggiungere il fine. Medea guida gli Argonauti sino al recinto sacro di Ares ove era appeso il Vello d’Oro, custodito da un orribile drago dalle mille spire che lanciava fuoco. Medea riuscì a dominare il drago mediante incantesimo e Giasone s’impadronì del Vello. La nave “Argo” ricondusse in Grecia gli eroi e il Vello fu restituito a Iolco. Il mito drammatico ha una conclusione nella tragica rottura del rapporto fra Giasone e Medea. E’ noto come questa donna e madre passionale e tremenda si vendicò di Giasone: gli uccise prima la donna amata eppoi i figlioletti. In questo mito si possono vedere diversi simboli psicologici riferibili al significato astrologico dell’Ariete. Frisso è l’espressione dell’energia che si libera da ogni impedimento, si sottrae dalla minaccia distruttiva, ma determina panico.

Nel tipo Ariete è evidente ciò in quanto proprio dove c’è l’espressione totale del coraggio e dell’audacia, si insinua la presenza dell’angoscia e della paura. Frisso e Giasone vivono l’esperienza del panico ma la superano con l’Io eroico. Eppure sia Frisso che Giasone sono vittime della paura implicita nelle loro gesta. L’eroismo si lega alla paura e all’angoscia e costella la morte: Frisso perde la sorella, Giasone subirà nei figli l’atroce vendetta di Medea. Con ciò non voglio dire che tutti gli Arieti debbano vivere un destino così tragico, ma senza dubbio lottare per il sovvertimento del vecchio ordine e l’affermazione di uno spirito indipendente dell’individuo che manifesta se stesso. Nel mito di Frisso possiamo vedere il costo psicologico della trasformazione e della libertà. Legato al mito degli Argonauti, l’evento di questo giovane eroe greco costella l’archetipo dell’uomo che si incammina alla ricerca di se stesso, inizia la grande avventura del distacco dal karma genitoriale.

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