Divenire capitani nell’arte della buona navigazione

Il divenire della vita – come il mare – è un movimento continuo di forze ad intensità variabile. Questa immagine del divenire della vita e del movimento del mare , in qualche modo romantica e poetica, mi ispira una musica di idee e parole – anch’esse a ritmo variabile – che voglio provare a far danzare – guidato dal simbolismo – per raccontare di come la vita è un viaggio davvero avventuroso che vale la pena di intraprendere. Gli elementi essenziali di una bella avventura ci sono tutti. C’è la speranza e il sogno, c’è la paura di perdersi e c’è il coraggio della lotta durante la burrasca, c’è la forza di un capitano e l’unione di tutto il suo equipaggio interiore, ci sono i tentativi di ammutinamento e ci sono le grida di gioia, e ci sono sempre i canti innaffiati a festa per quanto di buono si è realizzato.
L’esistenza – il nostro viaggio di crescita per realizzazione i nostri talenti, le nostre aspirazioni e sogni – è spesso costellata di situazioni in ci troviamo in una specie di blocco esistenziale, le nostre vele appaiono flosce e magre ed il vento amico che fa percorrere lunghi tratti di mare tarda a soffiare.

I blocchi che spesso attribuiamo al destino sono per lo più il risultato delle nostre decisioni, di tutte le decisioni… di quelle di oggi e di tutte quelle assunte sin dal nostro giungere alla vita. Sento che la nostra prima decisione è stata di amore e di accoglienza, e questa è bastata a far convergere sul nostro progetto ( la nostra vita, il nostro viaggio) tante energie che hanno permesso le fecondazione di una potenzialità e dato il via alla grande opportunità di poter creare insieme con la vita tanta bellezza. Come per i grandi viaggi c’è stata una chiamata e molte energie hanno accolto l’invito, ciascuno di noi con il suo speciale capitano interiore ha atteso, sognato e accolto l’attimo buono…e così quando tutto era pronto ha deciso di amare e sperare …e via si parte.
Energie…blocchi esistenziale…decisioni d’amore…potenzialità e forze in divenire…In ognuno di noi c’è tutto questo e tanto altro ancora uniti in un bel rock che è ritmo, pulsazioni cardiache, sorrisi e lacrime. Decidiamo si vivere e salpiamo con tutte le nostre parti, i nostri talenti, i nostri sogni, le nostre realizzazioni da fare, i progetti da realizzare, i dolori da superare, gli ostacoli da attraversare, i sabotaggi da disinnescare, gli ammutinamenti da trasformare, i nodi da sciogliere, e la capacità in potenzialità di essere artisti fino in fondo con il nostro capitano interiore sempre attento.

Essere principio unificatore e capacità di scegliere – fine e non mezzo – libertà allo stato puro che può dare e di darsi (simbolicamente) la vita e la morte.
Il nostro viaggio è avventuroso e per divenire capitani nell’arte della buona navigazione bisogna voler fortemente contattare e trasformare le energie racchiuse dentro ogni parte di noi. A bordo della nostra nave non ci sono elementi che possiamo trascurare. Tutto è stato sin da principio pianificato, il contributo di ogni parte deve essere utilizzato. Mi corre il pensiero ad una danza di opposti e subito intravedo in fondo al gran salone due clandestini di lusso – mai riconosciuti apertamente ma non per questo assenti – sento il mal di mare esistenziale che mi da il vedere come ad ogni occasione essi mi tengono fermo tra la paura di non valere niente ed il desiderio di dominare tutti. Che squarci nelle vele! I due compagni di viaggio, i clandestini di lusso nascosti alla vista dei viaggianti, vengono da lontano e sono con noi sin dalle nostre prime esperienze di vita come reazioni difensive alle umane imperfezioni.

Stimoli e risposte – seppur difficile da ricordare ed accettare – erano alla nostra portata sin da allora. Ecco allora che proprio qui, oggi, nel nostro navigare possiamo vedere agli aspetti che ancora ci fanno soffrire e alle alleanze con i nostri amati clandestini di lusso che appesantiscono il nostro voler volare. Come ogni capitano degno di tal nome possiamo guardare lontano e ricreare la mappa delle diverse forme che ha assunto nel tempo la nostra costante risposta reattiva ad un dolore mai mutato. Così eccoci con regolarità e intensità variabili ad affrontare marosi, burrasche ed assenze di vento che assediano la nostra nave. E’ una disgrazia? O è una opportunità? Scelgo la seconda.
Capitano mio capitano! Che fare? Io traggo un respiro – ed invito a fare lo stesso – e sento che è giunto il momento di usare il potere di rompere con questa reazione per spezzare con un colpo secco la catena del dolore. Per far questo vedo e osservo fino in fondo l’insieme di scelte e decisioni che mi hanno portato in quella secca e in quel casotto. Le situazioni di blocco in cui molto spesso ci troviamo sono tutte unite tra loro da una nostra costante comportamentale e decisionale.

E’ come un continuo girare e rigirare intorno per poi ritrovarsi sempre al punto di partenza.
Mi corre il pensiero al testardo capitano Akab che prende il mare con la sola storica decisione di trovare e uccidere la balena Moby Dick colpevole di averlo mutilato. Ma Moby Dick è l’elemento simbolico della ostinazione di Akab a voler rimanere legato a vita nella reazione alla sua ferita. La storia ci racconta come va a finire, ed Akab al suo odio si attacca fisicamente fino a morire. Come Akab anche noi nel nostro viaggio rincorriamo e ripetiamo decisioni che ci fanno rimanere nella reattività piuttosto che portarci alla decisione, molto più profonda e forte, del superamento e del perdono.
Capitano mio Capitano ho bisogno di urlare, ho un viaggio e una storia da scrivere e voglio partire da qui dove mi trovo ora e dall’ennesima decisione che di nuovo mi ha riportato fuori dalla rotta. Seguivo Moby Dick e mi ritrovo fermo in un immobilismo che sembra dover durare in eterno. Ma Capitano mio Capitano ho in cuore di scrivere e navigare per scoprire e creare e decido che: “Sono di nuovo in piedi sul ponte e con me sento la forza di tutti i naviganti del mondo, respiro a pieni polmoni l’aria di quel mare che invita ad una decisione nuova.

Con tutte le energie ho studiato le carte e visto come e con quali passaggi è stato raggiunto il punto in cui mi sono fermato. In ascoltato profondo e silenzioso vedo il dolore di un offesa antica e le continue ricerche di Moby Dick per infiggergli il mio arpione in corpo. Capitano mio Capitano sul ponte dritto sento le narici che annusano aria nuova e chiudo gli occhi, mi vedo e chiamo tutte le mie parti a raccolta perché il momento è solenne. Di fronte a Moby Dick accetto di essere impotente…ho deciso che la lascio andare …non la inseguirò più…non mi vendicherò…e questa è nuova forza”. Quante volte e tante altre ancora ho sentore – Mio Capitano – che questa narrazione potrebbe ripetersi con parole nuove. Ma oggi intanto voglio affermare la mia decisione di ritornare a navigare.
Tutti ai propri posti quindi e se non c’è vento prendiamo a remare, sarà un po’ dura recuperare ma in lontananza già si vede una lieve increspatura…lì c’è vento e il nostro progetto già lo percepisce…c’è una rotta nuova …il viaggio stavolta non finisce qui e con le stelle nuove si respira la consapevolezza che forse questa è davvero una grande scoperta da scrivere e narrare perché possa andare anch’essa per mare e magari aiutare coloro che vogliono…fortemente vogliono …sognare…creare…e fare della propria vita una cosa di una bellezza infinita.

Dedico questo articolo a miei compagni di viaggio Ersilia e Marco quale gesto di riparazione per le sofferenze causate alle loro persone ed al viaggio insieme nella ostinata ricerca di un Moby Dick da punire. A loro dedico questo lavoro e a loro sono grato per la pace e la gratificazione che sento in questo momento

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