Narrare e comprendere in medicina

Nella vita di tutti i giorni utilizziamo la nostra capacità narrativa per raccontarci agli altri, per dire qualcosa di noi, del nostro passato ma anche delle nostre aspettative future. Allo stesso modo il paziente racconta al medico la propria “storia di malattia”, e questa è la descrizione più vera e completa del suo malessere. La narratività compare sulla scena proprio nel momento in cui la medicina – giunta a straordinari traguardi di sviluppo tecnologico – sembra perdere la sua efficacia nel rapporto con il paziente e, di conseguenza, nell’individuazione e gestione di quegli stati di sofferenza che non sono ancora patologia ma non sono già più salute. La medicina narrativa stimola tre processi: l’anamnesi esistenziale e relazionale del vissuto del paziente (non solo la malattia ma anche il malessere), la co-costruzione tra medico e paziente del significato del vissuto di malattia, e l’apertura progressiva della biomedicina ai contributi delle medicine complementari, naturali e del quotidiano, oltre alla crescita di un fecondo dialogo con la sociologia, la psicologia e l’antropologia.

Va rammentato che non c’è modo migliore di organizzare il sapere, di fondarlo, di formarlo e farlo crescere di dare ad esso la forma aperta e dinamica di una storia. Il modello concettuale della Narrative-Based Medicine (NBM) è stato sviluppato alla Harvard Medical School da B.J. Good. Nella prospettiva della NBM è evidente l’importanza delle storie nel dare forma e nel valutare la qualità delle cure e del rapporto medico-paziente. Il costrutto narrativo che produce la sofferenza presenta una ricchezza semantica che va oltre la valutazione della qualità delle cure sentita dal paziente (soddisfazione/insoddisfazione), ma mira a ridefinire la pratica clinica nel suo complesso. Le narrazioni di malattia sono quindi in primo luogo uno strumento di comprensione della relazione del paziente con la malattia e degli effetti sistemici della malattia nella vita del paziente. Inoltre l’analisi semantica del testo narrativo raccolto, posto a confronto con l’evoluzione della malattia, diventa lo strumento per la costruzione di audit clinici integrati che valutano l’esperienza emotivo-affettiva del paziente, restituendo così alla medicina la sua natura intrinsecamente ermeneutica.

Questa nostra convinzione si rafforza leggendo sull’ultimo numero di Times (Zuger A., Doctors who wield the pen to heal the profession. New York Times 2007; 15 maggio) il resoconto del workshop di Medicina narrativa che si è tenuto alla Columbia University lo scorso aprile. “Raccontare e ascoltare le storie mediche e non solo dei pazienti è un metodo efficace ed evidence-based per migliorare il rapporto medico-paziente e facilitare diagnosi e cure”. Sotto questa bandiera per un intero fine settimana medici generalisti e specialisti si sono confrontati per apprendere strategie comunicative, esercitarsi all’ascolto, sviluppare la capacità di raccontare e anche di scrivere le storie e le esperienze di cui sono testimoni quotidianamente. Ma più in generale il rapporto tra medicina e letteratura prende anche la forma riflessiva del medico-scrittore. Atul Gawande e Jerome Groopman, entrambi medici alla Harvard Medical School e collaboratori del New Yorker, sottolineano nei loro libri (“Salvo complicazioni” e “How doctor think”) il tentativo di uscire da un approccio riduzionista, che mira a vedere il paziente come un insieme di organi o patologie e non come un caso particolare.

La storia di un paziente dipende anche dal modo con cui la si ascolta ed è possibile che questo avvenga solo se la formazione del medico prende la forma di un fiume inverso: un fiume che dopo aver raggiunto il mare della conoscenza sia capace di scorrere all’indietro verso la propria sorgente umana, perdendo a poco a poco in potenza, ma guadagnando in limpidezza. Attenzione alla medicina narrativa è stata rivolta dall’Istituto Superiore di Sanità che vi ha dedicato un’ampia sezione del suo portale (http://www.iss.it/cnmr/medi/index.php?lang=1), con una completa selezione bibliografica dalla letteratura internazionale (http://www.iss.it/cnmr/medi/lett/index.php?lang=1&tipo=11&anno=2007 ) ed un progetto di ricerca davvero di grande interesse (http://www.iss.it/cnmr/medi/prog/cont.php?id=70&lang=1&tipo=6 ). Un altro sito eccellente in lingua italiana è : http://www.medicinanarrativa.it/. Infine, un bel testo in italiano (pubblicato per Franco Angeli nel 2005 e giunto alla 1° ristampa quest’anno), lo ha scritto Vincenzo Masini (sociologo, psicologo e psicoterapeuta, insegna all’Università di Palermo, di Perugia, di Siena, e a Roma presso “la Sapienza”, la LUMSA e Roma Tre): “Medicina narrativa.

Comunicazione empatica ed interazione dinamica nella relazione medico-paziente”. Il libro affronta il tema delle forme di relazione tra medico e paziente mediante la dettagliata analisi delle relazioni critiche (equivoco, insofferenza, evitamento, delusione, incomprensione ecc.) e delle posizioni relazionali che ne sono antidoto (riconoscimento, dialogicità, complementarità, mediazione ecc.) e discute sulla pragmatica comunicativa più appropriata per generarle: l’interazione dinamica, il coglimento empatico emotivo-affettivo, la comunicazione simbolica. In definitiva la medicina narritiva è una buona occasione per la medicina per uscrire dall’empase tecnicistica della evidenza scientifica e riavvicinarsi all’interezza del vissuto dei singoli pazienti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here