Counselor: chi era costui?

Ci sono professioni che sono nate per permettere, a coloro che non si accontentano, di migliorare la qualità della propria vita. Si tratta di esperti che sanno operare come professionisti delle relazioni, dando vita ad attività in grado di rendere ogni cliente perfettamente autonomo. Si tratta dei Counselor: professionisti qualificati che, con pazienza e grande capacità di ascolto, riescono ad offrire un aiuto mirato a chiunque si rivolga a loro. Sicuramente, ti starai chiedendo cosa faccia un Counselor e come questo genere di professionista possa supportarti nelle tue sfide quotidiane. Ecco perché diventa essenziale scendere nel dettaglio e comprendere a fondo cosa sia possibile chiedere ad un esperto di Counseling e cosa sia lecito aspettarsi.

Se volessimo definire il Counselor, potremmo dire che si tratta di un esperto che aiuta i suoi clienti a riscoprire la propria forza e le proprie capacità nascoste. In questo, si nota già la prima differenza con le professioni affini: per i professionisti del Counseling, il cliente non deve aggrapparsi ad una figura esterna ma imparare a cavarsela da solo, utilizzando le proprie forze. Si tratta certamente di un processo lento, specie se si considera che chi si rivolge ai Counselor – non desidera un trattamento sanitario per guarire da una psicopatologia – ma desidera invece crescere, migliorarsi, migliorare le proprie relazioni, la propria qualità della vita. Non si tratta di curare o aggiustare qualcosa che si è guastato, ma far crescere quello che già esiste. E per migliorare la qualità della vita di un cliente, il Counselor usa l’ascolto attivo e gli strumenti dell’empatia affinché il soggetto possa trovare da sè le risposte più giuste per affrontare il proprio percorso di miglioramento. Mentre uno Psicologo scava nel passato del paziente e cerca di comprendere quali possano essere state le cause che condizionano la vita del proprio assistito, il Counselor si concentra sul “qui e ora”, partendo dal momento presente e cercando di agire nell’immediato. Ne deriva che, non solo i tempi necessari per il trattamento sono molto più brevi (7 o 10 incontri al massimo), ma anche che i benefici che il cliente può notare sono evidenti già dai primi incontri.

In Italia recentemente si è assistito ad rinnovamento delle normative nazionali, in direzione di una maggiore armonizzazione con le leggi di altri paesi europei, ma soprattutto di un riconoscimento – anche nel nostro paese – di questa importante professione. La Legge n. 4/2013 riconosce finalmente il Counseling tra le professioni non organizzate in ordini o collegi, aprendo di fatto anche in Italia al pieno sviluppo della professione di Counselor.

E’ una grande novità, per certi aspetti paragonabile all’avvento della Legge n.56/1989, con la quale veniva istituita per la prima volta in Italia la figura dello Psicologo. Anche allora, soprattutto da una gran parte della classe medica (fino a quel momento esclusiva depositaria di qualunque “atto” legato alla salute), ci furono qualche mal di pancia e nasi storti. La Legge 56 imponeva – per la prima volta – un primo distinguo tra salute del corpo e salute della psiche, che nell’Italia del 1989 a molti medici appariva del tutto inutile e superfluo. Qualcuno ritenne che l’opposizione a questa nuova figura professionale di Psicologo dipendesse, in verità, dalla perdita di clientela da parte dei Medici, ma la tesi, allora sostenuta da alcuni, era che gli Psicologi erano dei professionisti che avrebbero messo a rischio la salute dei pazienti.

Dopo quasi trent’anni dalla Legge 56, il dibattito si è molto rasserenato e oggi sono davvero pochi quelli che pensano ancora che gli Psicologi rubino il mestiere ai Medici, e siamo convinti che sia lo stesso per i Counselor. La Legge 56/89 ha avuto il tempo di depositarsi nel tessuto sociale e culturale del paese, e in questi decenni, sono nati nuovi posti di lavoro e concorsi pubblici, fino a portare lo Psicologo ad essere un professionista riconosciuto anche nei fatti. Lentamente sta accadendo lo stesso per la professione di Counselor, che negli ultimi anni, sta avendo una diffusione esponenziale.

Ogni professione ha il suo specifico ambito di applicazione, e la prossimità di alcune competenze non deve necessariamente far supporre l’abuso di professione. Molti Psichiatri operano normalmente in ambiti molto prossimi al lavoro dei loro colleghi Neurologi, e questi a loro volta, molto prossimi al lavoro dei Neurochirurghi. Gli stessi Psicologi operano normalmente in prossimità dei loro colleghi Psicoterapeuti, e questi in prossimità dei loro colleghi Psichiatri, e così via, sempre mantenendo il massimo rispetto delle competenze altrui, e senza che questo scateni una inutile caccia alle streghe. Anzi, proprio nel rispetto della salute dei pazienti, tutti questi professionisti spesso cercano di creare una rete di supporto attorno al paziente e, quando possibile, di lavorare in una sorta di equipe, condividendo le informazioni, confrontando le opinioni e garantendo così la massima qualità di aiuto.

Il Counselor non si occupa di salute: ma ciò non toglie che svolgendo una professione nell’ambito delle cosiddette Relazioni di Aiuto, è sempre da considerarsi una best practice quella di confrontarsi apertamente con altri professionisti, riconoscere le diverse competenze, al fine di assicurare al Cliente la miglior tutela possibile, sotto tutti i punti di vista.

La professione del Counselor richiede capacità di ascolto, empatia e un genuino interesse verso i propri clienti. Questo ci riporta al famoso adagio secondo il quale è molto importante essere un Counselor, piuttosto che semplicemente fare il Counselor.  Siamo certi che sia un ottimo modo per migliorare la società e la vita di chi ci circonda, diffondendo benessere e serenità.

Foto credit: Disegnato da Freepik

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Randall Stevens
Esperto in operazioni di lavanderia e gestore di Hotel (Zihuatanejo, Mexico).

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