La malattia non è il sintomo

Nel primo punto dell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) troviamo scritto: “La salute è uno stato completo fisico, mentale e sociale di benessere, e non esclusivamente l’assenza di malattia o di infermità”. Questo che viene affermato addirittura come il primo principio della moderna e mondiale concezione di salute è un concetto molto importante e nuovo, in cui è incluso il pensiero che lo stato di salute è qualcosa di diverso e di più del semplice stato di salute fisica. Qui si dice che la concezione di salute è ampia e complessa e si estende a più settori della vita dell’individuo. Nell’affermazione dell’OMS è citato il concetto di benessere nel suo senso più ampio compresa la dimensione mentale e di conseguenza viene considerato l’aspetto interiore: quindi il benessere generale della persona determina il suo livello di salute! Benvenuti a dei principi nuovi e finalmente abbastanza completi con cui trattare le vicende che riguardano la vita dell’essere umano. Infatti, implicitamente, viene espressa anche l’importanza di considerare ogni essere umano una Persona con dignità e capacità di scelta, viene dato spazio agli aspetti affettivi, al modo di pensare positivo o negativo che determina in gran parte le nostre scelte consapevoli o inconsce; si può, sempre partendo dai valori sopra enunciati, prendere in considerazione come si esprime l’emotività, si può mettere l’attenzione sulla capacità di amarsi, di amare e di essere amato di ogni individuo e di come sceglie i suoi valori di riferimento che regolano le scelte di amore o di odio.

Tutto questo e tanti altri indicatori ancora potrebbero essere dei componenti che tutti insieme determinano la salute. Si potrebbe a ragione ipotizzare che tutti questi ingredienti ben presenti ed armonizzati producano benessere e quindi salute. Deficit o malfunzionamenti o blocchi in uno di questi canali potrebbero invece determinare malessere ed essere una con-causa di malattia. LA MALATTIA NON E’ SOLO CIRCOSCRITTA AL SINTOMO CHE CI PARLA DEL MALE FISICO. Ci può essere un male che nasce da un disturbo interiore non ascoltato e di conseguenza non affrontato può contribuire all’insorgenza di un disturbo fisico. Oppure ci può essere un male dell’intimo che va considerato malattia a tutti gli effetti. Tutto questo è però per la moderna ricerca medica solo teorico. Infatti quello che viene citato dall’OMS non è forse ancora stato capito fino in fondo. Infatti c’è interesse ad esempio nello studio degli stili di vita. L’alimentazione, l’alcool, il fumo, l’attività fisica vengono molto considerati nella medicina preventiva. Ma c’è una forte resistenza a considerare le motivazioni interiori verso l’uno o l’altro stile di vita: non viene sufficientemente misurato e considerato l’aspetto interiore, forse solamente perché non è ancora stato ben misurato? C’è un atteggiamento oscurantista verso un settore che aprirebbe nuove prospettive per la salute di tutti noi.

Forse bisogna dare ragione a quei filosofi che hanno detto che la strada per la conoscenza è stretta e in salita per dire che la conoscenza è riservata a pochi temerari. E forse è proprio così …………alle volte ho la sensazione di avere in tasca il segreto per la felicità. Si ho questa presunzione, mentre vedo tante persone che vivono sia personali calvari quotidiani, nel lamento continuo di una vita infelice anche quando potrebbe non essere necessario, come potrei aiutarli! Se solo volessero…. Uno dei calvari abbastanza comuni può essere questo: c’è alla base una sofferenza della persona indefinita, che si trascina per lungo tempo. In questa prima fase si potrebbe fare molto: si potrebbe aiutare la persona a risolvere quello che è un malessere esistenziale o psichico indirizzandola da un professionista (psicologo o psicoterapeuta valido). In realtà questo succede pochissimo, infatti il “paziente” si reca dal medico di base che si sostituisce allo psicoterapeuta con psicologia spicciola e da quattro soldi nel migliore dei casi, nel peggiore non ascolta “veramente” la persona e prescrive qualche medicina.

Il malessere avanza nella vita dell’individuo in questione e prende campo sempre di più, sia nella mente e infine anche nel corpo dopo ripetute visite dal sempre più distratto medico della mutua. Ho molta stima e ho ricevuto molti aiuti da un medico della mutua oggi mio amico, ma prendendo in considerazione una realtà più generale la poca attenzione per il paziente non per è necessariamente per cattiva volontà, ma piuttosto per il grandissimo numero di assistiti un numero disumano che non so quale legge sanitaria può permettere, da questo scaturisce l’impossibilità di prendersi cura anche minimamente di ogni persona. Quindi il medico conta molto sull’aspetto psicosomatico dei sintomi e spera che passino da soli e il paziente non lo importuni più. Se questo non accade scatta “l’accertamento diagnostico” ovvero inizia il calvario degli accertamenti. Che io tradurrei così: ho il mio male interiore, non ben chiaro, ma ho dei problemi che nessuno mi aiuta a chiarire e che io non capisco, ora ho l’opportunità di fare un primo passo per cronicizzare il mio malessere affinchè diventi un male di vivere più radicato, faccio le analisi e inizio a frequentare gli ospedali”.

Quanti miliardi si risparmierebbero per la sanità pubblica con il mio metodo? Io stessa, le persone che ho in cura e le migliaia che fanno un buon lavoro di consapevolezza interiore vanno in ospedale solo quando è strettamente necessario. Tornando al mio ipotetico paziente ora è passato dai pomeriggi trascorsi nella sala di attesa del medico di base alle mattina all’alba per prendere il numeretto nell’ospedale prescelto e diventare preda di molteplici disservizi. Anche qui devo dire che ho molta stima e riconoscimento per le persone che lavorano nella sanità pubblica e che spesso ho incontrato persone speciali a tutti i livelli: dall’infermiere del Pronto Soccorso Eastman che fa i palloncini con i guanti chirurgici per aiutare un bambino ad aprire la bocca al neurochirurgo del Policlinico Umberto I che opera ad alto livello dalla mattina alla sera come una missione, per uno stipendio assolutamente incongruo e che probabilmente non diventerà mai primario perché non è appoggiato politicamente. La bellezza che si può trovare nei meandri degli ospedali è assolutamente fantastica ed irreale, ma esiste e dipende dalla volontà di alcune persone.

Detto questo però l’ospedale diventa per il nostro malato potenziale il luogo dove ben rappresentare il suo male di vivere che ancora non sappiamo quanto sia del corpo e quanto dell’anima. L’esperienza degli accertamenti diagnostici contribuisce ad alimentare il male o perché veniamo trattati sempre meno come persone o perché non si capisce cosa abbiamo. Le analisi non sono chiare o non esce fuori niente e questo accade spesso. E così continua la via crucis quotidiana del paziente che si sente sempre più male e malato, ma non sa ancora cosa ha. Ecco questa breve storia è molto più frequente di quello che si pensa. E immaginate cosa accade quando il soggetto è un bambino, le violenze e i traumi diventano per lui fondamentali per il suo sviluppo. Ci sono poi i casi dove si trova l’origine della malattia e questi sono gli unici per i quali ne valeva la pena. Ma per gli altri possibile che non si può cambiare modo di pensare e aiutare le persone a rimuovere le cause del loro male di vivere nel modo giusto e diretto: lavorando profondamente con se stessi. Dico ai miei pazienti che bisogna rispettare la libertà e il livello evolutivo dei nostri interlocutori, sempre.

E questo significa anche la libertà di stare male. O di non volere imparare come si può stare bene ed essere felici. Per le singole persone riesco a capire osservandole, le personali motivazioni e le incapacità ad essere felici. Ma non riesco a rassegnarmi al fatto che, se come salute pubblica si divulgassero notizie più complete e si desse importanza alla salute come espressione intera della felicità e del benessere della persona questo forse potrebbe cambiare la vita di più persone. Potrebbe dare più opportunità e a più persone e magari non tutti scopriranno il segreto della felicità, ma forse scopriranno il segreto dell’infelicità.. Importantissimo sarebbe fare degli studi in questo senso. Misurare cioè quanto influiscono sulla insorgenza delle malattie, ma anche sul decorso post-interventi chirurgici o durante cure pesanti o addirittura sulla mortalità alcuni degli atteggiamenti citati come: i pensieri negativi, i sensi di colpa, la rabbia, il cattivo rapporto con se stessi, con la famiglia di origine e la famiglia attuale, la mancanza di amore o l’incapacità e la paura di amare, dare importanza al rapporto che si ha con la realizzazione dei propri desideri, bisogni, progetti e sogni, e chissà quanti altri indicatori ancora si possono trovare per valutare la qualità della nostra vita quotidiana e il livello del nostro benessere psico-fisico.

Purtroppo, ancora, non si dà valore a tutto questo, non abbastanza. In una conferenza ho sentito l’attuale ministro della Sanità Veronesi dare molta importanza alle motivazioni psicologiche riferite al vizio del fumo di sigaretta. Quindi lo stesso Ministro è sensibile a queste problematiche che fino a qualche anno fa avevano difficoltà a farsi sentire. Se si vuole fare una campagna antifumo proponendo alle persone di smettere di fumare non è pensabile senza la considerazione della motivazione profonda che porta una persona a fumare. Infatti può non bastare un breve training per smettere di fumare in modo duraturo, ma può servire un lavoro approfondito e costante andando a rimuovere quelle che sono le cause personali, e per ognuno diverse, che hanno indotto ad iniziare a fumare e forse qualche risultato ci sarà. Lo stesso percorso accade per problematiche riferite all’alimentazione, all’alcool, alle droghe che sono tutte dipendenze molto difficili da sciogliere. Anche se si vogliono intraprendere campagne sociali sulla violenza, sugli incidenti e sull’uso di alcool tra i giovani non si possono avere esiti positivi se non si considerano le motivazioni che sono alla base di questi comportamenti.

O i giovani devono iniziare a commettere efferati delitti perché ci si accorga che forse ci sono delle responsabilità e degli errori anche nella violenza dell’educazione familiare o nella violenza educativa della scuola o nell’indifferenza della società? Non voglio con questo deresponsabilizzare chi commette qualsiasi gesto; penso infatti che la libertà è una componente fondamentale e sovrana del comportamento dell’essere umano anche quando sembra esserci costrizione, e l’ultima parola spetta ad ognuno di noi che è sempre libero di decidere per il bene o per il male. E’ vero che ci possono essere a volte dei traumi troppo forti e che da soli non ci si fa. Ma, e parlo anche per esperienza personale, si possono trovare degli aiuti, delle persone che ci diano una mano per superare dei momenti difficili e si può decidere di non esprimere in modo reattivo la violenza, ma cercare di trasformarla rendendola un motore creativo per la nostra vita. Altrimenti non si spiegherebbero persone che pur provenendo da una infanzia violenta hanno saputo costruire qualcosa di bello nella loro vita, messe a confronto con altre che hanno avuto meno violenze e magari anche più privilegi ed esprimono invece distruttività e negatività, la cronaca e la storia è piena di questi esempi.

Mi piacerebbe che si parlasse di tutto questo per sensibilizzare chi ha il potere a prendere in considerazione anche questi aspetti e a fare concretamente qualcosa per valutarli: studi, ricerche, seminari ecc. con lo scopo di inserire questi concetti nell’uso comune e che siano divulgati a più persone possibili. Mi piacerebbe anche proporre delle giornate di studio sulla qualità della vita intesa come ricerca interiore del benessere. In definitiva quindi la domanda potrebbe essere: perché non provare una strada che può portare utili arricchimenti? Naturalmente andrebbero valutati come una parte di un universo in cui ci sono altre verità in cui tutte coesistono senza che una sminuisca l’altra. Che il mondo è tondo l’abbiamo scoperto qualche anno fa, ma che l’essere umano è poliedrico come le sfaccettature di una pietra preziosa, forse, ancora non riusciamo a vederlo del tutto.

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