Fra le idee sbagliate, o quantomeno assai inesatte, che nascono spesso tra quanti praticano lo Yoga, occorre menzionare una certa immagine dello yogi votato a un’astinenza quasi mistica, al digiuno e all’assoluta castità. Niente è più lontano dal vero significato dello yoga di un ascetismo imposto. Lo yoga conferisce alla libertà la sua vera dimensione, e chi vi si dedica è indotto a scoprire di essere padrone della sua esistenza e a imprimere al suo destino uno stile particolare, corrispondente alle esigenze naturali della propria personalità. Chi si indirizza verso l’ascetismo e la meditazione spirituale, lo fa per una libera scelta, che non comporta un’avversione per gli appetiti naturali. Il rispetto per il corpo e la familiarità con la nostra forza vitale sviluppata dalla pratica dello yoga, conducono in modo affatto naturale a comprendere che l’istinto sessuale, una delle forze più potenti dell’essere umano, è fonte di felicità. Una castità imposta dalle limitazioni del mondo esterno o dai divieti che una cattiva educazione non consente di superare, può avere delle conseguenze patologiche e determinare un conflitto interiore da cui possono nascere turbe psichiche e mentali.

Ma, parallelamente a questo pericolo, che d’altronde non bisogna esagerare, una sovreccitazione dell’immaginazione e una continua sollecitazione dei sensi e dell’emozione erotica creano un clima di tensione che perverte il desiderio naturale. Il troppo e il troppo poco sono all’origine dei turbamenti di cui sono vittime gli esseri umani intorno a noi. La meditazione yoga, concentrata sulle azioni più semplici – camminare, sollevare, aprire, chiudere gli occhi, ecc. – e la pratica delle posizioni, ognuna delle quali rappresenta un piccolo capolavoro da eseguire con calma, senza trascurare il minimo dettaglio, costituiscono un insostituibile apprendistato. Ritroviamo così il senso profondo e il vero valore delle nostre funzioni vitali. Lo yoga è unione, unione con se stessi, unione armoniosa col mondo, unione con un altro essere in cui troviamo la nostra parte complementare. L’accordo carnale fra l’uomo e la donna è una delle forme più nobili e pregnanti di questa armonia che noi cerchiamo incessantemente di realizzare. In India, il viaggiatore si stupisce nel vedere scolpite, sulla facciata e sulle pareti dei templi, delle coppie allacciate in atteggiamenti che facilmente definiremmo osceni.

Gli orientali hanno, del piacere della carne, un’idea tanto nobile da aver perfezionato l’arte amatoria molto più di quanto l’abbiano fatto il libertinaggio e le perversioni occidentali. Quando l’accoppiamento è concepito come una realizzazione completa dell’essere umano, corpo e spirito, non vi sono limiti ai piaceri del corpo e alla felicità dell’anima. L’indù accorda al matrimonio un valore, un’importanza e una solennità che noi possiamo solo vagamente concepire. La psicologia moderna, forte delle certezze provenienti dalla medicina psicosomatica, afferma che una delle esigenze più profonde del nostro essere consiste nel trovare una possibilità di libero scambio con gli altri esseri. La perfezione di questo scambio, che consiste nel donare e nel ricevere, è realizzata nell’amore, tendenza elettiva verso un solo essere che ci completa. La sensualità, ristabilita nei suoi diritti e ricondotta alla sua funzione naturale, fa sbocciare in noi delle forze creatrici e benefiche, un dinamismo costruttivo. Qui si può citare a proposito la parola “sublimazione”, introdotta da Freud per indicare un meccanismo di deviazione dell’energia istintuale verso un elevato scopo sociale. Lo yoga è una scuola di moderazione, che consente di utilizzare le nostre forze e i nostri impulsi istintivi in molteplici direzioni, secondo la complessità della nostra natura. Il nostro capitale vitale si rinnova, nel corso della nostra vita, secondo un incessante processo di rigenerazione organica: le cellule morte vengono eliminate e sostituite da cellule viventi. Allo stesso modo, le nostre energie vengono utilizzate e si disperdono quando sono mobilitate da uno sforzo, da un’emozione o dalla sofferenza, e forze nuove risorgono.

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