Una presenza attuale da modificare

Mezzo mondo é in guerra in questo momento, le centrali nucleari esplodono, il mare s’inquieta e sommerge le terre . . . e la violenza cerca di parlarci. Stiamo ascoltando ? I mass media ci danno già tutti i resoconti piu’ dettagliati degli effetti « violenti » di questi avvenimenti ed io non voglio essere un altro reporter. Mi sono soffermata, come spesso faccio,sull’energia delle parole, in particolare sulle vibrazioni della parola VIOLENZA, per sentirla e, se possibile, captare alcuni dei messaggi, forse non ancora ben uditi da tutta l’umanità, che essa vuole trasmetterci. La VIOLENZA mi parla dunque di come essa é ora, delle sue origini e delle sue emozioni. In un secondo tempo mi suggerisce di non radiarla dal mio vocabolario, ma di proporle altri valori per trasformarla in una forza creativa e di sostegno alla vita umana. Se volete, mi farà piacere avere la vostra compagnia in questo viaggio di andata verso la VIOLENZA e ritorno verso l’altra faccia dell’AMORE.

VIOLENZA
La V di Violenza é il vuoto che talvolta sentiamo dentro di noi allorché abbiamo scordato chi siamo veramente.

Il vuoto di chi pensa di essere solo, il vuoto di chi crede che la vita sia un passaggio, senza senso, durante il quale dobbiamo cercare di godercela al massimo, perché poi………poi non c’é piu’ niente. E’ il vuoto che con ansia cerchiamo di riempire con nuove acquisizioni (auto, case, amori, ecc.) o cercando di dimenticarlo con l’alcol, le droghe, ecc. ma che inesorabilmente ci ghermisce ad ogni fine giornata.

La I di Violenza é l’isolamento nel quale viviamo, senza conoscerci. Non conosciamo noi stessi, non conosciamo il nostro vicino di casa, non conosciamo i nostri cari. Le relazioni superficiali che intratteniamo con gli altri sono le specchio dell’inquietante relazione che intratteniamo con lo sconosciuto che noi siamo per noi stessi. La I di Violenza é quindi anche l’Isolamento in cui lasciamo gli altri, specie i meno fortunati di noi, i bimbi, i vecchi, i malati, i moribondi. La I di Violenza ha anche un po’ il sapore dell’invidia che ci impedisce di gioire delle felicità o della fortuna altrui. L’invidia che ci sprona a lamentarci della sfortuna che ci perseguita, l’invidia che ci « rode » dentro e spesso ci porta alla malattia.

La O di Violenza ha il suo piedestallo sull’orgoglio, nel senso vasto del termine. Siamo orgogliosi di esseri italiani, bianchi, cristiani, nobili, ecc. Siamo orgogliosi e non chiediamo scusa a nessuno, prendiamo tutte le osservazioni alla lettera, come un’offesa personale. Siamo orgogliosi e non chiediamo aiuto, siamo orgogliosi e non piangiamo di tristezza o di dolore. Siamo orgogliosi, orgogliosi di esserlo ! La O di Violenza prende anche la forma di quelli che noi chiamiamo gli ostacoli della vita. Tutti i nostri pensieri « distruttori » che creano gli ostacoli quotidiani. La Vita non ha ostacoli. La Vita é la pace assoluta, é come un fiume che fluisce, tranquillamente e noi, credendo di rendere il viaggio piu’ interessante, ci creiamo degli ostacoli.

La L di Violenza sono appunto i limiti che ci imponiamo da soli, nell’illusione che la vita sia cosi’ piu’ interessante o nell’assurdo credere che « penare in questa vita ci renderà felici nella prossima » !! Il Paradiso é qui, ora !! Non ci sono limiti a cio’ che possiamo essere, se lo vogliamo e se crediamo che sia possibile. Nessun limite per l’Energia Universale di cui facciamo parte ! Affidiamoci a questa Sorgente inesauribile e osiamo essere cio’ che siamo veramente : grandi, belli, felici e pieni d’amore.

La E di Violenza riprende un concetto già visitato e ci ripropone l’Esclusione. La società esclude tutto cio’ che non é assimilabile a cio’ che la società conosce. La società esclude tutti coloro che non sono « in linea » con cio’ che la socetà crede di essere. Le nuove correnti di pensiero dall’ecologia all’alimentazione bio, dalla nuova spiritualità alla fisica quantica, hanno impiegato anni prima di vedere la luce sullo schermo della società odierna. La E di esclusione si applica anche a coloro che non sono formattati e non seguono le regole imposte dalla società. Le prigioni sono piene di essere umani che avrebbero bisogno di un ascolto amoroso, piuttosto che di una cella per il resto della loro vita. Le prigioni sono piene di esseri umani che chiedevano di essere inclusi e lo hanno chiesto con l’unico mezzo che conoscevano : un atto di violenza. E noi, e noi li escludiamo ancora di piu’. Gli atti commessi da molti di questi esseri umani sono certamenti riprovevoli, ma la società non prende il tempo per ascoltare, spiegare, includere ed accompagnare : la società esclude e punisce.

La N di Violenza é un po’ la Noia di vivere. Completamente abbrutiti nell’esteriorità della vita, siamo in balia della routine : « dodo, metro, boulot, dodo » dicono in Francia :letto, metropolitana, lavoro, letto. La Noia del niente di interessante che ci riporta al vuoto di cui abbiamo già parlato. La N di Violenza puo’ anche riferirsi al nemico che vediamo nell’altro, differente da noi. In questo presente di guerre questa parola e questo sentimento sono in prima pagina. Abbiamo dimenticato che apparteniamo ad una sola Sorgente; l’altro sono io stessa sotto una forma diversa. In questa società ancora troppo spesso io sono il mio peggior nemico!!

La Z di Violenza non é stato facile trovarla anche perché le parole italiane che iniziano con la Z non sono tante. Poi ho trovato Zavorra. Etimologicamente la zavorra é un misto di ghiaia e rena che si metteva nella sentina delle navi per facilitarne la stabilità e la tenuta in caso di « mare grosso ». Con il tempo, zavorra ha mantenuto piuttosto il senso di « peso ». Le mongolfiere devono liberarsi della « zavorra » che le mantiene al suolo per potersi librare in volo con piu’ facilità. E nella quotidianità di questa società « indaffarata » a fare e a produrre ed andare…………..non si sa dove, tutto cio’ che rallenta la produzione e la produttività deve essere « mollato » come un peso che intralcia. Con qualche eccezione, fortunatamente sempre piu’ frequente, le zavorre da abbandonare sono i vecchi, gli handiccapati, e tutti coloro che non si conformano alle ideologie standard del consumismo. Nella Z di Violenza c’é anche un po’ di zizzania. Piante graminacee che crescono in mezzo al frumento e lo danneggiano la zizzania é sinonimo di dissensione, discordia. Stiamo facendo i primi passi, io credo, verso una nuova visione dell’umanità ed in questa visione la zizzania sarà per sempre estirpata.

Ed infine, la A di Violenza prende molteplici significati. E’ a volte la A di antagonista, pensiero già enunciato piu’ avanti allorché parliamo di nemico. In questa società c’é ancora tanta competizione – invece di collaborazione – e gli altri sono degli antagonisti da battere. Per sopravvivere devo vincere a scapito degli altri che devono ovviamente perdere. Le cose stanno cambiando anche qui, fortunatamente. Possiamo vincere tutti poiché siamo una sola cosa ; c’é abbopndanza di spazio e risorse sufficiente per tutti. Cio’ che ho non toglie niente agli altri, cio’ che gli altri ricevono non toglie niente a cio’ che ho : la Vita ha un equilibrio naturale : piu’ in fretta ci abbandoniamo ad esso, piu’ rapidamente la Terra e l’Umanità guadagneranno in salute e serenità. La A di Violenza é anche un po’ dell’Arroganza che ci fa credere di poter vivere al meglio senza curarci della nostra spiritualità. L’arroganza da tutto il potere al nostro intelletto, alla sua logica, alla sua capacità di capire e mettere in pratica cio’ che capisce. L’arroganza ci fa sentire onnipotenti e gli unici artecifi della felicità su questa terra. Ed é in parte vero, tutto cio’. Solo abbiamo scordato che al d là del nostro intelletto, anche se cosi’ ben sviluppato, c’é una presenza ed una forza senza la quale il nostro mentale sarebbe « un niente » senza senso. Nella mia arroganza credo di essere l’unico dio che governa tutti gli elementi della vita e posso permettermi tutto : in questa società siamo arrivati a distruggere la nostra casa, ad inquinare il notro Pianeta poiché nella nostra arroganza abbiamo creduto sapere tutto e di poter fare tutto.

Infine la A di Violenza é nel verbo che ci identifica piu’ di ogni altro, ancora oggi : avere. Cio’ che ho e che mostro agli altri dice chi sono. Grande confusione : per sessere qualcuno devo avere qualcosa, e qualcosa piu’ degli altri !!!

La Violenza m’ha parlato di tutti i suoi visi, le sue sfacettature, le sue origini affinché io possa vederla, riconoscela e comprenderla. Ora tace, ed attende che le suggerisca dei nuovi paradigmi affinché possa, anche lei, contribuire alla rinascita dell’umanità. Se volete, facciamo il viaggio di ritorno che dalla Violenza ci porta verso l’altro viso dell’Amore. Voglio che la V di Violenza diventi la V di Vita : il vivace vociare dei bimbi, il verde vigore delle foreste, il vispo volteggiare degli uccelli. La Vita che vince, sempre, nonostante tutto e nonostante tutti. La Vita che ci accoglie e ci abbraccia tutti allo stesso modo, senza fare alcuna distinzione.

Viglio che la V sia la V della Voce che ciascuno di noi ha il diritto di far sentire ed il dovere di ascoltare. Diamo voce a cio’ che c’é di meglio in noi ; ascoltiamo la voce di tutti colore che da troppo tempo non sono ascoltati.

Voglio che la I sia quella dell’Inclusione e dell’Invito ad unirci tutti in un abbraccio fraterno per sostenerci, comprenderci, amarci e vivere in piena tranquillità il passaggio meraviglioso su questo Pianeta. Voglio che la L sia il Legame che mi unisce ad ogni altro essere umano ; che sia la Luce che illumina il cammino soprattutto nei momenti in cui é meno evidente che tale Legame esista. Nel momento della sofferenza, del dolore ; nel momento della collera e della depressione posso scegliere di ricordare quel Legame eterno e cercare negli occhi del vicino quella Luce che non si spegne mai. Voglio che la E sia il senso dell’Essere Umano : uno spirito che vive in un corpo, piuttosto che un corpo abitato da uno spirito. Voglio che essere se stessi divenga piu’ importante che essere come tutti gli altri « del branco » ; voglio che Essere sia possibile per tutti, a tutte le latitudini. Voglio che la E sia altresi’ l’empatia che ci rende compassionevoli e pronti all’ascolto dell’altro con cuore generoso ed amante.

Voglio che la N ridiventi il simbolo della Natura amica, rispettata ed amata da tutti e dapertutto e che soprattutto la N stia per NOI. Voglio piu’ spazio alle comunità, alla collaborazione, allo scambio e meno all’individualismo. NOI é l’emblema del nuovo secolo, della nuova vita su questa terra. Voglio che la Z sia quella che definisco « zenitudine » : la quieta presenza ad ogni istante della vita con la certezza che ogni istante é esattamente come deve essere per il bene di NOI TUTTI. Ed infine voglio che la A sia l’amico che trovo in ogni essere che attraversa la mia vita ; voglio che la A sia l’apertura con la qule mi accosto ai miracoli dell’esistenza, alle relazioni interpersonali ; voglio che la A siano gli ALTRI, come specchio di me, come priorità nel cammino intrapreso insieme su qusta Terra.

Prima di lasciarvi meditare su quanto vi ho esposto, vi ricordo che, come ben é esposto nel libro Un Corso in Miracoli, la violenza é una richiesta di aiuto ; é l’ultimo e a volte il solo mezzo per quelle anime che, illusoriamente, credono di essere perse all’Amore e attraverso la violenza chiedono quell’Amore, diritto di tutti. Ascoltiamola dunque la violenza e diamole l’Amore che ci chiede. AMEN

Nella foto: “Caravaggio, Medusa”

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