Essere donna significa essere onorata di vivere quelle esperienze che la natura ha predisposto come esclusive per noi! Se vivi queste peculiarità come dei doni, potrai verificarne i frutti!

La menopausa (dal greco: “menos” mese e “pausis” cessazione) corrisponde all’ultima mestruazione naturale. Con la cessazione della funzione ovarica, termina la fertilità della donna. Lungo un periodo che può durare da uno a due anni (premenopausa) vi è una progressiva riduzione numerica dei follicoli ovarici (cavità sferiche contenute nell’ovaio che contengono gli ovuli immaturi: un ovulo per ogni follicolo). Oltre che un minor numero di follicoli, in questa fase della vita della donna, definita complessivamente climaterio (periodo precedente e successivo all’ultima mestruazione), vi è un’alterazione dei cicli maturativi delle cellule uovo insieme a una diminuzione dei corpi lutei (corpo ghiandolare che si forma nuovo ogni volta che scoppia un follicolo, formato da cellule cariche di lipidi che producono progesterone). Anche la produzione degli ormoni femminili quali la follicolina e il progesterone (necessari per la maturazione dell’uovo) si esaurisce progressivamente durante questo spazio di tempo che si manifesta generalmente fra i 40 e i 50 anni.

MENOPAUSA
Essere donna significa essere onorata di vivere quelle esperienze che la natura ha predisposto come esclusive per noi! Se vivi queste peculiarità come dei doni, potrai verificarne i frutti!

Menopausa: fisiologia o patologia?
Nonostante possa sembrare banale e scontato, per affrontare seriamente questo tema è indispensabile partire col chiarire come la menopausa altro non sia che un passaggio fisiologico, un momento in cui nella donna si pongono in essere dei mutamenti sostanziali, tali da costituire uno spartiacque tra il passato e il futuro.

In questo passaggio la fisiologia femminile opera una trasformazione, spingendo a lasciare andare le conquiste precedenti per concentrarsi su nuovi obiettivi, per impegnarsi su altre tematiche importanti. Quindi, in questo periodo, la donna, se vuole collaborare al mantenimento del suo stato di salute, necessita di ricalcare con il suo modus vivendi il proprio comportamento corporeo. A tale proposito è importante osservare come la fisiologia endocrina femminile scandisca i processi evolutivi della donna. Precisamente, il menarca segna il passaggio importante dalla fase di bambina a quella di adolescente; con la comparsa delle mestruazioni e l’acquisizione dei caratteri sessuali secondari, la ragazza lascia andare il suo infantilismo e il gioco fanciullesco, per aprirsi gradualmente alla pulsione sessuale e agli interessi ideologici. Con l’avvento delle mestruazioni ogni bimba, conquistando la possibilità di riprodursi e l’armonia propria delle forme femminili, compie un passo importante nella direzione del divenire donna e nel provare ad assumersi diritti e doveri connessi con tutto ciò.

Ma la scomparsa delle regole mensili, cosa indica e cosa porta con sé? Innanzitutto è necessario distinguere quest’assenza del ciclo mestruale da quella che caratterizza il periodo precedente alla comparsa del menarca: “ora” la donna è adulta nella forma e nella sostanza, mentre “prima” era bimba nella forma e nella sostanza; “ora” la donna ha vissuto, ha conosciuto e fatto esperienza della vita, ha generato e nutrito i suoi germogli, mentre prima era bimba inesperta, bisognosa di nutrimento e di conoscenza e ignara delle cose della vita. Le esperienze che la donna, nella fase della vita caratterizzata dal ciclo mestruale, ha appreso, o avrebbe potuto apprendere, corrispondono analogicamente alle caratteristiche della fisiologia femminile; infatti sessualità e maternità possono insegnare alla donna: (che accoglie il pene durante il coito e il mestruo durante il ciclo) ad accogliere la vita; come solo lasciandosi andare all’esperienza sia possibile godere della stessa, sia essa sessuale o della vita; come accogliendo il feto e donando il proprio spazio vitale per il proprio sviluppo, si possa imparare ad amare; come modificando la propria forma, la propria sostanza e le proprie abitudini per permettere all’altro di svilupparsi armonicamente, si possa imparare ad accogliere la vita in tutti i suoi aspetti; come nutrendo e accudendo il proprio figlio (prima il feto nel grembo, poi il neonato allattandolo e, successivamente, seguendo i propri figli nel quotidiano), si possa imparare a nutrire ciò che si ama e a sostenere, così facendo, i propri obiettivi e progetti.

Purtroppo, il solo fatto di vivere queste esperienze non è sufficiente per farle proprie, né tantomeno per trasformarle in potenziale utilizzabile. Per raggiungere questo obiettivo e per vivere più in sintonia con il proprio essere donna, ognuna di noi necessita di sublimare e di vivere armoniosamente la sfera sessuale, la gravidanza e la maternità (eventi fisiologicamente connessi con il ciclo mestruale); così facendo, diverrà donna capace di accettare, accogliere e nutrire la vita, adattandosi alle sue esigenze e trasformandosi intimamente in base ad essa.

Prima mamma, ora saggia.
Come le conquiste fatte nella prima fase della vita rimarranno con la donna per sempre e quella capacità di essere leggera e giocosa tipica della bimba che è in lei la salveranno dal vivere la propria esistenza come un peso, allo stesso modo quanto conquistato nella fase adulta sarà seme prezioso per i tempi a venire. La sua capacità di essere madre di ciò che incontra le consentirà di vivere armonicamente la vita, al di là di cosa la stessa propone. Ma cosa è chiamata ad abbandonare la donna matura che, grazie alla menopausa, è spinta a lasciarsi alle spalle il vecchio per acquisire il nuovo? Quali sono le argomentazioni già apprese e quali sono le nuove lezioni da imparare? Ogni donna, che sia stata madre o figlia, ha potuto verificare come la donna adulta sia chiamata a sviluppare la capacità di lasciar andare, un lasciar andare più intimo, connesso con il saper vivere la vita e con il saper lasciar vivere in modo indipendente quanto è stato oggetto di cure instancabili: i propri figli.

La capacità di generare una nuova relazione, una nuova forma di maternità, forse più interiore e più complicata da raggiungere, nella quale ogni donna possa sperimentare di non essere proprietaria dei propri figli e di non avere diritto ad un pagamento per l’amore donato costituiscono le conquiste da effettuare in questa nuova fase della vita. Se in precedenza la donna ha provato a donarsi, faticando nel lasciare parte del suo spazio quotidiano ai germogli con cui condivide la propria vita, dopo questo momento di passaggio fisiologico può sperimentare la sua profonda capacità di amare, connessa con la possibilità di interrompere la relazione ombelicale con ciò che è stata in grado di nutrire, permettendo al figlio di divenire un essere libero e indipendente, capace di esprimere la sua vera natura, indipendentemente dalle aspettative genitoriali. Comprendere tale lezione richiede ovviamente una grandissima maturità e riflessione. Ciò che la donna necessità di lasciare andare non è solo quanto si lega alla maternità; avendo vissuto, ha sperimentato i suoi credo e le sue certezze, gli ideali assoluti e i falsi miti ed è pronta per modificarli, per lasciare andare i suoi attaccamenti ideologici, le sue modalità reattive indesiderate e quant’altro risulti inadeguato rispetto alle necessità di questa nuova fase evolutiva… in definitiva è pronta per nutrire la propria saggezza, smettendo di fare da mamma a ciò che incontra.

Se la donna rifiuta di lasciare andare carichi e impegni collegati alla sua natura materna in una fase della vita in cui il corpo esprime il bisogno di tralasciare l’inutile attraverso l’alleggerimento corporeo e la minore densità ossea, l’intera struttura può mostrare sofferenze conseguenti a questo irrigidimento nel modello precedente. Il soma esprime chiaramente la difficoltà della donna di abbandonarsi a questa nuova vita. Con l’aumento di peso esprime la sua incapacità di lasciar andare il vecchio per abbracciare il nuovo, con l’esagerata fragilità ossea suggerisce di smettere di addossarsi carichi non idonei a questa nuova fase della vita, ogni parte di lei richiede di adeguarsi! Se un’adolescente continua a fare la bambina, è evidente che non potrà mai beneficiare delle potenzialità connesse con l’essere donna e se una donna non accetta la trasformazione suggerita dalla menopausa, non potrà mai beneficiare della sua saggezza.

Menarca e menopausa: due polarità dell’essere donna
Quindi nonostante la donna moderna sia fermamente convinta che questo evento porti con sé solo limiti, anche la menopausa, come ogni situazione della vita, genera contemporaneamente positivo e negativo, doni e disagi, guadagni e perdite.

È luogo comune vivere l’interruzione del ciclo mestruale come la perdita della propria femminilità, come segno dell’avvicinarsi della vecchiaia e dell’incapacità di riprodursi ed è su tale visione che ben si inseriscono le proposte farmaceutiche: dagli estrogeni che integrano l’incapacità della donna di produrne in quantità adeguata, ai lubrificanti che compensano la secchezza della donna attempata; dai tranquillanti per permettere alla donna incapace di dormire, di riposarsi, fino agli antidepressivi per mitigare l’inevitabile disagio del momento, ecc… La società si è ben organizzata per vendere, alla donna nella fase del climaterio, il prodotto giusto per convincerla della sua sopraggiunta incapacità e della sua condizione pseudo-patologica. Come può, la donna, con tali induzioni psicologiche negative vivere bene questo importante momento della sua vita? Se per la società intera il climaterio è indice di decadenza, come può la donna viverlo armonicamente? Una via di scampo c’è ma, anziché essere in vendita in qualche negozio, è racchiusa in ognuna di noi. Basterebbe infatti che la donna provasse ad ascoltarsi intimamente, ad identificare le sue esigenze più intime e si potrebbe rendere conto che questo momento corrisponde, come detto prima, a quel preciso momento della vita in cui termina l’esperienza materna e inizia una nuova fase della vita, oggigiorno poco considerata.

La donna, aiutata prima dal menarca e poi dalla menopausa, ha più possibilità dell’uomo di essere in sintonia con le stagioni della sua vita. Il mestruo che, attraverso la perdita ematica, simboleggia analogicamente la capacità di donare la propria vita al mondo è, non a caso, un elemento indispensabile per la riproduzione e la maternità cui, senz’ombra di dubbio, è connessa la capacità di donare la propria vita a ciò che si è generato. La menopausa, invece, coincide con l’età adulta della prole, con la necessità della madre di comprendere come ora quella parte di vita dedicata all’esterno debba essere utilizzata all’interno, per la propria crescita e il proprio sviluppo interiore anziché per la crescita e lo sviluppo di ciò che nel frattempo è divenuto adulto a sua volta.

Il climaterio: un simbolico rifiuto
Ma una società che ha come valori prioritari successo, relazioni superficiali, conoscenza razionale e sviluppo materiale non ha posto per ciò che insegna a trasformarsi intimamente, per ciò che nutre l’animo umano anziché le tasche, per ciò che è invisibile e poco dimostrabile come medaglia al mondo.

Anche la menopausa, come molte altre caratteristiche femminili, viene in qualche modo additata, non considerata, fino ad essere ritenuta come qualcosa di negativo e invalidante, per essere, di conseguenza, soffocata. Non a caso, con il termine climaterio il mondo scientifico identifica il periodo critico che la donna vive prima e dopo la menopausa, precisamente quel periodo che va da 6 anni prima a 6 anni dopo. Questo approccio mentale è la conferma di quanto quest’evento fisiologico sia divenuto un problema anziché una possibilità da sviluppare. Ma siamo proprio sicuri che la menopausa, come le rughe e quant’altro caratterizzi il divenire anziano, sia uno dei segni involutivi che comunicano la perdita di qualcosa? A mio avviso questo modo di vedere la menopausa corrisponde, nel piccolo, ad un atteggiamento comune rivolto alla parte lunare della vita, alla natura dell’emisfero destro, a ciò che, vivendo profondamente e silenziosamente, sostiene l’evoluzione interiore. Tutto ciò corrisponde, temporalmente, alla fase finale della vita, ossia a quel periodo in cui la donna, dopo molte esperienze, è riuscita a comprendere il senso dell’esistenza e a lasciare andare falsi miti, per riuscire a sperimentare la sua reale natura interiore.

Questa è l’immagine del saggio che avendo vissuto a compreso la vita e ciò che la stessa vuole insegnare, è disponibile a modificarsi per evolvere e generare salute dentro e fuori di sé.

La menopausa: un passaggio importante da ritualizzare
Come il menarca, anche la menopausa è un momento particolarmente delicato, verso la conquista della propria femminilità e della propria completezza, scarsamente sostenuto e compreso. Allo stesso modo delle adolescenti, impreparate a vivere il menarca come un importante passaggio nella loro crescita personale, la donna adulta è totalmente impreparata a vivere la menopausa come un altro fantastico passaggio lungo il percorso dell’essere donna. Quale madre rende magico l’arrivo delle “regole mensili” e quale donna vive come conquista la menopausa? Quante invece, al contrario, sottolineano esclusivamente le difficoltà, i dolori e i disagi che entrambe le manifestazioni comportano? Se la menopausa fosse vissuta per ciò che è, dando ad essa l’importanza che merita, le manifestazioni conseguenti sarebbero totalmente diverse.

Se anziché pubblicizzare prodotti per far slittare più in là possibile questo evento si ponesse l’attenzione alle conquiste portate da questo momento, le donne vivrebbero una condizione generale che faciliterebbe la situazione, invece di generare un quadro di rifiuto con condizioni patologiche di piccolo e di grande rilievo. Ciò che penso condiziona qualsiasi evento della mia vita! Ma oggigiorno è risaputo che il vissuto psico-emotivo condiziona totalmente l’esperienza, generando contemporaneamente un mutamento somatico degno di nota. La psiconeuroendoimmunologia spiega, a questo proposito, come la percezione del dolore sia totalmente influenzata da come lo viviamo. Il dolore, sia esso fisico o psico-emotivo, é percepito con intensità differente in relazione alla propria tipologia e alla motivazione interiore prodotta dal desiderio, dal perché e dal piacere di vivere quella determinata esperienza o di fare una determinata cosa. Quindi ciò che muove l’azione (il come), indipendentemente da quale esperienza venga considerata (il cosa), può minimizzare o amplificare la sofferenza prodotta dall’esperienza stessa.

Questo equivale a dire che la motivazione gioca un ruolo fondamentale a livello fisiologico anche nei disturbi da climaterio. A tale proposito è stato verificato come subire un urto o un calcio possa essere molto doloroso, ad esempio, per una donna che si dedica malvolentieri ai lavori domestici e, al contrario, possa passare totalmente inosservato se a riceverlo sia un calciatore lanciato a rete. Nella seconda situazione si verifica a livello fisiologico una vera e propria reazione analgesica, posta in essere dalla produzione di beta-endorfine, capaci di inibire i messaggeri del dolore. Da questo punto di vista risulta evidente come considerare la menopausa un’opportunità anziché una punizione possa creare quella motivazione interiore utile a minimizzare il dolore, a trovare soluzioni, a sostenere l’equilibrio omeostatico e a svolgere una funzione preventiva.

Esperienza
Sono M.R.O., ho 63 anni e sono in menopausa chirurgica da 24 anni. Per 10 anni ho assunto gli estrogeni propostimi dallo ginecologo, finché ho incontrato una straordinaria naturopata che mi ha guidato nel gestire in modo naturale i disagi della menopausa. All’inizio un po’ d’ansia in me c’era, perché ero abituata a delegare ai medici la mia salute ma, cammin facendo, le conoscenze, l’applicazione e i risultati offertimi dalle terapie naturali mi hanno sostenuta ed incoraggiata a proseguire lungo quella strada. “La menopausa è una condizione mentale!” mi ripeteva la naturopata e di questo me ne sono resa conto quando ho dovuto gestire quella secchezza vaginale, causata dalla menopausa, che mi rendeva dolorosi i rapporti sessuali. È così che ho conosciuto l’efficacia terapeutica delle visualizzazioni: ho imparato a coltivare durante la giornata il piacere dell’incontro con mio marito, “vedendo” i miei tessuti intimi bagnati dall’acqua di una fonte; da allora non ho più dovuto ricorrere a prodotti lubrificanti perché il metodo delle visualizzazioni funziona a tutt’oggi, a più di un anno di distanza. Ho curato allo stesso modo anche l’osteoporosi, aiutandomi con le immagini di un testo di anatomia che riportava l’impalcatura scheletrica: visualizzavo le mie ossa compatte, sane, forti. Prendersi cura della propria salute è impegnativo, non lo nego, ma il piacere di vedere dalla M.O.C. il processo osteoporotico rallentare, mi ripaga dagli sforzi profusi. Contemporaneamente mi aiuto con un’alimentazione mirata che favorisca un corretto metabolismo del calcio e con regolari e sostenute camminate. Sono stati fondamentali anche i consigli rieducativi della naturopata, i quali mi hanno aiutata a nutrirmi di pensieri positivi e di buone emozioni. E così, oltre ai benefici terapeutici, ho imparato a dedicare del tempo a me stessa e a capire che della mia salute sono io in gran parte la responsabile. Era la mia mente che condizionava in parte la mia vita, ma ora, con la stessa mente, posso produrre situazioni a me favorevoli. Care amiche, provate prima di arrendervi!

Fonte: LUMEN Magazine – Milena Simeoni, Settembre 2007

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here