L’autosservazione

Quale che sia la meditazione che ognuno di noi fa, nei ritagli di tempo o in momenti ben definiti e “dedicati”, se è conseguenza di una qualsiasi scelta, progetto o desiderio interiore, produrrà un “attrito” cioè quello sforzo che si compie, a causa del confronto-conflitto, per passare da una modalità di “aspettativa” alla conquista di quanto desiderato.

Quindi se vi è sforzo vi è consumo di energia, non vi è spontaneità e creatività ed il risultato “atteso” sarà sempre condizionato dalla mente e quindi precostruito, cioè illusorietà di una immagine preconfezionata.

Qual’è allora la meditazione che invece è aperta alla creatività, all’intuito, alla vera ispirazione, quindi alla “Verità” con la “V” maiuscola? Quella che avviene senza scelta, senza l’aspettativa ed il desiderio precondizionante, senza l’intervento del conosciuto, la meomoria del passato, il “vecchio”.

Solo così ci troveremo davanti al “nuovo” dinamicamente in trasformazione davanti ad una meditazione che sarà quindi pura “osservazione” della “Verità”. In essa abbandoneremo ogni pregiudizio, ogni preconcetto, ogni memoria, ogni attesa e libera sarà la nostra mente da tutto ciò!

Come attuare tale meditazione? Cominciamo con l’autosservare:
– quello che diciamo agli altri e come lo diciamo;
– quello che pensiamo degli altri e come lo pensiamo;
– come guardiamo, sentiamo, odoriamo, gustiamo e tocchiamo;
– come camminiamo – vestiamo – mangiamo;
– come trattiamo le persone;
– come lavoriamo – leggiamo – cantiamo – giochiamo – corriamo;
– come soffriamo – gioiamo ecc.

Autosserviamoci costantemente con attenzione vigile, osserviamoci nel rapporto cogli altri (nei quali specchiamo noi stessi).

Così ci comprenderemo in modo profondo e necessario per allontanarci dalla visione superficiale che invece abbiamo di noi stessi.

Secondo il principio dell’indeterminazione di Heisenberg, nella fisica quantistica, ci troviamo davanti ad un universo “soggettivo” dove è l’uomo, entro certi limiti, ad influenzare la realtà cosiddetta oggettiva. Quindi è importante, anzi fondamentale comprendere non tanto ciò che osserviamo (l’oggettività) ma come l’osserviamo (la soggettività).

Quando questo avverrà saremo in grado di effettuare una meditazione essenziale che ci mostra la verità, l’infinito, il tutto, Dio!

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