Il Transessualismo

Quello che ancora oggi viene comunemente chiamato “Transessualismo”, ma il cui nome scientifico è Disturbo dell’ Identità di Genere (DIG), è definito come quella convinzione per cui una persona desidera in modo assoluto modificare le proprie caratteristiche sessuali, per vedere riconosciuto il diritto di vivere secondo le caratteristiche culturalmente attribuite al sesso opposto a quello a cui biologicamente appartiene. Per transessuale uomo – donna (Male to Famale, MtF) si intende persona che vive la propria identità come femminile anche se biologicamente con un corpo da uomo. Comprensibilmente per transessuale donna – uomo (Famale to Male, FtM) si intende persona che vive la propria identità come maschile anche se biologicamente in un corpo di donna. Money, uno dei primi a definire chiaramente determinati concetti che fino ad allora erano soggetti ad essere confusi fra loro, descrive “l’ identità di genere” come l’ esperienza di percezione sessuata di se stessi e del proprio comportamento, cioè l’ opinione che ognuno ha di se stesso in quanto appartenente ad un sesso o all’ altro, indipendentemente dal ruolo sessuale che assume di fronte agli altri, volontariamente o meno.

Il “ruolo di genere” invece viene descritto come l’ espressione esteriore dell’ identità di genere: con tale concetto l’ Autore fa riferimento a comportamenti, opinioni, atteggiamenti e sentimenti attraverso cui un individuo si relaziona e viene quindi riconosciuto dagli altri come uomo o come donna, prescindendo da quale sia il sesso biologico di appartenenza. Il concetto di ‘normalità’ consisterebbe dunque nella coincidenza tra identità di genere e sesso biologico. Di conseguenza il “transessualismo” viene definito come l’ intima convinzione che la propria identità e ruolo di genere siano discordanti dal sesso anatomico. Non è dato conoscere l’eziopatogenesi di questo tipo di disturbo, anche se un’ ipotesi multifattoriale sembra essere quella più accreditata; sicuramente le relazioni familiari, in particolare il rapporto con la madre, hanno un peso più che rilevante. Possiamo notare come, anche se le persone transessuali di frequente ricordano di avere avuto problemi relativi all’ identità fin dalla prima fanciullezza, la piena consapevolezza del disagio, nel senso di dare un nome e di immaginare un cambiamento, è solitamente legata alla tarda adolescenza o alla prima età adulta.

Infatti l’ adolescenza risulta essere una fase particolarmente delicata, in quanto la maturata consapevolezza del disagio viene a coincidere con lo sviluppo e l’ integrazione dei caratteri sessuali secondari, aumentando l’ incertezza rispetto alla propria identità sessuale. Questo processo può risultare ancora più difficile, o addirittura impossibile, se si rilevano delle relazioni primarie fortemente perturbate. Inoltre i casi di identità fragile già all’ adolescenza, presentano in seguito una maggiore vulnerabilità in periodi critici dell’ esistenza come il distacco dalla famiglia, la nascita del primo figlio nell’ ambito della coppia, cambiamenti corporei per malattia o invecchiamento, la morte delle figure primarie, le crescenti richieste sociali. Di fatto spesso l’ autodiagnosi di transessualismo emerge proprio in coincidenza con la difficoltà di superare una crisi esistenziale che richiede una strutturazione dell’ identità. L’ identità di una persona infatti non è un concetto statico, immodificabile, ma assolutamente dinamico, e attraversa diverse fasi di ristrutturazione in coincidenza appunto di periodi particolarmente complessi.

E’ naturale dunque che, nel caso di persone transessuali, l’ attività scolastica prima e lavorativa poi, e, più in generale, l’ inserimento sociale, siano aree fortemente compromesse e difficoltose che, spesso, si rivelano essere elementi scatenanti di profonde e protratte crisi depressive, a volte anche con tentativi di suicidio. Questo perché, nella vita di tutti giorni, le persone transessuali tendono ad usare abbigliamenti e a svolgere attività consone all’ identità psichica, ma la maggior parte delle volte risulta impossibile vivere pienamente e serenamente in questo ruolo, soprattutto nell’ infanzia e nel contesto scolastico e familiare. Questa negazione, occultamento o espressione che attira derisione e rimproveri, può comportare, e spesso comporta, alterazioni nello sviluppo della personalità, e intensi vissuti di autosvalutazione, ansia e depressione. Per comprendere il disagio vissuto dalle persone transessuali, è necessario focalizzare l’attenzione sul vissuto rispetto all’immagine corporea, un concetto chiave nella vita delle persone che soffrono di questo disturbo. Ogni persona possiede una rappresentazione mentale del proprio corpo – schema corporeo – che le permette di muoversi nello spazio, di autorappresentarsi e autodefinirsi sia dal punto di vista corporeo globale, sia da quello sessuale.

Ma se esiste una situazione patologica in cui il soggetto avverte una forte scissione tra Sé somatico e Sé psichico, ci si può trovare di fronte ad un rifiuto del proprio corpo e, con esso, della propria sessualità, avendo in mente la vera proiezione della propria corporeità in una ben diversa rappresentazione di schema corporeo. Fondamentale allora diviene l’ esperienza del corpo nella sua dimensione soggettiva, poiché da essa si genera la rappresentazione di Sé. Se dunque l’ identità è quel processo dinamico di corrispondenza tra i livelli sensoriali, la rappresentazione del corpo presente a livello cerebrale (immagine corporea) e la rappresentazione di Sé, perché si possa parlare di identità è necessario anche che l’ autorappresentazione del soggetto sia confermata dalla esperienza quotidiana. La crisi di identità insorge infatti quando l’ esperienza contraddice le previsioni legate all’ autorappresentazione. L’ identità di genere della persona, vale a dire il suo sentirsi e viversi maschio, femmina o nessuno dei due, viene messa a confronto diretto e concreto con l’ esterno, e il proprio vissuto psichico può essere o non essere confermato.

Per concludere il transessualismo si esprime nel conflitto vissuto tra il proprio corpo biologico e la rappresentazione mentale dell’ immagine corporea, la quale si è andata strutturando nel corso della vita, fin dalla prima infanzia, attraverso un feed – back continuo tra centro e periferia e le risposte ambientali con cui le persone interagiscono ininterrottamente. Di conseguenza l’ incongruenza tra identità fisica e identità psichica sarebbe la causa di un profondo malessere che pervade ogni aspetto della vita delle persone transessuali, da quello sociale a quello relazionale.

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