La Sophianalisi è un movimento Europeo di pensiero e di applicazione (orientamento artistico-scientifico), rivolto a tutti coloro che si interessano di questioni psicosociali ed educative in senso umanistico

Vi sono trattati in modo concreto e spiritualmente pratico, i principali problemi vitali, o esistenziali dell’essere umano, libertà e amore, dolore e gioia, morte e vita, essere e nulla, e inoltre: – i fantasmi e l’agire reale; – gli ostacoli e le soluzioni; – l’essere “oggetto” e l’essere “soggetto”; – la qualità dei rapporti “oggetto-oggetto” e la difficile realtà dei rapporti di un “Io-Tu”; – la sofferenza sterile e il dolore fecondo; – l’odio negativo e l’odio positivo; – l’amore-passione e l’amore-azione; – l’amore come dovuto e l’amore come dono; – l’amore narcisistico e l’amore circolare; – il potere fallico e il potere centrato sull’umiltà; – l’onnipotenza e il riconoscimento dell’Altro; – la volontà superegoica e la decisione libera; – la rinuncia e l’accettazione che conduce all’obbedienza di Sé; – le leggi psichiche e le leggi del Sé; – il gioco del principio del piacere, la comparsa del principio di realtà e la presenza potenziale del principio della gioia; – la sottomissione e l’autotrascendenza; – la vendetta e il perdono; – la razionalizzazione e il pensiero creativo; – il senso di colpa e la colpa reale.

Segnala il tempo psichico e il tempo esistenziale nella globalità della Persona, mira all’unificazione dialettica di tutte le dimensioni dell’essere umano, senza privilegiarne nessuna, punta all’unificazione dei contrari attraverso la “morte” e la rinascita. Sviluppa la capacità di saper affrontare e trasformare anche le situazioni difficili e le nostre parti negative, che significa non negare l’odio che è una componente naturale dell’essere umano, ma riconoscerlo dentro sé stessi, a volte agirlo assumendosene la responsabilità, e fondere la sua energia con quella dell’amore. Tende cioè a far emergere il Soggetto come Persona creando la via del giusto equilibrio mediante la fusione del Soggetto come Persona con il Sé, sviluppando il vissuto corporeo del “corpo che si è”. La Sophianalisi si rivolge a tutti coloro che intendono partecipare all’universo del sapere che, fin da principio e necessariamente, supera e trascende ogni sfera unilaterale, senza però escluderla. Che cosa si intende con conoscenza? Chi conosce? Chi ha la pretesa di sapere? La risposta può essere solo una: siamo noi stessi.

La conoscenza accoglie chiunque vi si rivolga con amore e umiltà; questo è il significato più vero e più antico di “filosophia”. La più alta saggezza vuole la pace, l’unità al di là della relatività, della dualità dei contrari. E’ fondamentalmente ritorno all’origine, verità dell’universo, base della nostra vita, al di là dei fenomeni (ritornare in quel posto in cui non c’è niente di speciale). Le nozioni non sono più importanti della semplicità della saggezza, le azioni più efficaci sgorgano dal silenzio e da un chiaro senso dell’essere. Nota storica Un certo grado di Saggezza è stato sempre indispensabile alla sopravvivenza dell’uomo, ed lo ha salvato dalla distruzione, oggi tra i mali incombenti si affaccia il pericolo che l’uomo non ascolti più la voce di quella saggezza che gli ha permesso finora di sopravvivere. Il punto essenziale è che la saggezza non può essere posta al di fuori della vita, i valori eterni, il Vero, il Bene, il Bello, l’onestà, l’amore, possono essere compresi e accettati nella vita di ogni giorno, bisogna ricercare le vie e i modi con cui l’uomo può vivere meglio la sua vita, una “filosofia positiva” che parta dall’esistenza e non pretende di ridurla a puro pensiero, cioè a concetto.

La filosofia dell’esistenza ha una storia di almeno cent’anni, essa ha avuto inizio con l’ultimo Shelling con Kierkegaard, ha trovato con Nietsche uno sviluppo impensabile, sino a raggiungere nella Germania del dopoguerra, con Scheler, Heidegger, e Jaspers, una consapevolezza finora insuperata. Max Scheler, il fondatore dell’antropologia filosofica, applicò l’indagine fenomenologica al mondo dei valori, dal livello più basso dei valori sensibili (il gradevole e lo sgradevole) a quello supremo dei valori religiosi (il sacro, la beatitudine, l’amore ecc.). Notevole eco hanno avuto le sue critiche all’utilitarismo della civiltà moderna, giudicata incapace di elaborare e di coltivare i valori “nobili”, senza i quali l’umanità resta pericolosamente sbilanciata e monca. Heidegger trovò un importante alleato dopo Jaspers, nell’ultimo Scheler, in un seminario su l’uomo e al terra tenutosi nell’aprile del 1927 a Darmstadt alla “scuola della Saggezza” del conte Hermann von Keyserling, dove tra gli altri era intervenuto Carl Gustav Jung, Scheler aveva affascinato l’auditorio con la conferenza la posizione dell’uomo nel cosmo, la questione del modo d’essere dell’uomo era centrale.

Una comprensione originaria della vita umana, i cui caratteri specifici sono pratico-morali (l’essenza dell’agire). L’analisi dell’esistenza è un tentativo di rispondere alla domanda “che cos’è l’uomo?” Come ridare un senso alla realtà umana, ricerca di una risposta alla svalutazione dei valori tradizionali. Considerare tutte le cose non solo per il loro valore d’uso, ma anche per la loro bellezza, e tutte le azioni non solo per la loro funzionalità rispetto ad un fine, ma anche per la loro esecuzione. La moralità di un-azione , non nasce tanto dall’osservazione di principi e norme, quanto dall’atteggiamento di fondo dell’uomo nei confronti dell’essere. La Sophianalisi è un insieme di metodi di azione psicoantropologica volti a favorire e a promuovere l’integrazione e l’armonia della personalità umana, attraverso la ricerca costante delle Leggi della vita, sintesi inter-individuale e cosmica. I principi guida del modello (l’approccio Antropologico Esistenziale) sono il rispetto della libertà e della responsabilità della Persona per le scelte che fa, essa si rivolge a chi vuole essere più libero.

Questi sono a mio parere alcuni dei modelli e dei metodi a cui fa riferimento (direttamente o indirettamente) la Sophianalisi, e dalla quale sviluppa un suo pensiero originale frutto di un lavoro di sintesi: – l’Antropologia Filosofica – la Psicologia Psicoanalitica – la Psicologia Analitica – la Psicologia Esistenziale – la Psicologia Umanistica La Sophianalisi sostiene che l’uomo non si limita affatto alle sole dimensioni fisiche e psichiche, ma è anche capace di esprimere una dimensione spirituale, che lo renda veramente Persona, soggetto di libertà e di capacità d’amare ed essere amato (l’amore per la vita è la vera natura dell’uomo – Fromm). Se l’uomo fosse solo un essere psichico, basterebbe l’occhio psicanalitico, ma poiché egli è qualcosa di più di questo, ad esso si aggiunge l’occhio della Sophianalisi, sostenuto da un continuo confronto con i contributi della scienza attuale; l’uno vede la morte nella vita, l’altro la vita nella morte, l’uno riconosce l’instancabile cammino del desiderio, l’altro afferma la tensione della gioia, l’uno separa, l’altro unifica creando la sintesi.

La Sophianalisi accorda una parte preponderante alla Psicanalisi, includendo tuttavia una visione più vasta e complessa dell’uomo per meglio dar conto dei fenomeni e dei processi di cui questi è sede, e che va sotto il nome di Antropologia Personalistica Esistenziale, poiché si occupa dell’aspetto della qualità della vita, mira alla pienezza dell’essere, all’attuazione delle potenzialità latenti nell’animo umano (Psicanalisi e Sophianalisi: due occhi per vedere). L’apparato psichico descritto da Freud è dotato di una struttura e di meccanismi propri, la sua nota dominante può riassumersi: “desidero, dunque sono”. Il nucleo centrale di questo apparato psichico è l’Io ed è fondamentalmente narcisistico e si fonda su una modalità di relazione a specchio. L’Io psichico è il cervello primitivo della psiche umana, rappresenta la somma delle identificazioni di un essere umano (dimensione reattiva) con i propri simili (genitori ambiente), in obbiedienza al principio “stimolo risposta”. L’essere identificato con il proprio “io psichico” non comporta di fatto il possesso di una propria identità, comporta piuttosto l’essere trasportato dalle correnti della vita.

Dal punto di vista filosofico Freud è il continuatore della filosofia di Schopenauer, arriva a considerare il progresso, lo sviluppo la creazione come una compensazione o un’illusione. A questo livello il pensiero Freudiano è vicino alla prospettiva buddhista per cui la causa delle sofferenze umane è il desiderio all’orchè l’affrancamento e la liberazione di questa sofferenza risiede nella “morte” nella sparizione del desiderio, “il risultato propriamente detto e, pertanto, lo scopo della vita”. Infatti è alla volontà di ritorno ad uno stato anteriore che il padre della psicanalisi fa riferimento. Poiché ogni desiderio o bisogno provoca un aumento di energia e quindi una tensione (il principio di piacere e quello di realtà rappresentano leggi opposte, le due funzioni che reggono l’apparato psichico), lo scopo ultimo non può che essere quello di mantenere l’energia ad un livello costante. Per Freud la legge di costanza, è senza dubbio la legge capitale. Il principio di costanza è chiamato anche principio del nirvana (termine introdotto dallo stesso Freud) corrisponde alla soppressione totale della tensione (mantenere un livello minimo).

Si può dunque dire che lo scopo della pulsione (soddisfazione del bisogno o del desiderio – scarico) è la “morte”, la sparizione della pulsione stessa; al di là della realizzazione o al di là del piacere, lo scopo è ritornare allo stato precedente e riportare l’energia ad un livello stabile (principio di costanza), per permettere una diminuzione della tensione. Ogni uomo può trasformarsi con un salto qualitativo da “uomo-massa”, in cui predomina soprattutto la dimensione psichica, in Persona, ovvero in Soggetto dotato di identità propria che è fine a se stesso e a nessun altro. Un soggetto responsabile che possiede la capacità di decidere, nella libertà, di amare e di odiare. Se è indiscutibile il fatto che l’essere umano come suo fondamento “possiede” un io psichico e una dimensione psichica, per la sophianalisi, dal concepimento esso è innanzitutto una Persona, cioè una struttura Spirituale (libertà) l’esser-uomo essenziale, cioè libero, che dispone nella sua essenza della facoltà di essere in relazione con l’altro e con l’insieme delle altre strutture (corporea, psichica e trascendente).

Spezzare il cerchio infernale prodotto dall’identificazione dell’essere con il proprio io e la propria dimensione psichica, è un compito di vasto respiro un processo dialettico d’umana ricchezza. Alle dimensioni psichica e a quella spirituale la Sophianalisi ne aggiunge una terza fondamentale: la dimensione trascendente, il Se personale, il cuore dell’essere umano in quanto soggetto, fonte di verità personale e cosmica. L’ostacolo maggiore del contatto con il Sé risiede nell’identificazione dell’essere come Persona con il proprio io psichico che offusca l’intima relazione che unisce l’io Persona al Sé. La libertà appartiene all’io Persona, ed è per questo che per la Sophianalisi quest’ultimo è una struttura spirituale centrata sulla complessa dinamica della decisione e del perdono, ovvero del movimento che conduce all’autotrascendenza. Per la Sophianalisi non c’è affatto differenza tra il corpo e la coscienza del soggetto, divenire una Persona come identità in contatto con il Sé conduce a scoprire la realtà del “corpo che si è”, poiché la dimensione psichica separa L’Io Persona sia dal Sé che dal corpo (il corpo lo si ha).

Alle dimensioni: psichica, spirituale, trascendente, si aggiunge la dimensione corporea, per la Sophianalisi il Sé è nel corpo. Il corpo è il Sé. Vivere il corpo che si è, è inscindibile dal processo che conduce alla nascita dell’Io Persona come Soggetto in contatto con il Sé. Alle quattro dimensioni e strutture che compongono l’uomo la corporea, la psichica, la spirituale e la trascendente di cui l’Io Persona è il soggetto centrale di attribuzione bisogna ora aggiungere una quinta, impossibile da definire perché impensabile: il Sé cosmico, noi in quanto umanità, siamo sul punto di percepire le infinite possibilità di essere e di coscienza di cui l’uomo è capace, ma le nostre attuali possibilità di apprendimento dello spazio e del tempo sono incapaci di coglierne l’ampiezza totale. La conoscenza del cosmo è molto di più di un lusso per l’uomo colto, è l’intera “esperienza-universo” che agisce in noi e attraverso di noi (la cosmicità è l’elemento intrinseco della coscienza). Se per la Psicanalisi esiste un triangolo psichico fondamentale: Es, Io, Super-io, per la Sophianalisi l’uomo è dotato di una struttura quadrupla: – io corporeo – io psichico (Es – Io – Super-io) – io trascendentale (Sé personale – Sé comunitario – Sé cosmico) – io Persona (Io Persona cosciente Io Persona profondo inconscio).

Lo scopo primario della Sophianalisi individuale e di gruppo, è far apprendere per esperienza ad ogni Persona, a far emergere e crescere e a mettersi in contatto con il proprio Sé personale e Sè comunitario, permettendo di accedere a una maggiore libertà creativa personale e di gruppo. In questo modo si rompe il cerchio di una dimensione della vita (dominata dall’io narcisistico e onnipotente) e attraversando una sofferenza feconda si impara a risolvere le dinamiche profonde (le leggi psichiche e le leggi del Sé) risolvendole creativamente (dall’amore narcisistico all’amore circolare). L’obbiettivo principale è la scoperta del cammino che conduce all’Io Persona e al Sé, nella analisi individuale come in quella del gruppo. Apprendere ad ascoltarsi in tutte le dimensioni senza privilegiarne alcuna; l’ascolto fonda e accresce la libertà. La libertà conduce gradualmente alla fedeltà a se stessi che di per se, plasma l’identità di Sé. L’amore circolare è nel suo movimento l’attuarsi dell’amore come dono, nel dono la libertà si scioglie da ogni forma di condizionamento e diviene energia cosmica pura.

L’arte di donare si può conquistare solo dopo aver fatto i conti con il nostro bisogno di rubare, che nasce dal rimanere legati ai vuoti affettivi, all’invidia, all’avidità, alla volontà di dominio e di possesso: tutti legami che ci portiamo dietro dai traumi infantili ai quali reagiamo con l’odio distruttivo e la vendetta. Dopo aver sofferto le conseguenze della vita come furto, l’arte di donare si conquista attraverso la capacità di perdonarci e di perdonare, rinunciando al progetto vendicativo e rapportandoci all’esistenza come se fosse un dono da cogliere con gioia. Il gruppo per la Sophianalisi è una Persona con tutte le dimensioni precedentemente descritte, fonte di un agire collettivo centrato sulla forza e una creatività infinita che proviene dal “potere circolare” (Sé comunitario). Esso emerge dalla nascita e dal rapporto che gli esseri in quanto Soggetti sono capaci di sviluppare nella continuità, questo sforzo mira alla realizzazione dell’uomo come Persona, Soggetto con un’identità propria, fine a Sé stesso e a nessun altro. Infatti non c’è affatto conoscenza di Sé stesso nell’ambito che ci interessa senza la presenza di Altri.

L’impegno il ruolo degli analisti esistenziali nella Sophianalisi, non consiste né in una risposta alle aspettative inconsce (situazione transferenziale), né in uno sforzo ad aiutare il paziente a restaurare un’immagine ideale e narcisistica si sé stesso. I loro interventi vertono, sull’analisi della struttura primaria dell’io psichico e dei meccanismi di difesa che ne sono conseguenti, e sul sostegno sintetizzante del processo di formazione della Persona come Soggetto, mostrando al paziente l’agire segreto del suo Sé dapprima, e dall’Io Persona poi. Tutto ciò deve essere sorretto da una profonda bontà strumento primo e indispensabile di ogni percorso. Si procede a realizzare il contatto con il proprio Sé mettendosi in contatto con il proprio inconscio (conoscere sé stessi). Se il Sé è fonte di soluzioni creative, spetta all’Io Persona, al Soggetto, di fornire loro una forma. Questa “Gestalt” deve tener conto dell’insieme di strutture di cui è dotato l’essere umano. Questa dialettica della Saggezza per poter trovare soluzioni nuove deve tener conto della globalità della Persona e deve avere un rapporto stretto e continuo con i problemi inconsci specifici.

Tutti gli elementi della Persona devono venire coordinati e stabilmente uniti in una sintesi che includa tutta la personalità, un progresso dall’anarchia e dal disorientamento, dando senso, scopo, valore all’esistenza. Una antropologia che includa non solo la personalità cosciente, ma anche i suoi aspetti inconsci. L’arte di scoprire le soluzioni dialettiche e creative si fonda sull’uso dei due occhi di cui è munita la Sophianalisi. L’alternanza dei loro movimenti crea una Gestalt una soluzione capace di armonizzare l’essere e il suo rapporto con il mondo esterno. Per conoscere l’albero non abbiamo che i suoi frutti, vale a dire l’agire dell’uomo in tutte le dimensioni di cui è capace. Potrà sorprendere la centralità del concetto di dono nella Sophianalisi, che a prima vista sembrerebbe affatto estraneo a una discussione generale sulla natura umana. Comunque lo si consideri, dal regalo fatto a un amico, all’obolo concesso a un povero, fino al sacrificio compiuto in nome di una causa, per la Sophianalisi il dono, nell’accezione più ampia del termine, è un elemento permanente e preponderante dell’esistenza umana, il suo potere è al tempo stesso sovrano e sotterraneo.

Il dono si presenta ai nostri occhi come un’idea densa di implicazioni, politiche, filosofiche ed etiche, e perfino come una delle idee più sovversive per l’ordine stabilito. I “buoni europei” sono chiamati a interrogarsi su questo paradosso: il dono è la pratica sociale dei popoli che essi giudicavano fino a ieri “primitivi o selvaggi”, modello originale e dominante , come modo di circolazione dei beni nelle società arcaiche; esso rivela una parte della nostra identità, che ci costringe a ripensare le nostre stesse origini, una parte incessantemente soffocata incessantemente rinascente. Speriamo che qualcuno condivida questo annuncio di una riconquista dell’umanità in sé. Questo è l’insegnamento dei nostri tempi, non si tratta più di invertire, ostacolare o negare la praxis economica dominata dai paradigmi dell’interesse e dell’utile, (con la sua logica del calcolo, dell’energia, della ragione, della storia del potere, utilità, interesse, produzione, consumo, accumulazione ecc.),(lo scatenarsi della potenza che seduce solo gli impotenti), ma piuttosto di sovvertirla, di investire la bella macchina programmata, con significati nuovi che ne possono pervertire il funzionamento guastandone il senso, annullandone l’uso.

Il concetto di dono è la sfida simbolica, la vera sovversione la parte “maledetta” critica dei fondamenti dell’economia politica, puro rivolgimento dei valori e dei codici. Rivalutare le azioni affettive tradizionali, la generosità, i valori, i regali, le offerte, le oblazioni, i sacrifici, le feste, sono fenomeni che rinviano tutti alla forma generica di “dono”; rimandano a una esperienza soggettiva, da cui è possibile trarre Leggi universali, il dono infatti è un elemento, una forma preponderante dell’esistenza umana. Prendersi a cuore una “cosa” o una “persona” nella sua essenza vuol dire amarla, volerle bene, questo volere bene significa donare l’essenza, la cui essenza sta nel volere bene. L’analisi di un fenomeno come il dono, dimostra che sono altre le motivazioni che governano il comportamento dei soggetti sociali, che si può effettuare il passaggio dall’amore egoistico a quello della famiglia, poi a quello della patria, infine a quello per l’intera umanità. Lo spirito del dono è per sua natura al di sopra di ogni dualismo, di ogni conflitto, esso è Unità; dove esso è presente ed operante, rinnova, coordina, armonizza, unifica, è una via con la quale l’uomo è introdotto nell’origine.

La vera vita originaria, l’apparire dell’originaria verità stessa, è il Sé, che è il divino abbandono di ogni vincolo formale, l’essere libero da ogni vincolo formale. Questo “dare-spazio” deve essere sempre libero da ogni legame, slegato dalla obbiettività e dalla validità, è il libero operare della vita, esso è insieme Legge di vita, dovere individuale e ideale da attuare nella propia vita. Lo spirito del dono si oppone radicalmente al calcolo, a questo modo particolare, e non universale di comportarsi. Nel dono si susseguono tre momenti del ciclo: dare, ricevere, ricambiare, e spesso si confondono; si chiama dono l’atto che avvia il ciclo, l’energia iniziale, nella triologia dare, ricevere, ricambiare, il primo è ciò che fonda il sistema ed esprime il fatto che il sistema non è meccanico, ma libero o indeterminato. La reciprocità non è centrale per il dono, il dono è in primo luogo un dono, infatti colui che ricambia in realtà dona anch’egli. In questo sistema il dono obbedisce ad altre regole: si situa in una storia tra persone. Il dono non obbedisce ad alcuna costrizione né autoritaria né legale, e neppure razionale, in funzione di un calcolo, ma bensì a un moto dell’anima.

Infatti è essenziale che ogni dono contenga un elemento di spontaneità, se si deve andare verso l’altro sinceramente, ciò significa che non lo si fa soltanto per ottenere qualcosa, ma perché lo si sente, per un moto verso l’altro. La restituzione più sorprendente è la trasformazione indotta presso il donatore che si ritrova anche nel perdono. La crescita dell’Io Persona (consapevole della sua essenza universale ed eterna), passa attraverso la creazione di una sempre maggiore unità e armonia, operando la sintesi degli opposti (Io psichico, Io corporeo, Io trascendentale), e stabilendo il giusto equilibrio tra le parti. Lo scopo dell’Io Persona è quello di operare una trasmutazione continua nella Persona, per trasformare la vita umana in una vita come dono e una vita come opera d’arte. La più grande capacità dell’Io Persona è quella di agire in accordo profondo con il Sé (capacità di ascoltare il Sé), capacità di affidarsi al Sé, capacità di conoscere le leggi della vita e di saperle rispettare. L’etica del Sé è il fondamento dello sviluppo dell’Io Persona, tra le regole etiche più importanti, vi è la non violenza in forma di benevolenza, accettazione, comprensione, perdono.

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