Medicina integrata: le basi per uno sviluppo razionale

Lo scetticismo della medicina verso tutto quello che oggi viene chiamato ”non convenzionale” non è privo di giustificazioni ed è dovuto sia ad una carenza di informazione sul problema, sia ad una difficoltà epistemologica nei confronti di una concezione filosofica e di una impostazione metodologica che apparentemente escono dal modo di ragionare meccanicistico e riduzionistico su cui il pensiero medico da secoli si posa .

Tra questi sistemi medici si è creato, oltre che una mancanza di informazione un totale ostracismo che non poco ha irritato i medici che praticano le medicine non convenzionali, costringendoli ad anni di totale incomunicabilità. Tale incomunicabilità ha radici storiche e risente di difficoltà terminologiche e lessicali cioè di problemi epistemologici . La storia delle teorie scientifiche è come un susseguirsi discontinuo di concezioni di pensiero che hanno costituito un punto di riferimento comune in cui, modelli metodi, strumenti e soprattutto linguaggio erano un corso unico e coerente. Per gli addetti ai lavori ogni teoria scientifica ha una sua propria coerenza, tanto da considerarla come unico modello di riferimento, reputando trascurabili le eventuali contraddizioni incontrate . Nel corso della storia della medicina molti sistemi epistemologici hanno preso il sopravvento, così dal paradigma cellulare si è giunti all’attuale paradigma molecolare. La biologia molecolare è oggi considerata la base interpretativa di ogni fenomeno cellulare e fisiopatologico. La spiegazione dei processi morbosi viene cercata e situata in meccanismi che modificano le molecole facenti parte dei vari sistemi anatomici o fisiologici.

Oggi però si assiste, nella stessa concezione molecolare, ad un cambiamento di tendenza, si nota l’insufficienza della teoria stessa nell’affrontare i grandi problemi specie nelle patologie tumorali, degenerative e neuro psichiatriche . In queste patologie si riesce sempre più difficilmente a perseguire un approccio unitario, capace di una sintesi e di una comprensione dei processi patologici a livelli di organizzazione superiore. A nostro parere non si giunge a valide conclusioni negando l’approccio Molecolare, ma iniziando ad indagare anche in altre direzioni. Una nuova concezione epistemologica, che inevitabilmente risente del clima culturale in cui nasce e si sviluppa, consente di inquadrare scientificamente fenomeni prima non spiegabili, di affrontare problemi che precedentemente non erano risolti rivalutando terapie prima trascurate. La crisi nella scienza deriva da una crescente difficoltà di dialogo fra gli studiosi, pertanto l’obbiettivo, da parte degli uomini di buona volontà, è quello di trovare un linguaggio comune e interdisciplinare . Poiché l’epistemologia è la scienza che studia i fondamenti, la validità e i limiti della conoscenza scientifica, il problema del dialogo e dell’integrazione fra modelli è soprattutto un problema epistemiologico.

I primi del novecento si caratterizzano, in campo culturale, con la crisi delle certezze, nella scienza entra il Concetto di probabilismo, e ciò mette in discussione quelle certezze che avevano costituito le culture precedenti. In quel periodo crollano i due dogmi della scienza: la riducibilità di tutti i fenomeni naturali alle leggi della meccanica, e la credenza secondo cui la scienza avrebbe rivelato la verità sull’universo. Si è osservato infatti che se l’universo non può essere descritto nei suoi fondamenti ultimi, anche i linguaggi con cui viene descritto, acquistano una valenza probabilistica. In questo periodo s è compreso pertanto che le leggi scientifiche non sono il riflesso della realtà oggettiva, ma hanno unicamente un carattere convenzionale, per cui ognuno può costruire il proprio sistema logico a piacere purché venga preliminariamente spiegato il linguaggio e i postulati che si vuol utilizzare. Nel 1920 Whitehead ammonì che la scienza si sarebbe autodistrutta se avesse continuato ad affidarsi all’approccio meccanicistico. Da allora la ricerca scientifica si modificò.

L’obbiettivo di ogni indagine anziché la ricerca esasperata di ridurre e separare le parti per meglio studiarle, fu di un principio unificatore del fenomeno. Da allora l’oggetto di studio non fu più considerato separatamente, ma nell’insieme dei suoi elementi di correlazione. Lo studio epistemologico, iniziò ad esaminare gli aspetti che hanno proprietà generali comuni ed intereagenti. Questo nostro sito riguarda, in definitiva, le nuove versioni epistemologiche in cui si inserisce la medicina non convenzionale, non in contrasto con quelle scientifiche e dominanti, ma capace di integrarle, ponendo nella visione organicista anche molte altri modelli tradizionali e più recenti. Il vantaggio che le medicine non convenzionali possono portare alla medicina scientifica attuale non riguarda una generica “umanizzazione delle cure” , ma, piuttosto, un dialogo con i pazienti, uno sforzo di ricucitura, un continuo tentativo di ristoricizzazione e rinarrazione che si compie contattando il paziente direttamente o, soprattutto, attraverso le tracce sparse (scissioni, persecutorietà, agiti, ma anche insospettate capacità relazionali, creative, affettive…) che esso deposita nel suo contesto .

Le condizione di salute è specificata dal modo in cui interagiscono le funzioni e strutture corporee (comprendendo tra queste anche le caratteristiche della vita mentale e spirituale), le attività dell’individuo, il grado di partecipazione e di coinvolgimento nelle situazioni di vita. Vogliamo sfuggire alla trappola di credere nella possibilità di una scienza normativa della salute . La questione della razionalità della medicina non appartiene al solo paesaggio delle pratiche che si riferiscono alle scienze moderne. La nostra intenzione (e sfida) è quella di imbastire una medicina capace di diventare degna di ciò con cui ha a che fare non è e non può essere compresa come una semplice posta in gioco locale, attinente alla definizione che darebbe di sé stessa, a seconda dei casi della storia, ogni pratica presunta moderna . E vogliamo principalmente basarci sul dialogo transculturale e interdisciplinare, che non prende le mosse dai punti di forza dei rispettivi paradigmi, ma dall’incertezza che li pervade di fronte alla sproporzione di un compito che si dimostra incontenibile entro i confini stretti delle discipline e della loro tradizione razionale .

“Noi non deviamo desiderare che la natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto e ordinato da noi, ma conviene che noi accomodiamo l’ intelletto nostro a quello che ella ha fatto, sicuri che tale essere l’ ottimo e non altro”
Galileo, lettera a Federico Cesi, 1612

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