Una favola Cosmoartistica

La nuvola imprigionata

Quest’anno l’Istituto Solaris si è trasferito in una nuova bellissima sede e per festeggiare e festeggiarci i nostri Direttori hanno organizzato la “Festa dell’amicizia e dell’amore”. Per tale occasione ho scritto e donato ai presenti questa favola che mi ha ispirato un quadro di Berndnaut Smildeaspe.

“C’era una volta una nuvoletta che girovagava sola e tranquilla in mezzo ai palazzi di un villaggio. Purtroppo ad un tratto, senza sapere come, si ritrovò rinchiusa nella stanza di uno di quei grossi palazzi. Le finestre, a causa del forte vento, dopo averla spinta fin lì, si erano chiuse e lei non sapeva come uscire. Era prigioniera!

Il tempo passava: un giorno, due giorni… era davvero stanca di aspettare che si riaprissero le finestre. Voleva tornare a giocare con le sue compagne!

Pensò ai loro giochi preferiti, specialmente durante i temporali si divertivano sempre a lanciare tanti fulmini e i tuoni, i tuoni più erano assordanti più il gioco era bello. Anzi facevano a gara a chi riuscisse a scagliarne di più e a far più baccano.

E poi c’era la pioggia, tanta pioggia. Si perché dovete sapere che più acqua cade giù, più le nuvole si alleggeriscono e possono volare veloci e libere nel cielo. Spruzzi, cascate e fiumi d’acqua, lampi, scoppi improvvisi, un vero casino. Insomma i temporali per le nuvole sono una vera manna del cielo.

La nuvoletta però ormai era un po’ spaventata, si sentiva sola e temeva che non sarebbe mai più riuscita a liberarsi. Continuava a ripetersi: “Povera me, non riuscirò più ad uscire, sono proprio sfortunata!”

Ad un tratto da un buco del pavimento uscì un topolino. La nuvoletta tutta felice lo guardò e cominciò a svolazzare per la stanza. “Finalmente qualcuno con cui giocare” si avvicinò al topolino e cominciò a mandar giù un gran quantità di pioggia, più acqua cadeva più lei riusciva a volteggiare leggera. Rideva, rideva esultante e gioiosa.

Il topolino però non si stava per niente divertendo: tutta quell’acqua lo stava soffocando. La nuvoletta si fermò a guardarlo e vide che il topolino era morto annegato in tutta quell’acqua. La nuvoletta dispiaciuta non riusciva proprio a capire che cosa fosse successo. Era stata lei ad uccidere il topolino? “Che strano!” si disse.

Passò un altro giorno e mentre ancora pensava al topolino morto, ecco che all’improvviso vide un serpentello strisciare veloce sul pavimento. La nuvoletta di nuovo contenta partì all’attacco: “Niente pioggia stavolta, provo con i tuoni e i fulmini…sicuramente ci divertiremo un sacco!”

Giù fulmini all’impazzata, sembravano i fuochi d’artificio delle feste di paese.

Purtroppo però uno di quei fulmini colpì il serpentello che in un attimo morì stecchito.

La nuvola avvilita non sapeva proprio cosa fare, cosa pensare. Con le compagne si divertiva così tanto a mandar giù pioggia e fulmini. In fondo se ci si pensa bene anche noi uomini ci divertiamo un sacco a tirar giù lamenti e lacrime, a inondare gli altri con i nostri guai! Per non parlare poi dei lampi di rabbia che bruciano e ci fanno sentire forti, onnipotenti.

Il tempo passava e la nuvoletta sempre più perdeva la speranza di uscir fuori dalla sua prigione.

Ecco che, inaspettatamente mentre girava per la stanza, vide che su un muro camminava piano piano un vermetto. Lo guardò bene, sembrava così indifeso e lei non voleva fargli del male. Allora si avvicinò e si appoggiò su di lui come a proteggerlo, scaldarlo. Voleva che sentisse la sua morbidezza, lei era pur sempre una soffice nuvoletta! E intanto chiacchieravano del più e del meno. La nuvoletta si sentiva bene: non era più sola.

Dopo qualche ora, di colpo una raffica di vento aprì una delle finestre. Che bello finalmente poteva uscire e tornare lassù insieme alle sue amiche. Prima di volare via però si girò a guardare il vermetto per salutarlo, ma questo sotto i suoi occhi si stava trasformando in una splendida farfalla.

Fu così che la nuvoletta e la farfalla colorata volarono via insieme tutte contente.

Sono la morbidezza, l’accoglienza e la cura che permettono la trasformazione a chi ci viene incontro, a chi ci chiede aiuto.”

 

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