Creata più di quindici anni fa in California la Integrazione Posturale si iscrive sin dalla sua nascita nell’ambito delle nuove terapie della Psicologia Umanistica. Essa è un metodo olistico di crescita del potenziale umano che trae la sua efficacia dal superamento de facto della concezione dualistica di corpo e mente e dal riconoscimento della identità funzionale di tutte le componenti dell’uomo.

La tecnica di base consiste in manipolazioni precise e profonde del tessuto connettivo unite a respirazione bioenergetica ed a mobilizzazioni somatiche coscienti ed inconsce. Con ciò si elicitano i processi emozionali e la loro espressione nell’ambito di una relazione specifica col terapeuta. Si mira così a liberare le tensioni emotive accumulate nel corso della storia individuale ed a dissolvere al tempo stesso la corazza caratteriale mantenuta dalle tensioni medesime. E’ possibile coprire tutte le tappe principali della nostra vita, inclusa l’infanzia, con lo scopo di riportare in movimento le energie corporee e psicologiche represse e dare loro una possibilità di riorganizzazione creativa. Insomma, la Integrazione Posturale è un sistema terapeutico completo, volto alla liberazione sinergica di corpo e mente; è un mezzo per rimuovere strati profondi di tessuto connettivo bloccato e quindi portare in espressione emozioni primarie e schemi di pensiero inconsapevoli; un cammino che conduce ad un più completo e ricco dialogo con il mondo. Le potenzialità applicative del metodo sono ampie ed interessano vari settori delle helping professions, da quello psicologico, psicoterapeutico, fisioterapeutico, rieducativo, sportivo a quello della crescita delle potenzialità e del benessere dell’uomo, a seconda delle gradazioni e profondità di intervento.

Per quanto riguarda il problema del mal di schiena, al giorno d’oggi sempre più diffuso per la scarsa ecologicità dell’ambiente e per la componente psicosomatica collegata allo stress, la Integrazione Posturale offre una ampia rosa di possibilità terapeutiche. Da un punto di vista strutturale essa, liberando le tensioni superficiali e profonde in tutto il corpo, favorisce il riallineamento di quest’ultimo rispetto al proprio asse longitudinale, permettendo una migliore interazione con il campo gravitazionale. Il mal di schiena, ma anche innumerevoli altri guasti del nostro organismo, derivano da un insieme di tensioni che si compensano l’una con l’altra nel tentativo di mantenere la stazione eretta, mentre la spina dorsale perde la sua flessibilità e si accorcia. La scoliosi, l’artrosi cervicale o lombare, l’ernia del disco sono uno dei prezzi che paghiamo allo sviluppo eccessivo nella nostra civiltà della funzione pensante a spese di una equilibrata integrazione tra le parti del nostro essere. Simbolicamente la spina dorsale è il tronco del nostro albero della vita, essa ci sostiene e ci permette di essere di fronte al mondo eretti, ma insieme flessibili, di far fluire tutta la nostra energia vitale adattandoci alle molteplici richieste dell’ambiente.

Ecco che quando ci irrigidiamo di fronte alla vita, “teniamo duro” per troppo tempo, oppure ci lasciamo andare ripiegandoci in noi stessi ed evitiamo di affrontare le cose faccia a faccia, la spina dorsale si indebolisce e perde la capacità di rispondere correttamente alle sollecitazioni; come una forte quercia od un albero rinsecchito hanno meno possibilità di resistere ad una tempesta rispetto ad un giunco flessibile. Mal di schiena di origine sia psicogena che traumatica si cronicizzano nel tentativo disarmonico di rapportarsi alla forza di gravità. Ecco che un facile errore può essere quello di agire solo sulla parte dolente, trascurando un intervento su tutta la struttura corporea. Ma un errore più grave sarebbe il fermarsi a questo livello, considerando solo l’aspetto meccanico e tralasciando quello umano. La IP dedica una particolare attenzione alle componenti emotive e psichiche connesse con la liberazione delle tensioni fisiche ed alla loro integrazione in un più armonico atteggiamento verso la vita. Blocchi anche traumatici della motilità sono sovente indizi di un rifiuto di vivere pienamente, di abbandonarsi al fluire della vita, ed è necessario perciò riportare energia e coscienza nelle zone dello psicosoma che vengono fisicamente liberate.

E’, a titolo di esempio, il caso di Cinzia, che si presenta con un dolore continuo, localizzato nei tratti cervicale e lombare, e che di qui si irradia in una gamba. Nonostante una quantità notevole di esami clinici e di cure fisioterapiche il dolore non scompare ed anzi sembra aumentare col tempo. Cinzia ha 25 anni e da quando ne aveva venti è cominciato il suo calvario, che le impedisce ogni movimento, tanto da farle abbandonare gli studi universitari e portarla ad una specie di dorato isolamento casalingo. Il suo bacino, ruotato esageratamente in avanti, sembra nascondere i genitali, la schiena è accorciata in un atteggiamento di ripiegamento in se stessa, che diminuisce molto la sua presenza e la sua attrattiva. Tutto questo è spiegato da lei solo a livello fisico come una conseguenza della sua “malattia”, ed a livello fisico cominciamo ad agire. Distendendo in profondità il tessuto connettivo nella zona del bacino una grossa quantità di energia si sblocca portando un senso di libertà e leggerezza. Questo diviene un momento catalizzante la presa di coscienza di alcune memorie represse : un aborto in conseguenza di un abbandono, la vergogna di fronte a genitori e conoscenti, la decisione inconscia di non muoversi più per non mostrarsi, per non apparire nella sua sessualità vissuta come colpevole.

Presto Cinzia si rende conto che nessuna fisioterapia può migliorare il suo stato se prima lei stessa non decide di lasciarsi libera, di abbandonarsi al fluire della vita. La scomparsa del mal di schiena segue, nei mesi successivi, le tappe della conquista della sua libertà interiore. Il corpo è un pò la palestra dell’anima e perseguire la sua completa emancipazione è un modo di sviluppare la propria storia personale al di là dei vincoli temporali. Il tempo che passa incasella in esso il ricordo degli arresti del flusso vitale; nel qui ed ora, con la IP, si recupera il tempo perduto.

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