Sanatana Dharma Yoga

Moltissimi dilemmi nella crescita si muovono su due aree, la sfera personale e il regno impersonale, in termini spirituali, io e Dio. Per spiegare meglio questo tema devo esporvi un importante scoperta. Esistono diversi livelli di crescita, potremmo dire che la coscienza si evolve salendo una scala a gradienti che attraverso l’osservazione è stata studiata e definita. Sul primo gradino di questa scala troviamo la persona stessa. Questa prima area è caratterizzata da una dinamica specifica che denomineremo se stesso o studente. A questo livello, l’individuo è ancora molto limitato e la sua capacità di creare è circoscritta a se stesso. Egli vede, fondamentalmente solo se stesso. Per natura il bambino si muove su questo livello. In questo non vi è nulla di scorretto, egli non è ancora completamente cosciente dell’universo dell’altro. L’egocentrismo è al massimo delle sue potenzialità. Tuttavia qui non stiamo parlando di egoismo malato, ma di energia vitale e attenzione legata unicamente all’accrescimento, innanzitutto del proprio corpo, poi dei propri bisogni (mangiare, dormire, giocare, ricevere amore e attenzioni) e quindi anche dei propri desideri.

Questa fase, in condizioni di vita sane, dura fino ad un certo punto per poi evolversi. Il passo successivo è caratterizzato da particolari segnali: la sessualità si accende e con questa anche il desiderio di andare verso l’altro. Non un altro qualsiasi ma un altro di sesso opposto. Prima di proseguire vorrei farvi osservare alcuni punti, uno di questi è l’energia universale, questo moto perpetuo che riattivando particolari centri nervosi nella persona, accende i sensi e spinge l’individuo a cercare un modo per accoppiarsi, liberare questo stimolo ed esprimere la sessualità. In questa fase i tranelli e le difficoltà sono moltissime. A causa della nostra poca conoscenza spirituale, siamo spesso confusi riguardo cosa sia giusto o sbagliato. Alcuni ritengono che la sessualità vada espressa e quindi sia giusto fare le proprie esperienze, altri ritengono che questa vada trattenuta fino al matrimonio, tuttavia non esiste una soluzione unica per tutti, ma infinite possibilità che variano in base alla maturità di ogni singolo individuo. A prescindere da tutto ciò, noi possiamo però osservare l’apparire di un nuovo scalino evolutivo caratterizzato da ciò che chiameremo l’altro o fase della famiglia.

Ciò che differenzia questa area dalla precedente è legato a diversi fattori, ma tra questi il più rilevante è che la persona si rende pienamente conto e diventa capace di assumersi la responsabilità su altri individui. Proprio per questo motivo è pronto per avere e crescere bambini e investire i propri sforzi nella loro educazione nonché in tutto il resto che rappresenta questa fase di vita: successo, relazioni, responsabilità, sessualità. Egli ha in qualche modo saturato la fase in cui pensava e vedeva solo se stesso e ora vede e si occupa anche di qualcun altro. Nella condizione in cui la persona non ha concluso la fase precedente, se stesso, o porta comunque scompensi causati di un iter di vita squilibrato, si verificheranno diverse situazioni:
– la persona non riuscirà a costruire una relazione con l’altro e quindi non farà una famiglia
– la persona farà la famiglia, ma lo farà per soddisfare esclusivamente i propri interessi personali
– la persona incontrerà molte difficoltà ad occuparsi dell’altro e costruire una relazione vera, per questo vivrà molti conflitti

In questi tre casi possiamo includere tantissime sfumature. Solitamente, l’essere fermi su se stessi, è una condizione difficile da risolvere. La maggior parte delle persone ha questo problema. Molti di noi hanno avuto un’infanzia difficile e per cui accumulato molti bisogni non espressi e pochi hanno ricevuto un reale esempio di cosa sia la relazione con l’altro. Costruire una famiglia con queste lacune rende questa fase difficile e piena di sfide da superare. La propria personalità viene messa a dura prova nel confronto con la personalità di un altro. I figli e l’intera dinamica della famiglia, richiedono una continua rinuncia a se stessi. Tuttavia, questo processo, se condotto consapevolmente, porterà ad una purificazione profonda in cui parti del proprio io verranno trascese e sublimate. La volontà e l’etica, caratterizzano e rendono possibili questi spostamenti. C’è però un punto cruciale da risolvere: cosa fare con gli stimoli, i bisogni e le impressioni individuali represse nella fase precedente? Facciamo un esempio: due persone si sposano perché spinte dal desiderio reciproco di vivere insieme e conoscersi profondamente. Le prime fasi di questa relazione saranno illuminate da desiderio sessuale e molti progetti comuni, figli, lavoro, interessi.

Dopo qualche anno, le due persone si rendono conto di avere altri desideri, altre impressioni che non sono sempre compatibili con la realtà creata. Può accadere di scoprire di essere stati attratti anche per parti della personalità ed esperienze non ancora risolte (un uomo simile al proprio padre, una donna simile alla propria madre ecc.) o aver saturato alcune cose che creavano affinità e, una volta conclusa, compresa e risolta questa area personale, capire di desiderare altro: un altro uomo, un’altra vita, un altro tipo di relazione. Una situazione simile può manifestarsi in diversi momenti e su diverse aree. Un altro esempio tipico è l’innamoramento. Le due persone si innamorano, ma quando questa fase svanisce vedono cosa c’è realmente dall’altra: la personalità con tutte le sue caratteristiche, non sempre facili da accettare. Cosa fare? In molti casi la conclusione è la separazione. Tuttavia questa non è sempre la via giusta. Una conclusione simile emerge a causa dell’immaturità rispetto a cosa realmente sia la relazione. Si tratta ancora di aree non sviluppate di se stessi.

Delle volte, rinunciare ai propri desideri e a come noi vorremmo fossero le cose, non è facile. Per logica concludiamo che la felicità deriva dall’appagamento di questi ultimi. Tuttavia ciò è vero solo in parte. La mia esperienza personale mi ha portato a comprendere che la relazione è l’incontro tra due esseri coscienti e tale contatto avviene oltre la personalità. Le persone non saranno mai completamente compatibili. L’idea dell’anima gemella è una ricerca dolorosa e inutile poiché non esiste. La soluzione non è quella di cercare o creare una persona perfettamente conciliabile, che nella maggior parte dei casi viene idealizzata, ma di sviluppare la capacità di accettare ciò che l’altro realmente è. La persona, le sue caratteristiche individuali, sono l’espressione di un individuo cosciente e non fisico, capace di scegliere ed amare, il quale dimora dietro ogni sua manifestazione. Per natura ogni individuo esiste al di là dei suoi limiti e delle proprie identificazioni, ma spesso non ne è consapevole. Le personalità troveranno sempre punti di incompatibilità. L’incastro perfetto viene costruito attraverso la rinuncia al proprio forzare o resistere a noi stessi e ciò un altro è.

Questo processo può portare fino a trascendere completamente la personalità e instaurare un punto di contatto che va oltre le proprie posizioni. È il riconoscimento di Dio, di ciò che Dio è ora e adesso. Questo non significa che noi dovremmo ignorare le caratteristiche personali degli altri, che comunque esistono e interagiscono con noi, ma potremmo cominciare ad accettarle come espressione di Dio stesso in quella determinata persona. Dio è potere di scelta e qualsiasi sia la scelta che noi o altri facciamo, è valida, discutibile, ma non negabile. Esiste tuttavia un punto cruciale che non può essere trascurato se si vuole conquistare uno spazio di relazione più profondo: il reciproco rispetto e riconoscimento dell’altro come essere cosciente e divino. La fase di vita della famiglia o altro, si trasforma così in un percorso consapevole di sviluppo spirituale. L’avere e crescere bambini fa parte di questo passaggio. Sposarsi e non avere figli o tentare almeno di occuparsene o di aiutare altri, significherebbe ancora pensare solo a se stessi. Questa fase, come le altre, ha una sua evoluzione naturale che avviene nel caso in cui i principi esposti sopra, vengano seguiti realmente.

Il servizio verso i figli e verso lo sposo o la sposa, caratterizzato dal continuo intento di accettare e conoscere l’altro nella sua divinità o parte cosciente, porta su un altro piano di maturità: l’eremitaggio. Si tratta di un nuovo scalino evolutivo in cui la persona, avendo già consumato molte parti personali, riconosce e accetta Dio in altri suoi aspetti, più ampi e impersonali. Il servizio e l’amore verso gli altri divengono più ampi e incondizionati. Il bisogno di meditare e contemplare le forme divine si affaccia come espressione naturale e compatibile alla realtà. Questa fase di vita non potrà tuttavia essere completamente integrata e vissuta se parti delle fasi successive non sono stati completati. Se per esempio i figli non sono ancora sufficientemente autonomi, la persona se ne dovrà ancora occupare. La famiglia, conclude realmente quando i figli si sono sposati e hanno avuto il loro primo figlio. Anche la fase di servizio è destinata a essere trascesa. Il darsi, la rinuncia, il sacrificio che caratterizza, prima la famiglia, poi l’eremitaggio, portano qualche individuo rarissimo a desiderare, vedere e riconoscere solo Dio in ogni forma dell’esistenza.

È la resa totale. La persona rinuncia ormai ad ogni cosa. Consapevole che solo Dio è reale, egli si abbandona solo a Lui, rinunciando al proprio corpo, alle proprie azioni, alla propria mente, alle proprie emozioni, alla volontà, alle proprie intenzioni personali, alla propria sessualità ed ogni altra cosa possa essere trattenuta. La vita stessa è ormai un dono a Dio. In questa fase esistenziale la persona vive solitamente una condizione di completo ritiro e isolamento. Coloro che hanno scelto di affrontare questo percorso hanno dedicato otto, dieci ore al giorno, solo alla meditazione. Un moto naturale, privo di volontà personale, caratterizzato dall’abbandono e apertura totali alla volontà divina. “Sia fatta la tua volontà e non la mia” Questa è la formula che impregna ogni attimo contemplativo di chi ha scelto la via del ritorno a Casa. Pochi conoscono questo sentiero e pochissimi sanno cosa ci sia negli strati più profondi di Dio.

I quattro stadi della vita: studente, famiglia, eremita, rinuncia, rimarranno comunque inesistenti e vaghi, se non saranno vissuti nella ricerca di Dio, che è il filo dorato che traccia le coordinate di ogni fase esistenziale. I quattro ashrama, come vengono chiamati nella tradizione Indù, non andrebbero neanche essere guardati in modo rigido e ortodosso, o addirittura limitante. Molte possono essere infatti le varianti in base alle caratteristiche e maturità individuali.

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