Il Toro è il secondo segno dello Zodiaco che presenta l’immagine di un animale. Il Toro comincia il ciclo come simbolo della fertilità e dell’iniziale ordine nel regno naturale che coincide con la primavera.

. Nella mitologia egiziana il Toro è posto sotto la dominazione di Osiride e Iside, le grandi deità corrispondenti al Sole e alla Luna. Infatti possiamo vedere nel geroglifo del Toro _ un sole sormontato da una mezzaluna riversa: è il connubio del principio maschile con quello femminile come concetto di fertilità. Nelle iconografie indù, il dio Shiva è raffigurato sul dorso di un toro recante fra le corna la mezzaluna, simbolo di fede. Nella diffusione del simbolo, il Toro assume anche la valenza dell’istintualità e della sensualità più sfrenata. Nel mito del Toro, Giove, il dio, sedotto dalla bellezza di Europa che gioca sulle sponde del mare con le sue compagne, prende, per catturarla, la forma di un Toro. Incoraggiata dalla dolcezza dell’animale, la fanciulla vi monta sopra e quello immediatamente si precipita nei flutti e la porta nell’isola di Creta, dove ella diviene madre di tre figli, uno dei quali, Minosse, divenne il re legislatore di Creta e il padre di Arianna, il cui nome significa “origine e conoscenza superiore”. Minosse sentondo minacciato il suo regno pregò Poseidone, signore del mare e dei terremoti, di far uscire dal mare un toro quale segno del suo appoggio, accompagnando questa preghiera con la promessa di sacrificarglielo immediatamente come offerta e come simbolo di sottomissione.

Poseidone, anch’egli dio dalle sembianze taurine, gli diede ascolto e la bestia apparve, così Minosse fu sovrano incontrastato. Mentre prendeva atto della maestà del toro, Minosse pensò che sarebbe stato molto vantaggioso contare anche questo esemplare nella sua mandria e si arrischiò in una sostituzione da mercante, credendo che Poseidone non se ne sarebbe accorto. Quindi sacrificò sull’altare di Poseidone il più bel toro che possedesse e si tenne quello marino sacro al dio. Poseidone che non si era divertito a quella sostituzione, reagì malamente a quell’oltraggio rivolgendosi ad Afrodite affinchè ella scatenasse nell’animo della moglie di Minosse, Pasifae, una incontrollabile passione per il toro. Ella indusse Dedalo, il celebrato artista-artigiano, a tesserle una vacca di lana nella quale ella avrebbe potuto accogliere il toro per unirsi sessualmente con esso. Dedalo l’accontentò: ella entrò nella vacca, e il toro a sua volta entrò in Pasifae. Da questa unione nacque il Minotauro, un mostro orrendo dalla testa di toro e dal corpo umano, che si cibava di carne umana. Minosse colto dalla vergogna e dalla paura, incaricò Dedalo di costruire un labirinto in cui potesse essere nascosta l’abominevole creatura: in tale labirinto venivano abbandonati ragazzi e ragazze che Minosse costringeva al sacrificio.

Il mostro li divorava nel suo labirinto, dal quale nessuno di coloro che vi entrava ne poteva più uscire. La storia di Minosse termina con una situazione di stallo, nella quale un mostro distruttore vive nel cuore di quel regno apparentemente fiorente: situazione che non può che portare all’arrivo di Teseo, l’eroe che deve buttare tutto all’aria. Teseo deve uccidere il Minotauro ed ecco che Arianna gli donò la spada con la quale egli lo ammazzò, e la fanciulla gli rivelò anche il segreto per uscire dal labirinto. Minosse e Teseo rappresentano, in un certo senso, l’altra faccia della medaglia di un unico individuo: uno commette peccato contro il dio mentre l’altro deve “fare ammenda”. Europa, la mortale primigenia, si è invaghita del dio sotto forma animale e mette al mondo il re dal doppio carattere vendicatore e crudele, dalla forza bruta, e purtroppo padre di Arianna, la conoscenza superiore che dà il potere di distruggere questa stessa forza e di uscire dal labirinto delle passioni. Questo mito simboleggia il destino dell’anima umana che nasce nell’animalità. Il toro non è malvagio, ma se gli si permette di comandare sull’uomo può condurlo alla distruzione, visto che l’uomo è alla mercè dei propri desideri. Eppure la repressione non è la formula giusta. Una favola buddista dice: non uccidere il toro ma impara a danzare insieme a lui in un modello di sviluppo fondato sul rispetto reciproco, cosicchè il toro diventi più umano e l’uomo più animale.

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