L’argomento di questa comunicazione nasce dall’esperienza del “fertile” rapporto tra due associazioni: Madreprovetta e la SEOr AIPeF. La prima si tratta di un’associazione di utenti che si rivolgono alla fecondazione assistita; la seconda di una scuola di psicoterapia ad orientamento Funzionale Energetico, che rappresenta l’attuazione dell’opera di W. Reich. La SEOr AIPeF opera sin dalla sua fondazione anche nel campo della prevenzione, con particolare riguardo alla vita prenatale, attraverso gruppi di preparazione al parto per coppie e ciò costituisce una specificità di questa Associazione. Grazie anche a queste esperienze, iniziate più di venti ani fa da Francesco Dragotto, presidente dell’Associazione, abbiamo potuto constatare come fattori emozionali pre e perinatali (desiderio, accettazione materna, presenza paterna, ecc.), possano modellare le future modalità psico-fisiche, relazionali ed affettive del nascituro. Abbiamo inoltre constatato come nei genitori in attesa si riattivino istanze che possono essere ricondotte ai loro vissuti circa la propria vita intrauterina, alle modalità e alle aspettative delle proprie famiglie di origine.

Dall’esperienza maturata e dalla letteratura in materia si evince quindi come un progetto di genitorialità attivi negli individui e nelle coppie un grande movimento emozionale, non sempre gestibile con facilità. Vengono inoltre attivate potenti emozioni riguardo le aspettative circa la possibilità di avere un figlio; vengono spesso ridefinite le emozioni e i vissuti circolanti nella coppia, viene ridiscussa l’immagine di Sé. A volte si entra in contatto con l’evidenza che l’avere un figlio rappresenta piuttosto un bisogno, che un desiderio. Un bisogno che ne cela altri più profondi ed antichi. In caso di infertilità tali tematiche affiorano prepotentemente e le persone si trovano a scegliere se dar forza al proprio desiderio, e quindi ricorrere a metodiche alternative di fecondazione, ricorrere all’adozione o all’affido o rinunciare al proprio progetto. Ecco quindi una prima funzione dello psicoterapeuta: Aiutare chi si rivolge ai trattamenti di riproduzione assistita a recuperare il proprio desiderio e a ripartire da esso, ridefinire le proprie emozioni, trovarne la giusta canalizzazione e a ricercare la motivazione profonda del progetto che andrà ad attuare.

Ciò consente di trasformare una situazione di svantaggio, l’infertilità, vissuta spesso come vero e proprio handicap, in un’opportunità di crescita e di consapevolezza sia individuale, sia riguardo al rapporto di coppia. Da non dimenticare poi la gestione delle emozioni che sopraggiungono sia in caso di successo, sia di insuccesso, vissuti spesso come veri e propri aborti anche nel caso di un mancato annidamento degli embrioni. Per facilitare la comunicazione affettiva ed emozionale tra le coppie e tra i membri della coppia, le nostre Associazioni organizzano dei gruppi esperienziali guidati da psicoterapeuti. Un vissuto che sempre e costantemente emerge al primo incontro è quello di essere lasciati soli in un mare di emozioni difficili da gestire ed anche quello di essere i soli al mondo ad avere problemi di infertilità, problemi che sono ancora socialmente difficili da comunicare. Ancor più se l’infertilità riguarda l’uomo. Intimamente mossi da tali emozioni profonde, che non sempre sono coscienti se non si viene aiutati, le persone e le coppie spesso si difendono corazzandosi dietro massicce aspettative verso una medicina strumentale sempre più avanzata, ma spesso anche sempre più asettica, entrando in un gioco apparentemente ambivalente di dipendenza passiva e di pretesa onnipotente, investendo così i membri dell’equipe di un potere “fecondante” non corrispondente alla realtà e agli intendimenti degli operatori stessi.

Appare qui una seconda funzione dello psicoterapeuta: Facilitare la comunicazione tra gli operatori e gli utenti. Lo psicoterapeuta diviene così l’interfaccia, la porta attraverso cui far entrare in contatto parti troppo spesso separate che, a volte, assumono atteggiamenti vissuti come una parte contro l’altra. Una funzione importante all’interno di questa seconda, è quella relativa al consenso informato. Il consenso informato, secondo noi, non va inteso soltanto come un modulo da far sottoscrivere dagli utenti per una, seppur giusta, tutela legale degli operatori, ma può divenire quella fase fondamentale in cui, chi si rivolge alle metodiche di fecondazione assistita, possa acquisire la piena autonomia e consapevolezza delle proprie scelte, elaborando il gioco ambivalente dipendenza -onnipotenza. La terza funzione dello psicoterapeuta è interna alla stessa equipe degli operatori. Essi vengono investiti da meccanismi dinamici e proiettivi da parte degli utenti. Nello stesso team di lavoro si instaurano dinamiche gruppali non sempre evidenti. Negli stessi operatori si attivano emozioni potenti, non sempre esprimibili, in relazione alla delicatezza e alla profondità del loro operato.

La presenza dello psicoterapeuta, lungi dal voler praticare una psicoterapia di massa, può rappresentare quell’elemento facilitante, capace di gestire e sciogliere blocchi e dinamiche intra e interindividuali al fine di migliorare la comunicazione, l’operatività e il benessere dei membri dell’equipe. Tutto ciò pensiamo sia di competenza dello psicoterapeuta in quanto persona capace di relazionarsi con la profondità dei vissuti e delle emozioni che, come esposto precedentemente, si attivano nel contatto con le persone che ci chiedono aiuto per realizzare il proprio progetto di genitorialità. Emozioni e vissuti di cui non ne é esente di certo lo stesso psicoterapeuta . Il nostro intento è far si che la persona che andrà a rivestire questa delicata funzione sia opportunamente formata, non solo a livello informativo e cognitivo. Riteniamo assolutamente necessario che egli abbia compiuto anche un percorso terapeutico personale sufficientemente profondo che lo abbia portato a conoscere, riconoscere e canalizzare i propri movimenti emozionali, i propri vissuti e i propri investimenti. Per questo le nostre Associazioni promuovono Corsi di Formazione per tali operatori ove, accanto agli aspetti di carattere medico-scientifico, giuridico-legali e bioetici, gli stessi possano trovare il luogo e lo spazio per poter intraprendere un viaggio esperienziale e personale di ricerca delle proprie radici.

Prerequisito indispensabile per poter guidare, attraverso un terreno esplorato personalmente, uomini e donne che fondamentalmente chiedono accettazione umana e culturale, comunicazione affettiva e strumenti per realizzare un desiderio altrimenti negato.

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