L’ebbrezza amorosa

Credo nell’innamoramento permanente e molteplice. Ecco una frase che porterà scompiglio o che desterà un sorriso di superiorità. Fra i condizionamenti culturali e sociali più radicati, noi crediamo che l’innamoramento esista, che sia possibile, ma pensiamo che alla fine finisca, e magari allora subentri un amore calmo e serio. Così pure crediamo che l’innamoramento riguardi una sola persona, anzi, una persona per volta – perché così non sarebbe ugualmente molteplice ? che differenza fa se la molteplicità è distribuita nel tempo o nello spazio? Perché non riconoscere che, anche se crediamo di poterci innamorare di una sola persona, poi succede che il rapporto possa finire e possa innamorarmi di un’altra persona? Il condizionamento concettuale ed ideologico ha spostato sul termine di innamoramento molti aspetti propri dell’amore, per poi caratterizzare l’amore stesso in un modo per cui risulti privo di alcuni aspetti rinviati all’innamoramento. Il colpo di fulmine, l’attrazione ardente improvvisa, la contemplazione esaltata dell’amato, il carattere innalzante ed estatico del sentimento che provo, il dirompere sessuale, ecco alcuni aspetti tipici di un processo di innamoramento.

Riteniamo spesso che questi non possano vivere a lungo, non sopravvivano ad una vita normale, e poi si trasformino, sia nel senso di un’abitudine affettiva, sia nel senso d’intendere l’amore come donazione, come solidarietà, come impegno. In questo modo eliminiamo la sostanza stessa dell’amore sessuale, ma anche la sostanza dell’amore, se è vero, come abbiamo cercato di esplorare, che si fonda sull’amore per se stessi, sull’amore divino, come entusiasmo, come creazione. Non esiste una fatalità in base alla quale debba diminuire il desiderio sessuale, o debba diminuire quel carisma particolare dell’amato per il quale la presenza si trasforma in uno stimolo interiore continuo. Non esiste una fatalità in base alla quale la meraviglia, la devozione e l’incanto debbano spegnersi nella vita quotidiana. Possono esistere certamente mutamenti energetici ed affettivi, delusioni e frustrazioni, perdite d’interesse. L’amore, come impegno e come solidarietà, può svolgere la funzione di fare esercitare la comprensione, la pazienza, il superamento delle contingenze negative. Ma l’attenzione prevalente dovrebbe riguardare il fuoco essenziale, l’attrazione sessuale e l’amore passionale.

Sono questi che contengono la forza per trascendere l’io comune e per unire sempre più profondamente due persone. L’innamoramento non è soltanto quel dio ragazzino e birichino, che ti fa prendere le prime ventate di ebbrezza amorosa, e poi, si sa, cresce, e ti lascia a sentimenti più tranquilli. L’innamoramento esprime il processo dinamico della nascita dell’amore, allude al suo carattere sempre dinamico ed incompiuto, sempre teso nella tendenza verso la bellezza, verso la perfezione, verso il divino. Rappresenta la primavera permanente dell’amore e della vita. Senza dubbio, si presenta improvvisamente, non richiesto, anche se qualche volta invocato. E’ lui stesso l’eros, per cui, se poi le condizioni della vita tendono a negarlo, a classificarlo, a definirlo, a possederlo, egli fugge via, e sicuramente il frequente erede, l’amore di solidarietà, non ha le energie ed il carisma adatto a proseguire verso l’orgasmo e verso l’estasi. L’innamoramento non è casuale, non è frivolo, si sprigiona dai giochi delle sintonie e delle attrazioni, per cui ha sempre un fuoco da bruciare, un’elevazione da compiere, una trasformazione da stimolare, un’unione amorosa da realizzare.

Non sorprenda poi che l’innamoramento possa essere molteplice. Chiaramente, un grande fuoco amoroso ci fa concentrare soltanto su di una persona, ma la caratteristica espansiva dell’amore e dell’entusiasmo si diffonde, fa diventare innamoramento tutta la vita. In particolare poi gli innamoramenti possono essere di tutte le qualità e di tutte le dimensioni. Possono anche variare le forme dell’ebbrezza e del coinvolgimento. Posso così essere innamorato di una persona, proprio come forma particolare della percezione di quella persona. Poi il rapporto formale può interrompersi, non essere più centrale, ci sono altri rapporti, ma penso ogni tanto a quella persona, e l’impronta di quell’innamoramento è sempre viva, perché è sempre la percezione unica di una persona unica, e quell’attrazione, quel gusto, quell’unione, non la vivo comunque nelle altre situazioni. Possiamo vivere così una costellazione di piccoli innamoramenti, e poi un innamoramento centrale, che a sua volta può ridiventare periferico in un’altra fase. Sono innamoramenti quindi anche questi rapporti in cui ci si frequenta poco o nulla, ma rimane la sintonia, e questa non vive di ricordo, perché si aggiorna continuamente, a seconda dei vissuti e dei percorsi delle persone.

Tutto questo potrebbe essere dispersione quantitativa, se la vita fosse costellata di dipendenze, sostituti, proiezioni, deleghe, nostalgie. Ma se procedo nella mia centrazione, nel mio percorso, nel mio autoinnamoramento, tutti questi innamoramenti sono un’espansione della fusione divina, sono reali, formano, preparano e rilanciano forme animiche in cui le energie di persone che si amano e si stimolano vivono insieme in nuvole d’amore. Vivo e mi muovo in un universo palpitante, creativo, disponibile, anche quando possano esistere ed insistere le condizioni negative, le alienazioni, le frustrazioni. Un universo sempre sovrabbondante e disponibile, anche se le apparenze esterne della disponibilità commerciale e pubblicitaria esprimono spesso un vuoto stancamente colorato. La prima ricchezza è sempre disponibile dentro di noi, tutte le deviazioni iniziano quando trascuriamo questo punto, quando trascuriamo che si tratta sempre di una nostra percezione personale ed interiore, anche quando contempliamo gli universi esterni. Forte del mio innamoramento, teso sempre a coltivare la mia apertura, a fare scendere le noie e le negatività, sento la vita come una fanciulla erotica, sempre bella, frizzante, disponibile, piena d’amore e di desiderio.

L’innamoramento nasce dalla follia controllata. Nasce dove noi sciogliamo le forme cristallizzate, le energie esaurite, i significati duri, le abitudini rigide. Si alimenta del vento energetico, dell’energia che esce liberata dalle forme dissolte. Vive della follia come invasamento da parte del divino, come immersione nella divinità primordiale immanente, come gioco di ebbrezze, di enigmi, di sfide e di giochi, di risate, di abbracci trasecolanti, di danze erotiche ed orgasmi polidimensionali.

Tratto da: Antonio Sbisà
L’ebbrezza amorosa
194 pagine, Anno 2003
Editore Edizioni Mediterranee

Disponibile presso IBS.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here