Il dolore è una spinta alla trasformazione

Non voglio fare una dissertazione su cosa sono, a cosa servono o perché esistono gli schemi mentali. Darò per scontato che ci sono e che il lettore sa a cosa mi riferisco. Volendo tuttavia darne una definizione veloce e sintetica, potremmo dire che gli schemi mentali sono il risultato dell’agire inconscio dei meccanismi di difesa psicologici.

Darò anche per scontato che il lettore sa cosa intendo, quando dico che la vita porta inevitabilmente con sé anche dolore e sofferenza. I traumi dell’infanzia sono i più difficili da digerire, e i motivi di questa difficoltà sono moltissimi.
Tra queste difficoltà, alcune tra le più importanti sono certamente che al trauma rimangono legate rabbia, rancore, orgoglio ferito, odio, bisogno di vendetta, ma soprattutto rimane legato il dolore.

Nella società edonista viene propagandato un benessere a tutti i costi, fine a se stesso (o al massimo alle merci che acquistiamo), legato al dover dimostrare sempre agli altri, legato più all’apparenza che non alla sostanza: ebbene in questo “modo di vivere” il dolore è uno degli ospiti più indesiderati.

Il dolore viene sistematicamente rimosso e negato in ogni circostanza: viene meticolosamente “tamponato” di continuo, al fine di non farlo emergere.

Eppure il dolore fa parte della nostra vita: che ci piaccia o no. Negarlo, rimuoverlo e ignorarlo se per un verso è assolutamente umano e comprensibile, dall’altra è sicuramente un errore.

Pieno e vuoto, ci insegna il libro dei IChing, si compensano vicendevolmente e … “in ogni fine è insito un nuovo principio…”. Sulla scia di questa e molte altre osservazioni, possiamo dire che il dolore è lo strumento che la vita utilizza per permettere all’uomo di creare.
Nel dolore è compresa la scintilla che ci porta ad un nuovo stadio evolutivo, che permette all’uomo di trasformarsi e di non morire dentro le sue gabbie, dentro le prigioni che egli stesso ogni giorno crea intorno a sé stesso e ai suoi cari. Senza il dolore, senza la distruzione di un precedente equilibrio, non si potrebbe creare un nuovo equilibrio, una nuova visione, una nuova scoperta o invenzione, un nuovo modello dell’Universo e del mondo che ci circonda: ma soprattutto un nuovo modo di percepire noi stessi e di percepire gli altri intorno a noi.

Quando una nube cosmica collassa su se stessa – ci insegnano gli astronomi e gli scienziati – viene avviato il processo che dà vita ad una stella, e quando una stella collassa, nasce una Super-nova, e quando collassa nasce una Nana bianca oppure una stella Quasar … e così via.

Il dolore è la spinta energetica che permette di uscire dalla stasi, dall’adattarsi sempre a meccanismi e circostanze che non sono più adatte a noi: forse andavano bene per quello che eravamo, ma non vanno altrettanto bene per quello che siamo diventati e per quello che ancora vogliamo diventare. Il dolore ci spinge ad ascoltare i messaggi del nostro Sé, ci pressa con forza e violenza obbligandoci a cogliere l’opportunità di comprendere i messaggi della vita, per costringerci a decodificarli e a dargli un senso ed un significato.

Che senso ha il tuo dolore? Che cosa significa? Qual è il motivo per cui stai vivendo questa situazione?
Nessuno è abituato a porsi questo genere di domande. Nessuno ha la voglia di farlo, mentre cerchiamo invece velocemente il modo di riempire il vuoto, di tamponare l’angoscia e di trovare la pillola che ci aiuterà a ‘non sentire’.

Il dolore è il fuoco che permette di cucinare i cibi, di cuocerli e di divenire commestibili, digeribili, assimilabili. Quando questo dolore non viene compreso, oppure non viene espresso né viene utilizzato, rimane un fuoco che brucia dentro senza realizzare prodigiose alchimie, ma consumando in perpetuo l’animo dell’individuo.

Quando invece il dolore viene accettato – non per fare la vittima o per lamentarsi, ma per essere usato come energia combustibile – allora può essere l’elemento indispensabile per trasformare il piombo in oro come facevano gli antichi alchimisti, per produrre cambiamenti importanti, per modificare un pensiero o una classe di pensieri, per elevarsi al di sopra del proprio labirinto quotidiano e per accogliere un nuovo modo di pensare, di pensarsi con gli altri e con se stessi.

In questo modo di vedere, il dolore è uno degli elementi indispensabili alla Vita per permetterci di cambiare i nostri schemi mentali.

Ma da solo il dolore non basta: l’altro elemento indispensabile è l’amore. Siamo tirati dall’amore ad affrontare i nostri limiti, a scuotere parti di noi che hanno trovato un pacifico adattamento e che invece sono strappate a modificarsi, a trasformarsi.

Se il dolore rappresenta “la spinta”, allora l’Amore rappresenta la meta, il fine ultimo, il paradiso perduto e da riconquistare in Terra. L’Amore ci permette di vedere e prevedere come potremmo essere: l’amore insieme al dolore sono gli elementi da scoprire e miscelare con saggezza.

– Seminario su “Cambiamo gli schemi mentali”
Roma 21 giugno 2003

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Giampiero Ciappina
Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Allievo del Prof. Antonio Mercurio. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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