Secondo un’indagine dell’Univesità degli Studi di Roma “La Sapienza”, quasi il 90% delle relazioni d’amore si conclude per iniziativa della donna. E ogni volta che sento che un uomo è stato lasciato, abbandonato, tradito dalla sua compagna, mi aspetto sempre di sentire e di rivedere sempre la stessa scena. La descrizione che Lui fa dell’intera faccenda è quantomai standardizzata e sempra ripetere una procedura tacitamente approvata dai partner. Lui non capisce come mai sia potuto accadere una cosa del genere; non se lo aspettava; non credeva che Lei sarebbe stata capace di una cosa simile; Lui – in fondo – l’amava ancora; ecc… Raramente sono riuscito ad osservare e ascoltare un uomo che – sin dall’inizio della fine – sapesse assumersi fino in fondo tutte le proprie responsabilità. Frequentemente si passa dalla rimozione, alla negazione completa della propria responsabilità, fino al vittimismo più aperto nei commenti “da spogliatoio”, del tipo: le donne sono tutte … Mi riesce davvero difficile comprendere la ragione più profonda che spinge l’uomo a delegare così frequentemente il peso (e “la colpa”) della fine del rapporto alla donna (e naturalmente, perchè le donne così frequentemnte se la assumono).

La risposta che sento di darmi è che questa donna idealizzata (la principessa) che vive nell’immaginario maschile non ha un equilibrato corrispettivo nel “principe azzurro”, ma è molto più radicata ed alimentata. La tradizione culturale fondata sui valori della virilità e del “machismo”, per quanto anacronistica, sembra essere sostenuta più che dagli uomini stessi che ne sono in realtà vittime, dalle loro madri che – in fondo in fondo – forse hanno sempre desiderato educare il loro figlio a questi valori. Naturalmente non va dimenticata la responsabilità del figlio che poi accetta questo progetto di identità e lo persegue, integralmente o solo parzialmente. Allora l’uomo sembra avere solo la responsabilità biologica di conquistare la donna, di sedurla, di corteggiarla fino a giungere alla penetrazione del coito. Completato il processo di “conquista”, sembra quasi che quella donna ormai “appartenga” defintivamente all’uomo, e una serie di ripetuti incontri sessuali possono confermare l’avvenuta conquista. Questo scenario quindi sembra concludersi con il coito: e poi? Chi ha la responsabilità di costruire il rapporto? Chi la forza, il coraggio, l’impegno per mantenerlo e farlo crescere? Chi investe la propria energia per creare una relazione armoniosa, amorevole ed appagante? Sicuramente entrambi i partner, ma in quale misura? Ho la sensazione che questo investimento non sia sempre equilibrato.

Allora la de-responsabilizzazione dell’uomo non giunge solo nel momento in cui uno dei due prende la decisione di separarsi, ma probabilmente comincia molto prima. Ho idea che la “sindrome dell’abbandonato” sarebbe molto meno diffusa se ci si interrogasse un pò prima sulla qualità del rapporto che offriamo alle nostre compagne, mogli e fidanzate; se ci si interrogasse un pò di più sulla quantità di energia che mettiamo a disposizione non solo per fare l’amore e qualche regalino, ma per sostenere quotidianamente i nostri rapporti; sul modo in cui sappiamo affrontare i momenti di paura, di angoscia, di salto esistenziale nostro e del nostro partner; se ci interrogasse infine su quale sia veramente il nostro progetto di coppia, e se ne abbiamo mai sognato uno che possa veramente realizzarsi su questa terra…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here