Il valore di un incontro mette a confronto due universi

Quanti modi ci sono per manifestare il delirio di onnipotenza? Di primo impulso dico che non so rispondere perché non so cosa sia, non l’ho mai provato, e piuttosto trovo che sia veramente insopportabile quando qualcun’ altro si relaziona con me in modo saccente. Percepisco in lui un senso di superiorità che ha un sapore di freddezza e che mi spinge a mettermi sulla difensiva reagendo con altrettanta freddezza. Quante volte mi sono trovata nella situazione di provare antipatia nei confronti di un mio interlocutore, magari appena conosciuto? Di lui non so nulla, eppure immediatamente mi scatta qualcosa che mi allontana, che sembra nascere dalla sua volontà di volermi sopraffare. La mia chiusura è automatica, per non parlare dei miei giudizi contro di lui, che si insediano nella mia mente, partendo a raffica come missili pronti a colpire un nemico che voleva uccidermi. ……….. un nemico? Mi stupisco. E prima di realizzare che sono nel mezzo di un conflitto, mi arrivano altri colpi. Quella sua sicurezza apparente mi ha già sopraffatto, mi sento ferita, ma non posso rispondere perché non ho armi adeguate, anche se nel frattempo i miei occhi sono diventati così sottili che potrebbero trafiggerlo.

Giochiamo ad armi impari, le sue sono più forti, perché realizzo che nascono dalla consapevolezza che lui ha di sé, e questo è per me un altro duro colpo. Provo il solo desiderio di distruggerlo per tanta arroganza, ma me ne rimango lì senza ribattere cercando di sopravvivere a questo bulldozer che vuole schiacciarmi per sopraffarmi con la sua calda accoglienza, mentre sento un flebile desiderio di stabilire un contatto. Perché mi fa queste domande? Cosa vuole sapere da me? Decido di rispondere al fuoco delle sue considerazioni, stampandomi un sorriso sulla bocca. Anche le mie labbra cambiano forma, al punto che sono diventate come due lame taglienti , sottili come uno spicchio di luna. Sento la flessuosità della sua voce, i toni morbidi, ma non l’ascolto. Faccio un passo indietro cercando di mettere una certa distanza fra noi, voglio allontanarmi da lui perché il mio mondo è diverso dal suo e questa sua sicurezza mi fa male. Se devo essere sincera io il suo mondo non lo conosco e non sono neanche interessata a conoscerlo. Trovo solo molto irritante questo suo tentativo di volermi dominare attraverso le sue parole rassicuranti.

Ma lui cosa sa di me, della mia storia? Come possono due persone sconosciute, che appartengono a mondi diversi pensare di avere qualcosa in comune? Ci troviamo su emisferi opposti. Tuttavia mentre parla, osservo i tratti del suo volto, sono espressivi, ampi, comunicativi, emanano energia positiva, le rughe del viso rispecchiano un vissuto faticoso, ma hanno trovato un posto confortante al lato degli occhi che hanno un non so che di rassicurante. Sembra che vogliano comunicarmi qualcosa. Forse vale la pena continuare ad ascoltarlo. Automaticamente, mi metto con le mani conserte, almeno posso difendermi da questa aggressione verbale che mi ha scelto come vittima sacrificale. Con questo assetto posturale e mentale ora mi sento più al sicuro, non sono più in trincea, mi sono messa su una rocca per difendermi da questo Dio sceso in terra che pensa di essere il conoscitore del mondo solo per aver deciso di usare strumenti diversi dai miei per trasformare la sua vita. Avrei voglia di polverizzarlo per la sua superbia e per “ l’armonia “che emana. Su questa rocca ci sto proprio bene, da qui posso controllare il mondo, da questa altezza posso dominare chiunque osi contrastarmi, chiunque non si adegui al mio modo di pensare che ha fondamenta ben più solide di quelle degli altri.

Da qui nessuno può farmi del male, piuttosto posso colpire chiunque tenti di avvicinarsi facendoli sentire inadeguati e inetti. Ora provo una certa soddisfazione perché con questo mio atto di superiorità il distacco fra noi è più netto. Sono riuscita a manipolare una situazione ribaltando le posizioni. Come del resto molto spesso sono capace di fare. Mi chiedo come qualcuno possa pensare di dirmi cosa sia meglio per me? Io sono in credito nei confronti della vita, e la vita mi è debitrice per come mi sono prodigata per le necessità altrui con tutta me stessa. Per come ho rinunciato a me stessa prendendomi cura delle esigenze dell’altro. Del resto solo io ho potuto affrontare tante situazioni difficili con la solidità che mi appartiene. Identificarmi con la rigidità della rocca su cui mi sono appollaiata è un passo automatico, tanto che rimango lì, sola, immobile per un periodo così lungo che sembra un’eternità. Mi risveglia il tepore dei raggi del sole che sta per tramontare. Il mio interlocutore non c’è più, sono da sola e rifletto su quell’incontro che mi ha fatto provare tanta rabbia.

Ora sono più lucida, più distaccata e riesco anche a sentire quanto dolore provo nel riconoscere nel mio comportamento una chiusura assoluta e nel vedere l’aggressione dove non c’è. Di quanta inutile durezza posso essere capace. Mi sento svuotata. Mi accorgo che ho perso una possibilità d’incontro con il mondo dell’altro, capisco che nell’ascolto dell’altro c’è la possibilità di mettere a confronto i nostri due mondi, di far incontrare questi due emisferi sulla linea dell’equatore per scoprire quanti punti in comune possiamo trovare se solo lo vogliamo. Dipende da noi favorire l’incontro con un tu mettendo da parte ogni pregiudizio, soprattutto quando è legato al nulla, quando si basa su qualcosa di inesistente, immaginato solo dalla nostra insicurezza e legato ad antichi modelli di pensiero. E’ nella reciprocità che realizzo la mia crescita personale,è nella consapevolezza di me che posso diventare una Persona libera e avvicinarmi all’Altro che diventa per me una ricchezza. Decido di scendere dalla mia rocca di onnipotenza, posso farcela se permetto a me stessa di guardarmi con amore riconoscendo ad ogni mia cellula il suo valore.

La solitudine provata nel mio rifiuto dell’altro ha innescato un meccanismo capace di trasformare il mio delirio di onnipotenza in capacità di scoprire quanta ricchezza posso trovare nella diversità altrui.

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