Forse non tutti sanno che circa il 10-15% dell’intera popolazione umana è mancina, con maggiore rilevanza nel sesso maschile.

In passato si tendeva a contrariare i mancini ricorrendo a metodi coercitivi che molto spesso, causavano nella persona sensi di inferiorità, inibizioni e talvolta anche balbuzie. La tendenza odierna è invece quella di lasciare al bambino la massima liberta’ di espressione del movimento, ritenuta indispensabile per l’armonica evoluzione della sua personalita’. Personalità che sarà ugualmente espressa nella scrittura di un mancino come in quella di un destrimane. Scrivere, infatti, non impegna solo la nostra mano, ma è il risultato finale di una complessa ed articolata attività del cervello, attività che coinvolge il sistema psichico-affettivo ed emotivo dello scrivente. Nulla cambia quindi nell’espressività del gesto grafico se espresso con la mano destra o con quella sinistra;ricordiamo, a tal proposito,i vari artisti che impossibilitati ad usare gli arti superiori esprimono la loro arte con la bocca o con i piedi. Pur genericamente riscontrando, nelle scritture dei mancini una minor disinvoltura e scioltezza grafica e maggior scompostezza, non esiste una scrittura identificabile in quanto tale. E’ pertanto indispensabile per il grafologo, al fine di una corretta interpretazione di alcuni segni, che in tali grafie assumono differente valore espressivo, sapere se la grafia che deve esaminare appartiene ad una persona mancina. Ad esempio, il rovesciamento a sinistra delle lettere di uno scritto,che grafologicamente è espressivo di una certa diffidenza e cautela, perde di significato in tali grafie, in quanto e’ la stessa posizione della mano, tenuta sotto il rigo, a favorire il rovesciamento delle lettere; rovesciamento che pertanto, potremmo definire “strumentale” e quindi scarsamente espressivo.

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