Una divina panacea

Lo Shilajit è uno dei farmaci più importanti della medicina ayurvedica. Nella sua forma grezza si presenta come una sostanza bituminosa, un massa compatta di materia organica vegetale formata da una matrice gommosa rosso scuro. È di sapore amaro e l’odore ricorda quello dell’urina stantia dei bovini. Il nome botanico è Asphaltum, ossia pece minerale.

Lo Shilajit si raccoglie generalmente sul terreno e spesso lo si vede fuoriuscire tra le fessure delle rocce nei mesi estivi, complice il forte calore del sole. In India lo si trova nelle zone himalayane, in Afghanistan, Bhutan, Cina, Nepal, Pakistan e Tibet, e in Europa persino in alcune zone della Norvegia. Campioni di Shilajit provenienti da differenti regioni del mondo, possono mostrare una diversa percentuale in minerali poiché questa varia a seconda delle zone geografiche, delle piante e della composizione del terreno. Tante sono le ipotesi sull’origine dello Shilajit: riassumendo si può affermare che si tratti essenzialmente di un essudato di gomma resina di piante provenienti dalle rocce delle montagne in presenza di caldo torrido.

Indagini recenti hanno anche cercato di identificare la specie di pianta che dà origine allo Shilajit: si è abbastanza concordi nell’affermare che le responsabili siano alcune briofite, che all’analisi hanno rivelato una alta percentuale di minerali e metalli raffrontabile con la composizione dello Shilajit stesso.

Dello Shilajit ne parlano anche i più antichi testi ayurvedici. Nel Charak Samhita è descritto come un composto di quattro minerali: oro, argento, rame e ferro mentre un altro testo, il Susruta Samhita ne contempla altri due: lo zinco e il piombo. Le moderne tecniche di analisi hanno rilevato la presenza di ben 85 minerali e di acido fulvico componenti lo Shilajit.

È un farmaco che viene utilizzato fin dalla notte dei tempi in particolare come tonico e ricostituente. Affascinante è anche la leggenda che sta dietro alla sua origine, leggenda che lo vuole prodotto dal corpo di Shiva stesso per accondiscendere alle preghiere del re Chandra Varma ormai consapevole della perdita della propria giovinezza e dei piaceri ad essa connessi. Tradizionalmente, infatti, lo si utilizza come afrodisiaco o meglio per aumentare l’energia vitale responsabile della potenza sessuale e spirituale, quella stessa energia che si indebolisce con lo stress e l’ansia.

Lo Shilajit venne scoperto in epoca moderna da un esploratore inglese, Sir Edward Stanley, nel 1870 quando l’India e il Nepal facevano parte dell’impero britannico. Egli notò che le scimmie che abitavano quelle zone vivevano più a lungo perché regolarmente si nutrivano di una sostanza che trovavano sul terreno vicino alle rocce. Questo comportamento insospettì Sir Edward in quanto le scimmie generalmente non mangiano nulla che sia a contatto diretto col terreno, e fu così indotto a compiere ulteriori approfondimenti. Questa sostanza era lo Shilajit che serviva alle scimmie per “stare in forma”.

Lo Shilajit costituisce un rimedio importantissimo e in particolare:
– accelera il metabolismo delle proteine e degli acidi nucleici e stimola l’energia che provvede alle reazioni biochimiche
– contrasta il diabete e regola la glicemia
– purifica il sangue, incrementa le funzioni del pancreas e rafforza i processi digestivi
– riduce i grassi andando a riequilibrare il dhatu Meda
– promuove l’assorbimento di minerali e specialmente del calcio, del fosforo e del magnesio nei tessuti e nelle ossa
– stimola il sistema immunitario e migliora il recupero dopo sforzi fisici.
– aumenta i livelli di ormone della crescita in pazienti diabetici e agisce come anti-ulcera.
– presenta una attività antiossidante, ringiovanente e aiuta in casi di inattività o anche “impotenza” sessuale poiché riequilibra il dhatu Shukra.

Una panacea, se vogliamo, di origine divina.

Risorse utili:
www.infinityfoundation.com
www.rudramani.com

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here