Alcuni osservatori hanno creduto di vedere nel Movimento Umanista semplicemente una corrente sociale, o politica, o culturale

E’ chiaro che la sua azione e la sua militanza si esprimono in questi campi, però è anche certo che le sue preoccupazioni esistenziali, le sue preoccupazioni per l’essere umano concreto, alimentano attività e proposte che esulano da ciò che fino ad oggi abbiamo conosciuto in quelle correnti ormai esaurite. In esse, la lotta per la trasformazione della società ha dovuto lasciare da parte tutto ciò che succede all’individuo, alienandolo sull’altare di ideali massivi e stabilendo una dialettica fra persona e insieme, persona e partito, persona e classe, ecc.; in tal modo si è raggiunta una progressiva perdita di senso individuale molto simile a quella che si è imposta nel Sistema in generale. Oggi continua a guadagnare terreno la destrutturazione dei paesi, delle istituzioni, dei partiti, dei raggruppamenti sociali. Si impone la rottura delle relazioni interpersonali; si distrugge la solidarietà. La famiglia, il cameratismo e l’amicizia rimangono soggiogate e non costituiscono valori in se’. Inoltre, passato l’offuscamento iniziale dell’amore profondo, sorge dalle sue ceneri la competizione fra due persone tormentate dalla preoccupazione per determinare chi è il proprietario degli oggetti o dei “valori” che furono condivisi in un qualche momento.

Così, arriva il tempo in cui ogni persona isolata nella sua cella di ape, soffre la destrutturazione nella propria coscienza. Come sorprendersi se cresce la pazzia, il suicidio, la droga, il terrorismo e la violenza in tutte le sue forme? Le regioni culturali tendono a trasformarsi in supermercati; i paesi in mercati e le famiglie in mini mercati. E’ un mistero comprendere in che modo con le leggi di mercato si indurranno le nuove generazioni ad accettare passivamente questo pacchetto di recessione, disoccupazione, sovrappopolazione, inquinamento e violenza generalizzata. E’ chiaro che le leggi di mercato si dovranno trasformare nelle leggi della discriminazione, della differenza e della barbarie tecnicizzata. Nella filosofia umanista, l’essere umano appare aperto al mondo, vivendo fra condizioni imposte e con la possibilità di scegliere la sua vita, di scegliere la sua intimità e di scegliere il suo ideale sociale, la sua lotta o la sua inclinazione. Vale a dire, scegliere la direzione che vuole imprimere alla sua vita. Noi umanisti meditiamo su tutto questo cercando di rispondere se vogliamo vivere e in quali condizioni vogliamo farlo.

E la nostra morale deriva dalle risposte che diamo a tali domande, che sempre si formulano dal più profondo di noi stessi. Per coloro che si sono familiarizzati con la nostra teoria e la nostra pratica sociale, non è necessario abbondare in temi che, oltre tutto, sono ben plasmati in numerosi documenti e libri. Adesso è opportuno ordinare il nostro lavoro personale. L’espressione “lavoro personale” è ingannevole. In questo caso significa la realizzazione di attività che hanno a che vedere con ogni persona ma che non rimangono all’interno di individui isolati nella loro cella di ape, bensì si condividono in gruppo. Di conseguenza bisogna considerare la discussione, l’interscambio e il contributo, come parte di questo lavoro personale. Per questa ragione invitiamo a queste attività a venire con la coppia, a venire con i genitori e i figli, a venire con gli amici, i vicini di casa, i compagni di studio e di lavoro. Per le stesse ragioni propiziamo che tutto questo venga pubblicato nei giornali, nei periodici, nelle riviste e nei giornali di quartiere; che venga trasmesso nei programmi radiofonici e televisivi, citando in ogni caso la fonte e lasciando sempre l’opportunità alla discussione e al dissenso. Le riunioni di lavoro personale si svolgono una volta a settimana nei centri di comunicazione umanista, e dovunque sia possibile realizzarle.

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