E’ questa la domanda che più frequentemente ci viene posta e alla quale è molto importante rispondere, dato che sull’argomento esistono molte opinioni e luoghi comuni di scarsa credibilità.

La più diffusa, tra queste, suppone che l’agopuntura agisca stimolando i “nervi” ma una regola fondamentale vuole che si debba sempre evitare la puntura di una terminazione ner-vosa, pena quella di provocare un vivo dolore, nonché l’irritazione infiammatoria dei nervi stessi. Per comprendere i meccanismi d’azione dell’agopun-tura dobbiamo considerare il problema sotto il profilo biofisico. Ogni cellula del nostro corpo produce reazioni chimiche per le sue attività vitali. Tali reazioni si accompagnano a produ-zione di calore e di altre forme di energia, tra le quali la più conosciuta è l’energia elettrica. Il corpo, essendo formato da molteplici raggruppamenti cellulari, può essere visto nel suo insieme come un generatore di energia. Il flusso elettrico che ne deriva si propaga soprat-tutto attraverso l’acqua: il corpo umano è letteral-mente immerso nell’acqua, basti pensare che nel neonato quest’ultima rappresenta circa il 90% della massa corporea e il 70% di quella dell’adulto! L’acqua che bagna gli spazi compresi tra un organo e l’altro è il “liquido inter-stiziale” e in esso sono disciolti gli elettroliti, cioè sali con carica elettrica positiva e negativa (ioni ).

Gli ioni sono perciò in grado di trasportare, in-sieme all’acqua, le cariche elettriche prodotte dalle cellule. I movimenti elettroionici generati dalle attività vitali si dirigono verso le zone con potenziale elettrico più positivo, prime tra tutte la pelle, che può fungere in tal modo da “piano di rigetto” per le attività elettriche generate dalle cellule, organi e funzioni interne. Ne deriva che, statistica-mente, i movimenti elettrici nel corpo sono orientati dall’organo emittente verso la superficie cutanea. La rilevazione di queste cariche in superficie è comunemente sfruttata nella diagnostica medica, basti pensare all’elettrocardiogramma, all’elettroencefalogramma e all’elettromiogramma, esami che registrano le attività elettriche cutanee generate rispetti-vamente da cuore, cervello e muscoli. Ma in realtà, qualsiasi altro organo proietta le proprie attività elettriche in su-perficie e l’esistenza o meno di esami specifici per la rilevazione è solo un problema tecnologico. Le cariche che affluiscono in superficie si concentrano in particolare a livello di piccole aree millimetriche, nelle quali è possibile rilevare un aumento mar-cato della conduzione elet-trica rispetto alle zone cutanee limitrofe.

Queste aree corrispondono esattamente ai punti di agopuntura, che i cinesi chiamavano appunto Ting, cioè il Pozzo dal quale si può attingere l’acqua, gli elettroliti….l’energia… I punti in questione pos-sono essere facilmente reperiti con dei semplici detector, che segnalano la variazione di conduzione (o di resistenza) in queste piccole aree. Infine, si dimostra che i punti in superficie sono organizzati in “famiglie”, ciascuna delle quali raccoglie quei punti che oppongono la minore resistenza al passaggio della corrente tra di loro. Si è potuto infatti misurare un passaggio spontaneo di corrente, di circa 15 nanoamper, tra punti ap-partenenti alla stessa famiglia (M. Mussat). Queste traslazioni elettriche superficiali corrispondono ai cosiddetti “meridiani” che percorrono longitudi-nalmente il corpo dall’alto verso il basso, nei due sensi, e nei quali scorre il “Qi”, l’energia. Perciò riassumendo: – qualsiasi organo o fun-zione è sede di attività bioelettriche; – il flusso elettroionico che ne deriva è diretto dal-l’interno verso l’esterno e si concentra in piccole aree della pelle che sono i punti dell’agopuntura; – i punti sono organizzati, a loro volta, in gruppi (meridiani), ciascuno dei quali raccoglie i punti che comunicano elettricamente tra di loro.

l’ago L’ago non è uno strumento qualsiasi o, quanto meno, uno “spillo”, come il suo nome potrebbe farci pensare. Gli aghi che usiamo in agopuntura si compongono di un corpo e di un manico. Il corpo è una bacchetta di acciaio extraduro elastico, molto sottile (30/40 millimetri di diametro) e con punta affilata. Il manico è costituito da un avvolgimento di filo metal-lico saldato, che ricopre la metà della lunghezza totale del corpo. Quindi, in un ago di 8 centimetri, circa 4 centimetri sono ricoperti dal manico. E’ molto importante preci-sare che il materiale del manico può essere di qualsiasi tipo, purché di-verso da quello del corpo! Si usano correntemente fili di ottone, rame, materiali argentati ecc., ma sempre diversi dall’acciaio, che è invece la parte che penetra effettivamente nel corpo. Uno strumento siffatto ob-bedisce a diverse leggi fisiche, prima tra tutte il bimetallismo. Sappiamo dalla fisica che due metalli diversi accop-piati generano un passag-gio di corrente: questo è il principio sul quale funziona ogni tipo di batteria! L’ago può essere quindi considerato come un elettrodo, nel quale si pos-sono misurare correnti di alcuni nanoampere, proprio per l’esistenza di due metalli diversi accoppiati.

Un altro effetto è quello termico. Infatti, se si infigge l’ago nella pelle, la parte che rimane all’esterno del corpo è sempre più fredda (20 gradi in media) di quella che si trova all’interno (cioè a 37 gradi circa). Questa differenza di tem-peratura fa sì che il calore passi verso la parte più fredda, cioè verso il manico (è il principio fisico della propagazione del calore). Dopo un certo tempo, il calore tende a ripartirsi uniformemente in maniera tale che, tra punta e manico, non esista più al-cuna differenza di tempe-ratura e quindi si arresta il passaggio di calore verso l’esterno. La serpentina formata dal filo di metallo avvolto del manico si com-porta però come un vero e proprio “radiatore”: essa aumenta la superficie di scambio con l’aria e mantiene il manico costan-temente più freddo della punta, cosicché l’effetto termico può prolungarsi nel tempo! Dunque: effetto elettrico ed effetto termico, solo per citare i due più importanti, ma non i soli. Non voglio appositamente entrare nei dettagli ma già da adesso capite come l’ago sia non un “ago” nel senso comune del termine, ma uno strumento “intelli-gente” che possiamo defi-nire più esattamente come un elettrodo transcutaneo con funzioni multiple.

Forse qualche lettore avrà sentito parlare dell’uso degli aghi d’oro o d’argento, co-me dotati di proprietà particolari. E’ bene precisare al riguardo che nei testi antichi non se ne parla affatto. Questa usanza deriva probabilmente dalla necessità , in certe epoche, di dover adattare lo strumento al grado gerar-chico e sociale del pa-ziente. Un nobile non poteva essere punto con lo stesso metallo usato per il contadino: a pelle nobile occorreva un metallo no-bile… come l’oro. L’uso dei metalli nobili sem-bra risalire al sedicesimo secolo, periodo di deca-denza per l’agopuntura in Cina. Tuttavia questa abitudine si è inspiega-bilmente protratta fino ai nostri giorni. Ciò che conta, ripeto, è il bimetallismo e la scelta di metalli che permettano scambi elettrici ed affida-bilità allo stesso tempo. Ad esempio, il corpo deve essere di metallo duro ed elastico, quindi l’acciaio è accettabile ma non l’oro che è soggetto a rompersi. Il manico può essere invece di rame, ottone, argento, oro, tungsteno… che possiedono notoria-mente una grossa capacità di conduzione elettrica. Adesso che abbiamo espo-sto gli elementi fondamen-tali che si “nascondono” dietro la apparentemente banale infissione di un ago possiamo comprendere fa-cilmente il meccanismo dell’agopuntura.

Se un gruppo organo (o funzione) è perturbato, an-che la sua risonanza elettrica espressa dal me-ridiano corrispondente sarà alterata. Questa alterazione del flusso energetico andrà a proiettarsi in superficie a livello dei punti di agopun-tura corrispondenti al meri-diano alterato. Il punto di- viene quindi la “porta di uscita” per le eventuali patologie viscerali profon-de. Da quanto ho detto, se è vero che il punto è l’uscita per le attività elettriche profonde, allora lo stesso potrà servire, logicamente, anche come entrata, cioè per introdurre delle “istru-zioni elettriche” in contro-corrente: dalla pelle verso il viscere perturbato. In altre parole: un segnale elettrico atto a modificare i flussi elettrici emessi dalle strutture malate per ripri-stinare l’equilibrio tra gli insiemi e ricostituire lo stato “normale”. L’ago può essere il veicolo per queste informazioni elettriche, ma vedremo in seguito che non è esclu-sivo: la luce laser, il calore, o le applicazioni di deter-minate sostanze sui punti cutanei dell’agopuntura possono dare risultati soddisfacenti. So di aver toccato temi tutt’altro che facili e tanto-meno semplici da spie-garsi in maniera divulga-tiva.

Spero tuttavia di aver reso “meno misteriosa” questa disciplina, che poggia su basi rigorosamente scienti-fiche, il cui meccanismo è essenzialmente elettrico e il cui tramite, lo strumento operativo, è un elettrodo transcutaneo chiamato co-munemente …ago. Per concludere con Pienn T’siè, uno dei grandi mae-stri taoisti, “non c’è alcuna magia, tutto risponde come l’ombra al corpo e il tam-buro alla bacchetta… la sola malattia incurabile è credere nella magia…! “.

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